Il libro di Laura Boldrini uno schiaffo all’Italia incivile

di ALDO BELLI – Uno schiaffo in faccia riflesso dallo specchio femminile della cattiva cultura italiana, la normalità che normale non è.

“Questo non è normale”, uscito in ottobre per Chiarelettere (sottotitolo: Come porre fine al potere maschile sulle donne) suona al pari di uno schiaffo in faccia ripetuto dodici volte, quanti sono i capitoli del libro. Un pregio, dunque, per non essere la solita minestra cotta e stracotta tipica dell’intellettualismo di sinistra. La Boldrini ci getta in faccia la realtà quotidiana che nel corso del tempo si è assuefatta a normalità, ma che normale non è, incluso quella che rimane ugualmente incivile anche quando non sale sulle prime pagine dei giornali.

Le impronte della cultura nazionale, del suo costume, delle sue convenzioni incrostate, sono riportate per quello che sono. L’interesse – quasi didascalico – del libro, sta proprio nell’insolita capacità di piazzare direttamente il lettore di fronte allo specchio: tale è il riflesso, che l’autrice potrebbe anche scomparire venendo meno il bisogno di spiegare ciò che si spiega da solo. “Questo non è normale” appartiene alla serie di libri nei quali il lettore non è solo lettore, ma anche essere umano partecipe del bene e del male, nel suo piccolo o grande, di quanto va leggendo.

La Boldrini, naturalmente, non si astiene dal proprio vissuto di donna impegnata in politica e nelle istituzioni, è stata presidente della Camera dei Deputati, ma non si tratta di un libro “politico”, nel senso di un rendiconto autobiografico o di un manifesto: chiunque l’abbia preso così, rientra sicuramente nella lista dell’odio che acceca la ragione, purtroppo alimentato pubblicamente nei confronti di Laura Boldrini non solo dalle feci dei social, ma talvolta anche da chi indossa abiti istituzionali che non dovrebbe macchiare. Il punto, di fronte a personaggi come Laura Boldrini, non è la simpatia né il condividere politico o meno quello che dice, ma cogliere il malessere umano e sociale che rappresenta.

“Questo non è normale” risulta alla fine un libro quasi disarmante (leggi senso di impotenza) per la quantità dei cattivi esempi viventi che ci presenta (anche senza citare le violenze fisiche): dai libri scolastici agli stereotipi televisivi, dai licenziamenti preferenziali delle donne e l’essere pagate meno degli uomini per le stesse mansioni, al dover scegliere tra i figli e il lavoro, all’assenza di un contratto di lavoro per le atlete che garantisca la tutela previdenziale e fiscale, al patriarcato che sopravvive e all’esclusione femminile dal dibattito pubblico… E che cazzo Laura, basta, abbiamo capito! Gli schiaffi della Boldrini a un certo punto arrivano a suscitare quel senso di abbondanza che provoca per sua natura il radicalismo femminista, ma in verità è come la luce fissa negli occhi che dopo un po’ giunge ad abbagliare provocando il medesimo effetto del buio. Il buio alle volte è una consolazione, un altro modo per impedire alla realtà di ferirci laddove di fronte allo specchio scatta il meccanismo che turba la nostra coscienza. E’ un buon motivo per avere il coraggio di proseguire nella lettura.

La scrittura, pur graffiata dalla passione militante che spesso accentua i toni enfatici, è decisamente piacevole e scorrevole. Gli eccessi ideologici seppure presenti, dunque, non impediscono di trovare in questo libro, minuziosamente documentato quasi come una narrazione orale, l’opportunità di rileggere anche ciascuno di noi allo specchio della nostra vita quotidiana, e il portolano utile per chi occupi, a qualsiasi livello, la responsabilità di fare le leggi e di farle osservare. Uomini e donne.

Ho letto il libro appena uscito. L’avevo messo da parte in attesa dell’8 Marzo per cogliere l’occasione di scrivere l’auspicio che almeno qualche pagina possa scomparire in una seconda edizione, quando tra un anno saremo nuovamente ad onorare la Giornata Internazionale della Donna.