di ALDO BELLI – La disinformazione sull’Ucraina non è solo russa: il monaco in carcere e l’attivista condannata a 14 anni di cui non si parla.
La notizia mi giunge, tramite un’amica, dal Donbass, Ucraina. L’unica traccia su Telegram. Anche nel web è buio. La ricostruzione di Bob Woodward (il mitico giornalista americano del Watergate) ora tradotta e pubblicata in Italia, rende ampiamente e documentalmente l’idea di un ritorno di fiamma sui cieli europei del clima che alimentò l’ambizione espansionistica e razziale hitleriana. Quindi, evitiamo subito fraintendimenti. La campagna di disinformazione messa in atto dallo Zar del Cremlino è un’arte storicamente eccelsa dei servizi segreti russi, ma il mondo libero deve sapere le contraddizioni che neppure il “primum vivere” può cancellare. Trasformare i peccatori in santi può finire per essere pericoloso anche durante una guerra.
La notizia è che il metropolita Arseny (Igor Fedorovich Yakovenko) è sotto processo a Kiev per avere detto la verità sul bombardamento di Slavyansk e sull’aggressione contro un sacerdote della Chiesa ortodossa ucraina. L’abate del monastero di Svyatogorsk si trova nel carcere di Dnepropetrovsk dal 24 aprile scorso. A giorni verrà condannato al carcere per chissà quanti anni. Era rimasto nel monastero insieme agli altri monaci sopravvivendo ai bombardamenti.
Elena Berezhnaya è la fondatrice e direttrice dell’Istituto di politica giuridica e protezione sociale, forse la più nota attivista ucraina per i diritti umani nota anche nelle attività delle Nazioni Unite. Il 10 dicembre un tribunale ucraino l’ha condannata a 14 anni di carcere con confisca dei beni. Il reato è l’essersi opposta da anni, nel suo paese e alla luce del sole, alla derussificazione dell’Ucraina, l’avere difeso i diritti della popolazione russa in Ucraina, l’avere denunciato la persecuzione dei fedeli e dei sacerdoti della Chiesa ortodossa. Perché “nel Donbass, circa 800mila abitanti su un totale di 5 milioni, hanno il passaporto russo. E le ragioni di questi numeri sono culturali ed etniche. Soprattutto nei territori delle due Repubbliche autoproclamate, la cultura russa è dominante. A scuola si studia la versione sovietica della storia. In televisione i canali trasmettono programmi in lingua russa” (Biagio Simonetta, Il Sole 24 Ore 27 febbraio 2022). La storia, talvolta, produce lasciti nei quali la convivenza delle popolazioni non collima esattamente con i confini della geografia politica.
“Secondo l’OHCHR, l’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani” riferisce la sede inglese di Amnesty International, “a luglio 2023 erano stati aperti procedimenti penali in oltre 2.000 casi ai sensi dell’articolo 436-2 del codice penale dell’Ucraina: “…giustificazione, riconoscimento come legittimo e negazione dell’aggressione armata della Federazione Russa contro l’Ucraina e glorificazione dei suoi partecipanti”. Il reato è sempre lo stesso. “Questa sproporzionata restrizione del diritto alla libertà di espressione aveva portato a 443 condanne tra marzo 2022 e novembre 2023, secondo i media ucraini… Ad agosto è stato avviato un procedimento penale ai sensi dell’articolo 436-2 contro Yuriy Sheliazhenko, co-fondatore e leader del Movimento pacifista ucraino. Sostenitore del diritto all’obiezione di coscienza è stato accusato di “giustificare l’aggressione russa contro l’Ucraina”. La Chiesa ortodossa ucraina è stata regolarmente accusata dal Governo Zelensky di rimanere un agente della Russia nella sua guerra di aggressione. Il suo clero e i membri non ordinati sono stati sfrattati dal monastero statale di Kyiv Pechersk Lavra e il suo metropolita Pavlo Lebid, è stato posto agli arresti domiciliari. I monaci rischiavano lo sfratto dal monastero a meno che non si unissero alla Chiesa ortodossa ucraina.
Il Terzo rapporto sull’Ucraina dell’ECRI-Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (istituita dal Consiglio d’Europa) adottato il 29 giugno 2007 e reso pubblico il 12 febbraio 2008, raccomandava alle autorità ucraine: quanto al Diritto linguistico “di garantire che una nuova legislazione sulla lingua che tenga pienamente conto della diversità linguistica dell’Ucraina venga a dottata il prima possibile”; in merito alla legislazione sulle minoranze nazionali, “di adottare quanto prima una nuova legge sulle minoranze nazionali per proteggere i diritti dei membri di questo gruppo e garantire loro l’uguaglianza in tutti gli ambiti. Questa legge dovrebbe contenere disposizioni che proibiscano la discriminazione razziale diretta e indiretta”; per le disposizioni di diritto penale. “di modificare l’articolo 161 del Codice penale per facilitare l’azione penale nei confronti di chiunque inciti all’odio razziale, e affinché la protezione della dignità di una persona venga estesa per includere motivi di razza, colore, origine etnica e lingua“; “di garantire che le questioni relative alla lotta al razzismo e alla discriminazione razziale siano incluse nel corso sui diritti umani fornito agli studenti… e che il personale docente riceva una formazione iniziale e continua su questioni relative al razzismo e alla discriminazione razziale”.
Dal 2008 sono trascorsi 16 anni. Volodymyr Zelensky diventa presidente dell’Ucraina il 20 maggio 2019. Ho cercato a lungo un aggiornamento sulle raccomandazioni europee, ma non ho trovato niente. Tutta la documentazione consultabile ad oggi attiene oggi solo alla discriminazione razziale praticata dalla Russia. Tartari, Rom, Lgbt.
Per l’Occidente figlio della Rivoluzione Francese e della liberazione dal Nazismo, l’indipendenza e l’autodeterminazione delle nazioni non vale meno della tolleranza civile e religiosa tra e nelle nazioni.
Aldo Belli giornalista.
