Guido Reni, “Mosè con le tavole della Legge” (1600-1610)
FOCUS, LA CULTURA, OPINIONI, SCHOLE' - di Massimo Gargiulo

Il Green Pass a scuola, Platone e Filone di Alessandria

di MASSIMO GARGIULO – Non vi è stato alcun coinvolgimento di coloro che vivono la scuola, solo l’imposizione della terapia sanzionatoria.

Platone dedica una sezione molto interessante del libro IV delle Leggi, la sua ultima opera, al tema del convincimento come passaggio essenziale per un efficace processo legislativo. Facendo il paragone con il medico (in un contesto in cui l’opposizione tra medico stesso e inserviente, speculare a quella tra malato libero e malato schiavo, pone ovviamente difficoltà al lettore contemporaneo), il personaggio anonimo indicato come Ateniese afferma (cito dall’edizione a cura di G. Reale per Bompiani): “Il medico libero mette a parte della diagnosi lo stesso malato e i suoi cari e, così facendo, nel medesimo tempo impara qualcosa dal paziente e, per quanto gli riesce, anche gli insegna qualcosa. A tale scopo egli non farà alcuna prescrizione prima di averlo in qualche modo convinto… ogni volta preparandolo e predisponendolo con un’opera di convincimento”.

Tale metodo è definito duplice e paragonato con l’azione del legislatore: il migliore sarà quello che non si limita all’imposizione delle leggi come sistema di obblighi e divieti, ma le spiegherà persuadendo il cittadino della loro giustizia e bontà. Purtroppo la storia sembra dimostrare che “si è sempre scelta solo la via della forza, tenendo conto per lo più dell’incultura della massa. Il legislatore quindi non legifera temperando la costrizione col convincimento, ma usando solo la costrizione allo stato puro”. Nel passaggio successivo le sezioni persuasive vengono identificate con il proemio, cioè una introduzione da preporre alle leggi nude e crude affinché i cittadini le accolgano con la docilità garantita dall’intelligenza, vale a dire dall’averle comprese.

Queste parole furono tenute in considerazione da Filone di Alessandria (20 a.C. – 41 d.C. ca.), uno dei massimi esponenti del giudaismo ellenistico, nel prologo alla sua opera sulla Creazione del mondo: qui egli sente la necessità di rispondere alla domanda implicita sul perché l’opera di Mosè sulle leggi si apra con il racconto della creazione. Ovviamente Filone si riferisce al libro biblico di Genesi, che apre la raccolta dei 5 libri della Torah, dai Greci intesa come “Legge”, la cui redazione era attribuita appunto a Mosè.

Ebbene, e qui Filone si richiama allo stoicismo, ciò avviene perché le leggi che saranno rivelate sul Sinai altro non sono che una copia della legge di natura con cui Dio ha regolato l’universo all’atto della sua formazione. L’uomo che vive secondo la legge è immediatamente anche cittadino del mondo poiché allinea le sue azioni al volere della natura. Qui la critica ha generalmente riconosciuto una precisa ripresa di Platone, nel senso che, secondo Filone, Mosè avrebbe voluto dare il fondamento filosofico della creazione alle leggi, affinché il cittadino non fosse costretto all’obbedienza, ma convinto. In realtà egli usa un’immagine leggermente diversa, cioè che il racconto di Genesi ha la funzione di pre-formare negli uomini il prototipo cosmico della Torah rivelata, in maniera tale che essi percepiscano la loro obbedienza come uno strumento per uniformarsi all’insieme di regole perfette che presiedono al funzionamento dell’universo.

Non è questa la sede per addentarsi in un discorso così complesso. Piuttosto vorrei usare queste parole antiche per dirne poche altre su di un dibattito tutto contemporaneo, quello sul green pass legato alla scuola.

È noto che esso ha suscitato proteste almeno in parte recepite dai sindacati, a cui si oppongono le voci di quanti lo ritengono un provvedimento necessario al pari di quelli imposti ai lavoratori della sanità. Nel migliore dei casi la questione ha offerto lo spunto per discussioni serie circa il rapporto tra libertà individuale e salute pubblica, o sui contratti di lavoro e la legislazione ad essi relativa. Personalmente in questo contesto credo che non vi sia un’unica idea di libertà individuale che può essere rivendicata. Quella accampata da certi movimenti, che nelle forme più elevate si richiama alla cultura liberale, non coincide a mio avviso con un’idea di libertà che si può definire sociale, la quale esclude la possibilità che il suo esercizio si trasformi in sfruttamento o danno dell’altro.

In questa a mio avviso si inquadra il vaccino, che io ho scelto di fare in primis in quanto insegnante. Tale scelta però non mi ha fatto perdere di vista i dubbi possibili sull’iter che ha condotto all’approvazione dei vaccini stessi, o la constatazione sull’ingiustizia prodotta dalla mancata liberalizzazione dei loro brevetti. Né si deve dimenticare che la campagna vaccinale dovrebbe essere accompagnata da misure di tracciamento e distanziamento mai attuate.

Ciò è vero in particolare nella scuola, come si è più volte sottolineato. A dieci giorni dall’inizio dell’anno scolastico sono ancora più i dubbi che le certezze, a parte quelle sulle mancate misure che da anni vengono richieste. In particolare, per ricorrere al parallelo con i testi citati sopra, mi sembra che il legislatore abbia agito solo attraverso la cruda imposizione, evidentemente proprio per coprire il non fatto. Non vi è stato alcun coinvolgimento del malato, in questo caso coloro che vivono la scuola, a cui si è solo imposta la terapia sanzionatoria.

Il Ministero ha così di nuovo rinunciato a un momento di condivisione da cui entrambe le parti avrebbero tratto la conoscenza e la persuasione di cui dice Platone. Il proemio sarebbe stato costituito da un’inversione delle politiche di risparmio, accompagnato da un sistema di informazione più credibile, che evitasse ad esempio quanto avvenuto a proposito di Astra Zeneca. Anche in questo caso il convincimento sarebbe stato più efficace e giusto dell’obbligo. Peraltro ci si rivolgeva a una categoria che già al 90% è nelle condizioni richieste dal Ministero. Tra chi non ne fa parte, rimarrà in ogni caso una quota irriducibile di non vaccinati per ragioni varie, minoritaria, e il sistema sarebbe stato in grado di gestirla in presenza di spazi e numeri diversi. Anche perché insieme a loro vi saranno i non vaccinati tra gli studenti, a cui chiaramente l’obbligo non può essere imposto.

È mancata qualcosa come ciò di cui parla Filone, cioè la possibilità di riconoscere nel contesto in cui si opera i segni di una volontà ordinatrice e armonica. In sua assenza è più facile optare per un sistema di sanzioni imposte agli insegnanti, una categoria considerata privilegiata, il che dà l’impressione di una mossa propagandistica per poter dire che si riapre la scuola in presenza.

Ma questa strada non passa per alcun proemio, per alcun racconto di un progetto creativo svolto con criterio, arriva disadorna a una parola fine che lascia aperte tutte le ferite.