Ancora in molti non hanno capito, né a destra né a sinistra. Quando se ne renderanno conto, è garantito, la strada sarà tutta in salita.
Si potrebbe risolvere in poche righe, ma la fotografia del generale Roberto Vannacci è di un formato non riducibile a pochi pixel. Per cui, se vi interessa dovrete avere un po’ di pazienza.
Nato a La Spezia il 20 ottobre 1968. Superata la Maturità Scientifica, frequenta il 168° Corso dell’Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione a Torino, quindi il 125° Corso di Stato Maggiore alla Scuola di Guerra di Civitavecchia; nel 2000-2002 supera il Corso di Stato Maggiore presso l’Accademia di Alti Studi Militari Romena, nel 2003-2004 è all’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze di Roma.
Vediamo adesso i titoli di studio: laurea magistrale in Scienze Strategiche (Università di Torino), Scienze Internazionali e Diplomatiche (Università Trieste), Scienze Militari all’Università di Bucarest; Master di II livello in Scienze Strategiche (Torino), Studi Internazionali Strategico-Militari (Università Cattolica di Milano e Luiss di Roma).
Comandante Plotone Allievi Incursori, Distaccamento Operativo Incursori, Compagnia Incursori, Compagnia Allievi Ufficiali (Accademia Militare); Ufficiale addetto alle Forze Speciali (COMFOTER), Chief Special Forces (Corpo d’Armata di Reazione Rapida – NRDC-IT), Capo ufficio Operazioni Comando Interforze Operazioni Forze Speciali, Sottocapo di Stato Maggiore Operativo Comando Interforze Operazioni Forze Speciali, Vice Comandante e Capo di Stato Maggiore Comando Interforze Operazioni Forze Speciali, Comandante del 9° Reggimento d’Assalto paracadutisti “Col Moschin”, Capo Ufficio Relazioni Internazionali dello Stato Maggiore della Difesa, Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore”, Capo di Stato Maggiore della Divisione Vittorio Veneto, Comandante dell’Istituto Geografico Militare, Capo di Stato Maggiore del Comando delle Forze Operative Terrestri….
Ancora un po’ di pazienza.
Dal 1992 al 2022: Comandante del Distaccamento Operativo Incursori nell’Operazione “Ibis I e II” in Somalia, e del Distaccamento Operativo Incursori “Operazione Ippocampo” di evacuazione connazionali in Yemen; poi in Ruanda, quindi Comandante di Compagnia Incursori nell’Operazione “Ifor” in Bosnia, Capo Cellula Operazioni Psicologiche della Divisione Multinazionale SE nell’”Operazione Sfor” in Bosnia Erzegovina, e ancora in Costa d’Avorio, Romania, Comandante Task Force “Condor” e Joint Special Operations Task Group – Operazione “Antica Babilonia 9” in Iraq, e ancora Afghanistan, Libia, Capo di Stato Maggiore delle Forze Speciali della NATO – ISAF SOF HQ – Kabul-Afghanistan… Bielorussia, Armenia, Turkmenistan…
Se siete arrivati a leggere fino a qui, sarebbe superfluo aggiungere che Roberto Vannacci è tutt’altro che uno sprovveduto.
L’unico a pensarlo è Matteo Salvini. Vannacci è un generale dell’esercito (che parla correttamente non so quante lingue), e i veri uomini in divisa non dismettono la divisa neppure da morti. E’ una forma mentale, un’identità personale come la pelle, un’idea di Patria e di servizio per il proprio Paese al quale hanno decicato tutta la loro vita.
L’interrogativo – come dire? umano, privato, emozionale – è cosa abbia spinto un fedele servitore dello Stato come Vannacci, con un curriculum del genere, ad un certo punto della propria vita, a scendere nell’agone politico.
Vannacci, diversamente da alcuni suoi lontani predecessori che tentarono infastuamente di deviare la storia della Repubblica, non ha il Dipartimento di Stato americano alle spalle; neppure, qualche reduce, vecchio arnese sodale dall’America Latina. Vannacci risponde solo alla propria coscienza: del resto, come ogni militare che si rispetti. Qualche amico ha contribuito a convincerlo, ma sempre di amicizie si tratta, non di poteri forti. Ai poteri forti in Italia è sempre piaciuto il caos, per giocare liberamente i propri affari, non l’ordine.
La marcia su Roma di Vannacci ricorda i Fasci di Combattimento: ma con Mussolini, Vannacci non ha niente a che fare. Mussolini era un politico, Vannacci rimane un militare al servizio del suo paese. Vannacci non è un “fascista”, piuttosto un “golpista democratico”. Ma sempre “golpista” rimane. Confidando, però, non sui carriarmati di Borghese nella notte dell’Immacolata, ma sul consenso dell’opinione pubblica.
La logica di Vannacci è semplice: applica alla politica la strategia militare. E nessuno può dire che di questo non sia esperto.
