Nuraghe, Sardegna
CULTURA E ATTUALITA' - di Celestino Pio Casula, LA CULTURA

Il mistero dei Nuraghe e il fascino degli antichi sardi

di CELESTINO PIO CASULA – Suggerisco un libro sicuramente affascinante: “Gli antichi sardi fra i popoli del mare libro” di Massimo Pittau.

Stasera stavo guardando alcune foto della mia Sardegna e mi sono soffermato ad osservarne una in particolare, ritraeva i resti di un nuraghe proprio nella periferia di Nuoro, mia città di nascita. Due le sensazioni: nostalgia perché da tanto tempo non torno in Sardegna, la seconda di stupore misto a curiosità.. A cosa servivano i Nuraghe, come sono stati costruiti e, domanda delle domande. da chi?

Parrebbe che i Nuraghe fossero torri di comunicazione o avvistamento. La posizione di queste grandi torri di pietra granitica era strategica per avvistare pericoli, e con segnali, si immagina visivi (fumo o fuoco) per segnalare alle altre torri il pericolo avvistato. Ma i nuraghe non si limitavano a singole torri, infatti a Barumini troviamo un vero e proprio villaggio nuragico.

Il villaggio di Barumini con le sue vestigia racconta, infatti, la storia della civiltà millenaria che ne ha abitato il territorio per un lunghissimo periodo di tempo databile tra l’età del Bronzo e il III sec. d.C. Il villaggio è dominato da un maestoso nuraghe centrale detto “Su Nuraxi” da cui deriva anche il nome del complesso. Ecco, quindi, che la domanda sulla funzione dei Nuraghe torna più forte ed intensa: se le singole torri, come parrebbe, fossero postazioni di avvistamento, cosa potrebbe essere il complesso nuragico di Barumini? Un villaggio fortificato? Una postazione militare fortificata o che altro? Domande sulle quali proseguono gli studi in atto per confermare o confutare molte delle teorie che ancora sono sul piano della speculazione scientifica.

Ho riposto le fotografie nel contenitore che da piccolo chiamavo l’Astronauta Verde, la copia di un bronzetto nuragico buona a stimolare i miei viaggi nello spazio: ci vedevo un astronauta con lo zaino per la respirazione, ma del resto anche studiosi blasonati italiani e stranieri hanno colto questa associazione stilizzata osservando certi bronzetti come in alcuni disegni Maya riscontrando somiglianze molto forti e stimolanti per la ricerca stante i 10.000 km di distanza e il periodo in comune (dal 2000 a.C. sino al II secolo d. C.). Figure antropomorfe molto simili: chi rappresentavano e come era possibile? Poi, domanda delle domande: perché è accaduto proprio tra queste due popolazioni agli antipodi per usi, luoghi, e modi di vita? Affascinanti domande che forse non avranno mai una risposta certa; o forse sì, chissà, per uno di quei casi imperscrutabili trovando un giorno una sorta di stele di Rosetta a squarciare il velo del mistero.

Tra questi misteri, però, c’è anche un’altra domanda, forse la più importante: chi erano i “Sardana”? Gli Shardana, o più correttamente Sherdana, (anche Sherden) erano una delle popolazioni citate dalle fonti egizie del II millennio a.C., facenti parte della coalizione dei popoli del Mare; la loro presumibile identificazione con gli antichi Sardi è, al momento, ancora oggetto di dibattito archeologico. Suggerisco un libro sicuramente affascinante: “Gli antichi sardi fra i popoli del mare libro” di Massimo Pittau (edizioni Domus de Janas, 2011).

(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/923878 )