Il Covid prosegue nel solito ballo incosciente

di ALDO BELLI – Dal lockdown alle briglie sciolte, nel buio che impedisce di capire il come e il perché, importante è tirare a campare.

Purtroppo l’idea prevalente pare quella di continuare a parlare di Covid evitando di parlare del modo in cui è stato affrontato: scagli la prima pietra chi è senza peccato, ma tirare una riga sulla lavagna e dividere il buono dal cattivo sarebbe utile anche per il presente e il futuro.

Tralascio la verità sulle origini del Covid, un tabù risolto con la casualità di Madre Natura. Tralascio pure i banchi a rotelle acquistati per consentire la scuola in presenza: una idiozia che dovrebbe essere inserita tra le cause di interdizione dai pubblici uffici, milioni di euro gettati al vento dei quali nessuno mai risponderà personalmente per averli dilapidati.

Mi riferisco, invece, alla statistica. E porto due esempi.

Tutti i morti per Covid. Per chi si cimenterà sulla prevenzione e la ricerca scientifica, ci sarà un buco di almeno tre anni: di dati utili per comprendere gli andamenti delle varie malattie e della loro incidenza sulla mortalità, dati essenziali prima di tutto per le strategie di prevenzione e di cura. I tumori sono scomparsi negli ospedali italiani, solo per dirne uno. Qualcuno dovrebbe spiegare quale significato ha avuto l’ordine dall’alto di certificare tutti i decessi da malattia in questo modo, azzerando le vere cause pregresse. Vorremmo sapere anche se è vero che le varie ASL hanno ricevuto erogazioni aggiuntive di sovvenzioni delle Regioni pari ad un tot. per morto o ricoverato da Covid: e soprattutto se questi fondi sono andati nelle tasche degli Eroi in camice bianco o a ripianare il buco dei bilanci. A pensar male si fa peccato, ma spesso si coglie la verità.

Tutti morti per Covid, ha reso anche più difficile l’opera di informazione. La realtà deformata è sempre diseducativa, e dunque non stupisce l’essere passati dal panico alle briglie sciolte anche dalle più elementari precauzioni. Una corretta informazione avrebbe probabilmente impedito anche l’ignobile effetto tipico del carattere nazionale che ha colto nella pandemia un’opportunità per lavorare di meno (ovviamente ugualmente retribuito, vedi pubblico impiego) e studiare di meno (vedi lassismo del sistema scolastico).

Nel prevalere del gossip sulla statistica l’esempio forse più interessante è quello dei danni procurati dalla pandemia ai ragazzi e ai giovani: abbandonati a se stessi, dentro e fuori le aule delle medie, degli istituti superiori e dell’università. Anche la misura di questo danno sociale – i cui aspetti psicologici privati sono ancora sconosciuti – appartiene alla statistica (la didattica a distanza in un paese nel quale la tecnologia e il wifi sono lontani mille miglia dalla realtà formativa! Non prendiamoci in giro, per favore).

Informare in molti casi è pericoloso per il Potere, perché la conoscenza genera e alimenta cittadini pensanti.

(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/627528)