Carlo Soricelli "Morti bianche"

Il lavoro sicuro non si mendica, il lavoro sicuro si rivendica

di BEATRICE BARDELLI – Carlo Soricelli, l’Osservatorio Nazionale Indipendente sui morti sul lavoro, 15.000 negli ultimi 14 anni in Italia.

L’Italia che amo è quella dove esistono ancora persone generose che, con determinazione, passione e perseveranza, si sono messe al servizio, gratuito e volontario, della informazione. Una di queste persone splendide si chiama Carlo Soricelli, un nome storico per chi si occupa di un tema poco amato (e quindi poco diffuso) dal mainstream nazionale: le morti sul lavoro. Soricelli è colui che, unico in Italia, ha avuto l’idea straordinaria di aprire un “Osservatorio nazionale morti sul lavoro” che ha un suo proprio sito internet attivo dal primo gennaio 2008, ed una pagina-eco su Facebook dove Soricelli commenta, ogni giorno, e per più volte al giorno, quasi in tempo reale, le tragedie che colpiscono a morte i lavoratori italiani

“In 14 anni ci sono stati 15.000 morti sul lavoro e 10 milioni di infortuni, in media 700.000 infortuni l’anno – riporta Soricelli – . Avremmo dovuto avere 15mila sentenze, perché ne abbiamo solo alcune centinaia?” Così il direttore generale dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, Giordano, in audizione sul Ddl del M5S per l’istituzione della Procura nazionale del Lavoro: “Con la frammentarietà della vigilanza in materia lavoro, un coordinamento a livello investigativo è ancora più necessario per garantire “uniformità e omogeneità delle indagini”.

Chi è Carlo Soricelli

Data la mole di informazioni che vengono continuamente aggiornate sul sito dell’”Osservatorio”, con tanto di numeri dei “caduti sul lavoro” giornalieri (che non vengono mai resi noti perché, evidentemente, considerati “disturbanti” dal mainstream nazionale), dei luoghi dove le tragedie si sono verificate, della tipologia di lavoro svolto dai deceduti, della età degli stessi, ci sarebbe da aspettarsi che Soricelli sia un professionista della statistica, un ex ispettore del lavoro, un ex funzionario dell’INAIL o, comunque, qualcosa di simile.

Niente di tutto questo. Soricelli è… un metalmeccanico in pensione. Un uomo che si è forgiato sul campo, che conosce bene il mondo del lavoro industriale, ma anche quello agricolo che, grazie a lui, ha trovato una voce nazionale che ne denuncia le tragedie, causate per lo più dai trattori, ma anche un uomo dalla profonda cultura artistica. Soricelli, infatti, è anche un pittore ed uno scultore, noto. Una passione che ha coltivato fin dalla tarda adolescenza a Bologna, città in cui si trasferì la sua famiglia, quando aveva 4 anni, da San Giorgio del Sannio (provincia di Benevento) dove era nato nel 1949. In quella che allora era chiamata “Bologna la Rossa”, il giovane Carlo cominciò a scoprire un forte interesse per le problematiche legate all’ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura (lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane), ma anche un forte impulso alla “denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell’equilibrio ambientale e della giustizia sociale”.

E’ per questo motivo che l’homepage del suo “Osservatorio” si apre sul suo quadro “a presente e futura memoria” dal titolo: “Morti bianche”. La notorietà di Carlo Soricelli come artista ha travalicato, da tempo, i confini nazionali. Ha esposto, infatti, con prestigiose mostre, in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E’ presente in numerose collezioni pubbliche e private e in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento.

Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni Ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Ma Soricelli è anche scrittore. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro, “Il Pitto”, con prefazione di Maria Falcone. E poi, il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il settimo è un libro di poesie: “Canti Aionici”. 

E’ lui l’ideatore e curatore dell’”Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro”

E’ il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari che collaborano con Soricelli. Dal 2008, anno della sua creazione, è diventato punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie. Lo scorso 22 ottobre, Carlo Soricelli ha scritto sulla sua pagina FB i motivi che lo hanno spinto a creare questa voce di denuncia pubblica sulle morti sul lavoro in Italia. Vale la pena pubblicarlo per intero.  

Perché ho aperto l’Osservatorio nazionale morti sul lavoro

Ero appena andato in pensione, nella notte del 6 dicembre del 2007 ci fu la tragedia della ThyssenKrupp di Torino dove sette operai morirono per un’esplosione, la tragedia mi colpì molto, non nascondo che piansi: cercavo notizie in Internet sulla situazione delle morti sul lavoro, non ce n’erano, le più recenti avevano sei mesi e un anno, ed erano dell’INAIL. Mi chiesi com’era possibile con i mezzi tecnologici che c’erano, che non c’era nessuno che monitorava le morti in tempo reale. Decisi allora di farlo io, poche settimane dopo, il 1° gennaio 2008.

