Vannino Chiti "Il destino di un'idea"
OPINIONI - di Niclo Vitelli

Il destino di un’idea e il futuro della sinistra

di NICLO VITELLI – Il libro di Vannino Chiti, “E’ legge dell’universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”.

Il libro di Vannino Chiti è un importante contributo di riflessione sui comunisti italiani, su cosa ha rappresentato il Pci, la sua diversità. Il libro offre inoltre un utilissimo e prezioso contributo sul che fare: perché un’idea abbia un destino futuro e un destino futuro sappia costruirsi la sinistra in Italia e nel mondo d’oggi.

Gramsci –Togliatti- Longo –Berlinguer”

Era uno slogan di tante manifestazioni degli anni 70 e 80.

Il libro di Vannino Chiti aiuta a capire le tappe di un percorso fatto sì di continuità, ma anche di svolte, di veri e propri salti nell’elaborazione teorica e di linea strategica che ci sono stati prendendo come riferimento particolare l’attenzione alla religione e il rapporto con i cattolici.

Già dalle Tesi di Lione emerge infatti l’originalità dell’elaborazione gramsciana, le cifre e le radici della diversità dei comunisti italiani: la Chiesa e la questione cattolica, la questione contadina e meridionale, il rapporto tra socialismo, riformismo e rivoluzione, un marxismo libero dalle semplificazioni economicistiche, il concetto di egemonia. Gramsci intuisce il rapporto dialettico esistente tra struttura economica e le sovrastrutture e l’importanza nella formazione degli orientamenti degli strati popolari della religione, delle tradizioni, delle culture, delle credenze e persino delle superstizioni.

Poi Togliatti e la svolta di Salerno, il partito nuovo, la democrazia progressiva, la via italiana al socialismo, l’incontro tra i comunisti e una sofferta coscienza religiosa rispetto ai problemi che si presentavano allora: il possibile conflitto atomico e la pace. Il rapporto con i cattolici si poneva su un piano prevalentemente politico: ossia la necessità di un confronto e di convergenze tra due diverse e distinte entità da ricercarsi su obiettivi comuni. Un passo avanti importante ma ancora molto lontano dalla possibilità di una reciproca contaminazione, interazione.

Berlinguer

Berlinguer, successivamente, affermò il valore universale della democrazia: non più una via scelta per necessità e per calcolo ma una via obbligata senza la quale non può esistere il socialismo e propose la strategia   del compromesso storico: l’incontro e la collaborazione tra le grandi componenti della storia italiana. E’ il Berlinguer: che dichiarò esaurita la spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre e che  avviò il dialogo con Moro per il superamento della democrazia bloccata; che comprese la novità dei movimenti dei giovani e delle donne, quelli per la pace e contro l’installazione di nuove testate nucleari e la loro carica rinnovatrice che andava oltre lo stesso Pci; che denunciò  con radicalità la natura delle  degenerazioni  dei partiti e  del sistema clientelare; che pronunciò il discorso sull’austerità come strada di cambiamento;  che aprì il dialogo con Monsignor Bettazzi  e con la Chiesa Valdese per come scrisse “ …far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista, non antiteista ma di volere, anche per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico…”.  

Comunisti e cattolici

Con l’ingresso nel Pci di numerosi cattolici impegnati, la condivisione non rimase più confinata agli impegni sociali, sui diritti e sul disarmo ma si introdusse all’interno dei gruppi dirigenti del partito a tutti i livelli: ciò contribuì ad una sempre maggiore laicità e al superamento di rigidità ideologiche che ancora erano presenti.

La ricostruzione di Chiti mette in evidenza anche i limiti, quelle colonne d’Ercole che il Pci non seppe oltrepassare se non a tempo scaduto ed anche i limiti, non solo dei comunisti ma anche di una risposta frammentata, non sempre adeguata e del travaglio e divisioni che ci furono nel mondo cattolico, l’orientamento ostile delle gerarchie ecclesiastiche e le varie diversità anche sul versante socialista. La svolta di Occhetto è stata innovativa e necessaria ma subito dopo la scissione, il percorso si è progressivamente slegato dai punti di approdo del Pci e di Enrico Berlinguer.

Dal Pds al Pd: una fusione a freddo tra alcune componenti comuniste, cattoliche e laiche. Avviene con il progressivo abbandono dei riferimenti sociali, con ulteriori scissioni e frantumazioni, con la mancanza di un progetto critico e con la perdita di rapporto con la gente e con la realtà dei territori.  Al progetto si preferisce la pratica di un governismo esasperato e, non a caso, si subisce il fascino discreto di alcuni valori neoliberistici. La preziosa elaborazione che aveva condotto comunisti e cattolici a lavorare insieme e senza più distinguersi nel partito di Berlinguer lascia il posto agli stati maggiori, agli incontri del caminetto, agli accordi, sempre più faticosi tra correnti e aree: che più che culturali e di idee diventavano gruppi cristallizzati di potere.  

