Lorenzo Castriota Skanderbeg, direttore d'orchestra
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Il Maestro Lorenzo Castriota ricorda l’amico Paolo Isotta

di LORENZO CASTRIOTA SKANDERBEG direttore d’orchestra – Isotta, una pietra miliare del giornalismo e della critica musicale in Italia.

Conobbi Paolo Isotta, il “maestro”, nel lontano periodo quando ero assistente del celebre Maestro Giuseppe Patanè. Paolo Isotta lo seguiva ovunque poteva, e lo stimava come musicista e direttore d’orchestra.

Poi stetti a stretto contatto con lui come collega dal 1990 al ’92, quando presi la cattedra di esercitazioni orchestrali al conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli, che resta per me “il Conservatorio” come può essere nell’immaginario collettivo generale. Il “maestro” vestiva con un gessato, esile, delicato nell’aspetto, quanto sagace, profondo ma irascibile, sommo cultore della vera lingua italiana. Si definiva un direttore d’orchestra mancato, ma proprio questo lo ha portato a fare della sua cultura musicologica e critica un personaggio inattaccabile: perché lui, come sempre diceva, criticava con la “partitura aperta tra le mani”.

Proprio per questo le sue critiche entravano nel tessuto compositivo e interpretativo; Paolo Isotta cercava di svolgere il suo lavoro dando sempre risalto alle verità oggettive. Un personaggio poliedrico, amato visceralmente oppure ferocemente odiato, frequentava le grandi prime, ma seguiva con interesse anche musicisti ‘in erba’ promettenti. Non guardava quasi mai lo spessore culturale di un musicista, ma cercava l’aspetto artistico istintivo creativo: è stato proprio questo suo afflato, questa sua ricerca della verità musicale assoluta, che ci ha uniti in un’amicizia vera e profonda, talvolta intermittente nella relazione per via delle nostre vite dense di appuntamenti.

Il “maestro” ha descritto un mondo musicale che oggi non esiste più, ha cercato con tutta la sua conoscenza di dare un grande contributo a un mondo musicale già in declino. Famose furono le sue critiche a direttori importanti, che lo hanno messo anche in difficoltà come critico perché spesso rifiutato da sovrintendenti in odore di vendetta… Ma Paolo non se ne curava e continuava caparbiamente, imperterrito e geniale, a perseguire i suoi obbiettivi, a volte con grandi risultati a volte con dure sconfitte.

È il destino dei coraggiosi, dei Parsifal, eroi che vengono per illuminare il buio, ma come tutti questi, soggetti anche a grandi cadute. Per quanto fosse persona dedita alla verità, non scriveva “tutto”… Ma poi in privato raccontava aneddoti terrificanti e divertenti attribuiti a personaggi di spicco, e comunque alla fine nel suo libro “La virtù dell’elefante” è riuscito a mettere nero su bianco. Non vedeva l’ora di regalarmene una copia, che ovviamente tengo gelosamente custodita nella mia biblioteca.

Restano famosissime le sue trasmissioni in RAI: una sorta di guida ai concerti in cui si soffermava sulla partitura eseguita dedicandosi, col trasporto che gli era congeniale, sulla descrizione compositiva dell’opera d’arte e sull’interprete che la dirigeva. Erano, quelle sì, trasmissioni di valore, dedite a formare un pubblico consapevole; erano esperimenti di cultura musicale diretta, così come lo sono stati i suoi innumerevoli articoli di musicologia e di critica musicale, i suoi saggi su Wagner, uno dei suoi amori principali. Come non ricordare poi l’amore viscerale nutrito per Gino Marinuzzi, sia come direttore d’orchestra sia come compositore. Era talmente fissato, e lo capisco, che quando gli dissi che dovevo dirigere “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, andò prontamente alle Poste per spedirmi con urgenza la registrazione dell’opera diretta dal Maestro Marinuzzi in una edizione del 1942, minacciandomi in napoletano: “se nun faje comm o majestr nun t appresentà a du mec!” (se non fai come il Maestro, non ti presentare più al mio cospetto!). Posso dire che quando Paolo si esprimeva in lingua napoletana, il suo dialetto, era molto serio! Per fortuna ha lasciato scritti, libri, saggi, e quindi di lui si può apprendere tutto attraverso le sue opere che, così come lui, hanno lasciato una delle più belle, feroci, dolci e graffianti, ma sempre visceralmente vere, impronte nel panorama della critica musicale italiana.


Lorenzo Castriota Skanderbeg, direttore d’orchestra, nasce a Roma nel 1964. Compie gli studi musicali di tromba, strumentazione per banda, composizione e direzione d’orchestra al conservatorio di musica “Santa Cecilia” di Roma. La sua carriera, come direttore e compositore, inizia alla giovanissima età di 17 anni. Nel 1983 diventa assistente del famoso e rispettatissimo direttore d’orchestra Giuseppe Patanè perfezionandosi nel repertorio lirico italiano. In oltre frequenta master in direzione d’orchestra dei Maestri F. Ferrara e L. Bernstein. Collabora in qualità di direttore e compositore con varie istituzioni lirico-sinfoniche in Italia e all’estero, e ricoperto importanti incarichi artistici.

(foto: https://lorenzocastriota.com/photo-gallery – gentilmente concessa)