Con l’aiuto dei miei figli Elisa e Lorenzo feci il sito dell’Osservatorio, creammo delle tabelle excel dove tutti i morti sul lavoro venivano registrati per data della morte, Provincia della tragedia, Regione, identità della vittima, età, nazionalità e cenni sull’accaduto. Ancora oggi posso andare a vedere cosa accadde quell’anno, e gli anni successivi, e l’andamento di questo triste fenomeno. Da allora i morti sui LUOGHI DI LAVORO sono cresciuti di oltre il 25%. INAIL adesso diffonde le denunce delle morti ogni mese, e questo credo sia anche merito nostro che li diffondiamo ogni giorno.

Già il primo anno di monitoraggio mi accorsi che c’era qualcosa che non tornava. Come mai noi registravamo molti più morti dell’INAIL? Potevi chiedere spiegazioni, ma le morti sul lavoro erano come un Segreto di Stato, anche il grande giornalista Santo Della Volpe della RAI non riusciva a scalfire questo muro di gomma che veniva eretto. Poi abbiamo capito perché, INAIL non fa un monitoraggio delle morti, ma diffondeva e diffonde le denunce che gli arrivano dal territorio, che non erano, e non sono, rappresentative di tutte le morti sul lavoro, ma solo degli assicurati a questo Istituto, che sono solo una parte, anche se consistentE, di lavoratori. Per esempio i 150 agricoltori schiacciati dal trattore che muoiono ogni anno, ma anche giornalisti, tutte le Forze Armate, innumerevoli Partite IVA e tanti altri, non dimentichiamoci poi dei tantissimi morti in nero. La cosa che fa più male è che non si riesca a far comprendere ai cittadini e ai lavoratori che il fenomeno è molto più esteso.

Anche l’ANMIL(Associazione Nazionale dei Mutilati ed Invalidi del Lavoro, n.d.r.) prende per buona questa fonte, così come quasi tutti i Media e Osservatori privati che lavorano nel settore. 

Queste istituzioni e la politica vedono l’Osservatorio come disturbante. Un importante giornalista di una testata nazionale mi disse che mi vedevano come “il peggior nemico”. Ci sono tantissimi interessi economici e politici anche su queste tragedie. Come spiegare ai cittadini che lo Stato, anche attraverso le Istituzioni spende miliardi di euro sulla Sicurezza, senza ottenere nessun risultato su questo fronte?Se parliamo di morti sui Luoghi di Lavoro (escluso itinere che noi teniamo separati perché altrimenti non si capisce cosa succede sui luoghi di lavoro) la composizione delle morti è sempre la stessa: il 30% delle morti è composta da agricoltori, gran parte di essi muoiono schiacciati dal trattore. Poi viene l’edilizia con il 20/25%, tantissime di queste morti sono in nero, poi troviamo con il 7% l’autotrasporto (di tutte le categorie). L’industria, tutta l’industria, ha il 6/7% di morti ogni anno. Pochissimi rispetto al numero di lavoratori che ci lavorano. Nelle industrie dov’è presente il Sindacato e un rappresentante della sicurezza i morti sono praticamente inesistenti; muoiono in queste aziende quasi esclusivamente lavoratori in appalto che nessuno controlla, qui ci sono ritardi anche del Sindacato.  Un numero enorme di artigiani e di lavoratori di piccole realtà muoiono lavorando. Per non parlare poi dei morti in nero, soprattutto in edilizia.

I lavoratori DEVONO sapere!

Continua il racconto-denuncia di Carlo Soricelli: “I lavoratori morti sulle strade e in itinere sono tutti gli anni almeno quanti muoiono sui luoghi di lavoro. I lavoratori sono all’oscuro che per le morti in itinere e sulle strade c’è una normativa specifica che contiene delle autentiche trappole, tantissime di queste morti non vengono poi riconosciute dall’INAIL perché non sono state rispettate le normative specifiche. Moltissime denunce arrivate all’INAIL vengono poi, l’anno successivo, depennate. Praticamente i morti sul lavoro resuscitano, e fanno abbassare le morti del 30% quando INAIL l’anno successivo diffonde il numero totale delle morti dell’anno precedente.

Ci dovrebbero essere a disposizione dei mezzi specifici per condurre i lavoratori sui luoghi di lavoro, tantissime aziende sono in luoghi dove non arrivano neppure i mezzi pubblici. Purtroppo penso che anche quest’anno si supereranno i 150 agricoltori schiacciati dal trattore, siamo in questo momento già a 146, da quando è stato aperto l’Osservatorio ne sono morti più di 2000 in questo modo atroce.  Organizzazioni di categoria: assenti. Da un decennio mi sto battendo per far emergere questa strage nella strage: un lavoratore su cinque, dai 15 ai 90 anni muore schiacciato dal trattore nei campi, per 20 anni l’Italia ha ignorato una legge europea che obbligava chi guida questo mezzo a sottoporsi a un esame per avere il patentino per guidarlo. Le lobby di categoria, molto forti in Parlamento, si sono opposte per tanto tempo, poi adesso c’è l’esame, ma molto edulcorato come accade spesso nel nostro Paese, una proforma. Il parco trattori in Italia è per la stragrande maggioranza obsoleto, ci vorrebbero forti incentivi per comprarne dei nuovi, il territorio italiano per la stragrande maggioranza collinare è pericolosissimo, anche se il guidatore è esperto, spesso il terreno è infido, soprattutto dopo forti piogge, in superfice sembra asciutto ma sotto è ancora bagnato e cede quando si fanno manovre, anche il terreno molto secco nasconde”. insidie. 