Papa Bergoglio

Poco più tardi Francesco Bergoglio, assunto il pontificato, produce due encicliche rivoluzionarie, che riportano al centro delle riflessioni i bisogni della gente, la necessità di un mondo che preservi e tuteli l’ambiente, una produzione che abbia altre finalità e non solo quella dell’arricchimento di pochi e dello spreco, per sviluppare il dialogo e l’impegno comune tra le diverse religioni, per aprire le porte alla fratellanza e alla misericordia. In questi giorni ha affermato che uomo e donna sono uguali e devono avere gli stessi diritti e che oggi ancora non ci sono le reali condizioni di eguaglianza che devono essere invece realizzate perché c’è una schiavitù. E ancora sugli schiavi che ci sono ancora oggi, è forte la denuncia del Papa: “milioni di persone che non hanno diritto di mangiare, diritto all’educazione, non hanno diritto al lavoro…sono i nuovi schiavi… sono alla periferia… sono sfruttati da tutti…”

Oggi

Dopo un ciclo ventennale di turbo capitalismo e di una pandemia che ancora non è stata sconfitta, Vannino ci riporta alle questioni di oggi. Le immagini dell’Afghanistan parlano chiaro: si è aperta una nuova realtà e il novecento è finito per davvero. Una guerra nata male, un progetto gestito ancora peggio ci lasciano uno scenario davvero preoccupante: un confronto tra democrazia e autoritarismo dentro ai modelli economici che sono stati e sono alla base delle crisi di oggi.

E poi c’è la pandemia che come una nebbia invisibile cela la morte ma anche l’isolamento, la paura e le paure, la solitudine, la perdita di certezze. Mai come oggi parlare di futuro è cosa difficile. Eppure, se guardiamo dentro a questa grande finestra vediamo che le diseguaglianze tra popoli, tra strati sociali nelle grandi e nelle piccole città, nei paesi e nelle campagne sono aumentate. La questione ambientale, al di là dei buoni propositi, si manifesta ogni giorno in maniera evidente ed inequivocabile. Si arricchiscono di più sempre meno persone, si ingigantisce la parte di chi sta sotto il livello di sussistenza ed anche la parte alquanto estesa, di chi teme di poter precipitare da un momento all’altro, per un qualsivoglia evento straordinario: una malattia, una disgrazia, un infortunio o perché qualche società multinazionale o di fondi finanziari gli comunica per email che è licenziato. E’ quasi impossibile salire ma è molto facile e probabile scendere nella scala sociale. Il tema dell’eguaglianza è dunque all’ordine del giorno. Una sinistra oggi non può esistere se non ha al centro del suo progetto, della sua narrazione, della sua prospettiva l’eguaglianza e i diritti e non ha come conseguente referente il lavoro e i lavoratori.

Il lavoro

Chi il lavoro non ce l’ha in primo luogo, ma poi chi ce l’ha ma viene sfruttato, vilipeso, umiliato, quelli a cui sono sottratti i diritti, non gli viene riconosciuto un corrispettivo adeguato, gli si applica uno dei tantissimi contratti di comodo fatto da sindacati di comodo e quindi truccato, un lavoro dove spesso ci sono i nuovi italiani. E poi chi di lavoro muore ogni giorno, e sono tanti come ieri l’altro Andrea Bascherini qua a Pietrasanta, Giuseppe Zizzo ad Arezzo e il marinaio di Livorno tre giorni fa. Si organizzano le fiere della nautica proprio qua a Viareggio ma nel distretto del lusso si lavora da supersfruttati e gli immigrati sono quelli che pagano il prezzo più gravoso.

L’uguaglianza

L’uguaglianza incrocia la misericordia, ma si lega anche alla solidarietà, a una produzione che non abbia più come finalità l’arricchimento di pochi ma sia in grado di distribuire equità e giustizia. Ci sono alternative a questo capitalismo finanziario: si può combattere e lavorare per una comunità, per le comunità per la solidarietà, per la reciprocità.

C’è un mondo che consapevolmente o inconsapevolmente è alla ricerca ed esprime dentro sé un forte bisogno di giustizia, di eguaglianza, di futuro, di prospettiva che però non riesce a trovare sponde coerenti e affidabili di riferimento. In questo ambito il problema dell’incontro e della reciproca contaminazione, intesa comune tra credenti di diverse religioni, non credenti, movimenti, associazioni, sindacati, volontariato, cooperazione non è solo un obiettivo ma potrebbe tramutarsi in una realtà. Dal libro emerge la necessità di un soggetto che assuma questo compito storico attraverso un preciso progetto e stia ancorato alla gente, stia tra la gente, nei quartieri, vada casa per casa, stia a contatto con la realtà come chiedeva Enrico Berlinguer.

Non c’è molto tempo a disposizione: come diceva Gramsci in una situazione di interregno , quando c’è un equilibrio tra le forze in campo- come quello che si è creato in Italia  e che per ora si è risolto con il Governo Draghi-  quando c’è un equilibrio che non si sblocca, quando il vecchio muore e il nuovo non può nascere, non riesce ad evolvere verso sintesi più avanzate, possono verificarsi i fenomeni morbosi più svariati: oggi cominciamo a vedere i segnali di questi fenomeni e di questi pericoli. Ci vorrebbe un nuovo inizio ma alla rovescia rispetto all’avvio di quella storia originale del Pci: non un’altra scissione ma, al contrario, una riaggregazione di quella galassia sociale, politica e culturale dove ciascuno percorre e vaga per orbite proprie. Per questo però è necessaria una grande forza magnetica che assuma ideali, valori ed eticità come poli di riferimento, un progetto e una rotta precisa da seguire e sia in grado di emanare una coerente radicalità.

Il libro di Vannino Chiti nella sua ultima parte offre suggerimenti, idee e proposte per rompere le attuali simmetrie e per ricostruire un’idea e un futuro. Perché come diceva il padre dell’economia civile Antonio Genovesi “E’ legge dell’universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”.