Il giorno in cui Checov nasce piove sulla foresta nera

di ANDREA APPETITO – Roma. Ognuno è dotato dal principio di una piccola incrinatura dalla quale un giorno la vita soffia e si dilegua.

Il giorno in cui Checov nasce piove sulla foresta nera, sui davanzali e sulle tegole di ardesia del sanatorio dove pronuncerà le sue ultime parole, Ich sterbe. Due punti lontani sulla terra destinati a incontrarsi: la città natale e l’ultima spiaggia, Taganrog e Badenweiler, il mar d’Azov e la foresta nera.

Il nonno di Checov era un servo della gleba, suo padre un fervente religioso che educava il figlio con il bastone. Ogni giorno, scrive Checov, mi alzavo e mi domandavo, anche oggi verrò picchiato? Ma quello che mancava a Taganrog era soprattutto l’allegria.

Ognuno è dotato dal principio di una piccola incrinatura dalla quale un giorno la vita soffia e si dilegua. Non credo sia stato ancora inventato qualcosa che possa tappare questo spiraglio. Il mito della forza ad esempio non è mai servito ad arginarlo. Neppure il mito della rendita o del patrimonio, nemmeno quello della felicità. Le bonheur n’est pas gai, dicono Maupassant, Ophüls e Godard.

La pioggia sui tetti di ardesia, il sole sulla canopia della foresta nera, due punti lontani che si incontrano. L’amicizia, la festa, l’allegria. Vale la pena soffiare nello spiraglio ogni tanto.