I morti sul lavoro nel 2021 al 26 ottobre

“Ma che Paese è quello che vede un operaio di 71 cadere dal tetto di un capannone? La tragedia a Modena. In Sicilia muore un 66enne”: ha denunciato l’altro giorno Carlo Soricelli sulla sua pagina FB. Ad oggi, quest’anno,  i morti per infortuni sul lavoro sono stati 1190: 586 morti sui luoghi di lavoro, i rimanenti sulle strade e in itinere che sono considerati a tutti gli effetti morti sul lavoro dalle Istituzioni. “Una notizia come questa – commenta Soricelli – dovrebbe far saltare dalle sedie chi ha a cuore la salute e la sicurezza dei lavoratori.

La terribile verità che si vuole ignorare è che il 25% dei morti sui Luoghi di Lavoro (escluso itinere) ha più di 60 anni: 147 su 586 monitorati quest’anno. E vogliono aumentare ancora l’età della pensione. Sono omicidi sociali che vogliono aumentare con l’innalzamento dell’età lavorativa. Alla stragrande maggioranza dei lavoratori sembra che sia una cosa che non li riguardi: sembra che, essendo i lavoratori anziani (se non muore, un giovane invecchia)  a rischio d’infortuni mortali, anche l’innalzamento dell’età della pensione, che vogliono rintrodurre con la Legge Fornero sia una cosa che non li riguardi. Davvero sconcertante. C’è il silenzio di tutti su questa strage di lavoratori, anziani ed innocenti – continua Soricelli – . E sono, ancora, tutti d’accordo per continuarla ad aumentare l’età per andare in pensione. Aspetto smentite sui miei dati che non arriveranno mai”.

Le ultime morti sul lavoro

A Comiso di Ragusa (66 anni l’età di Francesco Occhipinti), a Modena (70 anni l’età della vittima di cui non conosciamo ancora l’identità), a Padova (Luisa Scapin di 62), mi hanno spinto ad andare a vedere l’età dei morti sui Luoghi di Lavoro quest’anno (ma anche gli altri anni le percentuali erano simili) – scrive Carlo Soricelli – . Ma si rimane sempre di ghiaccio nel vedere che un lavoratore che muore per infortunio ha più di 60 anni. Sono andato a vedere anche perché in questi giorni si parla tanto di allungare l’età della pensione dei lavoratori. Si può di dire che è un tentativo di uccidere tanti lavoratori, il Paese reale è questo, non si può far svolgere lavori pericolosi a persone anziane, costrette a lavorare perché non hanno pensioni che possano sostenere lui/lei, la famiglia. Spesso i figli sono disoccupati, studiano o hanno un lavoro precario. Sfido chiunque (soprattutto i politici) a smentirmi su quanto scritto. Ma come al solito non interverranno, il loro silenzio è d’oro (per loro). Sono omicidi sociali questi”.

Un appello personale

Torniamo a pensare come “esseri sociali” e torniamo “umani”. Non ci limitiamo ad interessarci dei “morti per Covid”, argomento importante sì ma che ha monopolizzato per due anni l’attenzione dei cittadini italiani che hanno perso di vista (e di interesse) la tipologia degli altri morti. Torniamo a concentrarci sui problemi che viviamo o siamo costretti a vivere ogni santo giorno. Riconosciamoci l’un l’altro come cittadini e come lavoratori.

E torniamo a difendere i nostri posti di lavoro, liberi dall’incubo del Covid e, soprattutto, liberi dalle catene che l’attuale governo ha voluto mettere alle menti ed alle coscienze di chi ha accettato lo strumento del “green pass” come utile alla sicurezza sanitaria della Nazione. Non è così. Aver voluto concentrare l’attenzione sul problema “Covid/Green pass”, ha fatto deviare l’interesse primario, che tutti i lavoratori dovrebbero avere, alla difesa del proprio posto di lavoro e, soprattutto, alla difesa della SALUTE/SICUREZZA  (nel senso più ampio del termine) sui propri luoghi di lavoro. Non ci facciamo trarre in inganno dal fumo dell’oppio dei popoli. Torniamo con i piedi per terra e guardiamo in faccia quello che ci stanno imponendo con la faccia bonaria del buon padre di famiglia. Liberiamo le menti e, soprattutto, liberiamo le coscienze di essere lavoratori che hanno diritti da far rispettare. Il lavoro sicuro non si mendica, il lavoro sicuro si rivendica.

(foto: “Morti bianche” di Carlo Soricelli è tratta dal sito dell’Osservatorio https://cadutisullavoro.blogspot.com/ )