Nell’agosto 2023, Vannacci pubblica un corposo libro di 373 pagine: “Il mondo al contrario”. Lo fa in proprio, non con una casa editrice inevitabilmente vincolata alle logiche di mercato: ma in formato digitale .pdf, cioè divulgabile gratuitamente affinché arrivi al pubblico più vasto senza ostacoli intermediari. E’ come il razzo segnaletico di emergenza sparato nel cielo che annuncia la sua esistenza: è il suo Manifesto Politico. Viene criticato o snobbato. Ma Vannacci ha il coraggio di mettere nero su bianco quei temi più scottanti dell’identità occidentale che incontrano, anche se spesso contraddittoriamente, la pancia del Paese, e sui quali gli altri tergiversano con l’antiquato linguaggio dell’ambiguità.
Prima fase del “Piano militare” riuscita: il suo libro è un successo. Qual’è la maggioranza dell’opinione pubblica italiana? Quella che sputa sulle schede elettorali. Un militare non disdegna mai il consenso della maggioranza.
La fase successiva, da manuale – senza ricorrere a Sun Tzu con il celebre saggio sull’arte della guerra – è l’infiltrazione morbida: mai dare la sensazione di essere più forte, o di voler sopraffare. L’analisi sistematica delle debolezze del sistema indicano la Lega come la via più percorribile.
Bruxelles, 25 aprile 2024: il leader della Lega Matteo Salvini annuncia: “Sono contento che un uomo di valore come il generale Vannacci abbia deciso di portare avanti le sue battaglie di libertà insieme alla Lega in Parlamento europeo”. E Vannacci ribatte: “Sarò un candidato indipendente che mantiene la propria identità e che lotterà, con coraggio, per affermare i propri valori di Patria, tradizioni, famiglia, sovranità e identità che condivido abbondantemente con la Lega”. Come vedete, Vannacci non bara: “Sarò un candidato indipendente“. Chi non lo percepisce, non lo conosce.
Per Salvini, la candidatura di Vannacci corrisponde ad un valore aggiunto di voti. Per Vannacci, è l’ingresso silenzioso dalla porta secondaria nella politica italiana, poiché da parlamentare europeo può continuare a dire tutto quello che vuole nelle pubbliche conferenze che va organizzando in giro per l’Italia, senza l’imbarazzo di dover rendere conto delle azioni del governo italiano.
Vannacci, intanto, dà forma all’organizzazione del proprio movimento politico-militare: ad oggi i “Team Vannacci” in Italia sono oltre 150. Notare bene: quella parola “militare” attaccata a “politico” non contiene niente di sovversivo, significa invece l’organizzazione politica fondata sul rispetto intoccabile di un programma e di un ordine gerarchico che non si discute. Pronta a marciare nelle piazze per sostenere il proprio leader.
Terza fase. Dopo l’infiltrazione, la conquista della leadership. Non esiste precedente nella Lega di Matteo Salvini di qualcuno che sia diventato vicesegretario del movimento contestualmente all’iscrizione al partito. Sulle cariche e sugli incarichi la Lega è sempre stato il partito più severo di tutti. E Vannacci non ha neppure mai bevuto l’acqua di Pontida.
Vannacci conosce bene le regole dell’infiltrazione. Dopo il successo di preferenze alle elezioni europee, 500.000 preferenze per un debuttante è un bel numero… Ma sai quanta fatica, e quante risorse finanziarie, occorrono per fondare un nuovo partito? Molto più semplice l’antica tattica del Cavallo di Troia. Il 5 e 6 aprile, a Firenze, Salvini rieletto segretario consegna la tessera del partito a Vannacci: un mese dopo è vicesegretario nazionale. Il 18 luglio, Salvini nomina Vannacci responsabile della campagna elettorale del partito in Toscana.
Un collega giornalista provieniente da Londra o da Amsterdam, potrebbe anche credere che la scelta del “Capitano” sia frutto di un macchiavellico progetto di annichilimento della potenziale concorrenza politica di Vannacci: lo depotenziamo come concorrente politico inglobandolo nella Lega e responsabilizzandolo come vicesegretario nazionale dovrà, quindi, rendere conto al partito; poi, lo nominiamo responsabile elettorale per la Toscana, lasciandogli carta bianca sulle candidature, equivalente a dire che candiderà solo i suoi affezionati; se farà fuori gli uomini e le donne storici della Lega che si sono fatti un mazzo così in tutti questi anni: pazienza, è il sacerificio necessario. Giani vincerà alla grande, e Vannacci finirà sul rogo del proprio fallimento.
Che Eugenio Giani vincerà le elezioni è scontato. Meno scontato che Salvini riesca a giocare al gatto con il topo con Vannacci.
Un dubbio sorge spontaneo, in Toscana come in Veneto e altrove: che la Lega degli uomini e delle donne che hanno sempre creduto onestamente in un’alternativa alla cattiva politica finiscano e muoiano prigionieri del nuovo corso con le insegne della Folgore.
