IN ITALIA, VERONA - di Giovanni Villani

Il “Musalab Franca Rame Dario Fo”

di GIOVANNI VILLANI – Era il 23 marzo 2016 quando Dario Fo giunse a Verona per vedere l’inaugurazione del suo “Musalab di Franca Rame Dario Fo”, il museo archivio laboratorio aperto nei locali al piano terra dell’Archivio di Stato. Doveva nascere allora un vero museo che fosse “luogo di incontro e scambio”, invece sono passati cinque anni, ma non c’è ancora la minima avvisaglia che il museo possa attuarsi a breve.

I diversi materiali sono esposti solo in minima parte; tutto il resto del laboratorio giace in grandi scatoloni ancora chiusi e non esposti dal pubblico.  

Chi ha lanciato l’allarme in questi giorni è il figlio di Fo, Jacopo, attraverso un appello al quale hanno già dato la loro adesione alcuni attori, giornalisti, cantautori, registi, come: Moni Ovadia, Paolo Cortellesi, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Andrea Pennacchi, Mario Pirovano, Roberto Vecchioni, Luca Bassanesi, Dori Ghezzi, Luca Vasini. “È fondamentale – ha dichiarato Jacopo Fo – che il museo sia conservato a valorizzato nel suo insieme, rendendolo fruibile a chiunque. Abbiamo centinaia di opere d’arte di un premio Nobel, ancora chiuse in casse, imballate, stipate in depositi non idonei alla loro conservazione, ma non abbiamo mai detto di voler abbandonare per questo Verona. Tanto meno abbiamo sostenuto che gli spazi ipotizzati alla Dogana Vecchia siano inadeguati. Anzi sono straordinari, per i quali abbiamo già preparato da tempo un progetto”.

A Dario Fo, il Ministro Dario Franceschini, aveva promesso che si sarebbe trovato una zona più ampia dell’Archivio di Stato, ma da allora non ci fu più seguito. Dopo l’appello di Jacopo Fo, il ministro però è subito intervenuto per ribadire che il museo Rame-Fo si farà e che l’impegno con Fo sarà rispettato, costi quel che costi. “Le risorse ci sono e già da tempo era stato proposto alla Fondazione Rame-Fo la sede della Dogana Vecchia a Verona che è di proprietà statale. Jacopo mi ha risposto che per lui quel luogo va bene, dunque è una partenza”.

Sul progetto, Jacopo Fo ha rilasciato anche una dichiarazione: “La nostra era un’idea diciamo popolare, su cui abbiamo presentato progetto e preventivi: utilizzare i bozzetti realizzati da mio padre per scenografie shakespeariane in modo da creare magari un bellissimo loggiato della Dogana, una ricostruzione storica spettacolarizzata che raccontasse la vita al tempo di Shakespeare, creando ad esempio un mercato con una cucina, per far rivivere la vita del tempo. Insomma davvero un museo vivo, capace di parlare sia ai giovanissimi che a tutti gli attori internazionali che si occupano del teatro dell’arte. Verona ci piace moltissimo, ma da parte del sindaco e dell’assessore alla Cultura non è mai arrivato una parola. Spero che nella città scaligera qualcosa ora si muova: noi siamo pronti a collaborare”.

Una dichiarazione finale che però non è piaciuta all’assessore alla Cultura, Francesca Briani, pronta a chiarire la posizione dell’amministrazione comunale. “Il Muslab non è in alcun modo un patrimonio civico. I suoi beni sono di proprietà degli eredi di Dario Fo e Franca Rame, quindi privati e gli spazi che occupano all’Archivio di Stato sono di proprietà statali. Non stupisce quindi la proposta del ministro Franceschini che ipotizza come nuova sede dell’archivio, la Vecchia Dogana, di proprietà statale. Il Comune di Verona è sempre lieto di sostenete iniziative e progetti che arricchiscano l’offerta culturale della città. La trasformazione del Musalab in museo andrebbe in questa direzione. Il Comune ha sempre partecipato alle iniziative promosse dal Musalab, come stabilito dal protocollo siglato nel 2016”.

L’archivio Fo-Rame è un patrimonio di straordinaria rilevanza per il teatro, composto da copioni, manoscritti, stesure progressive dei lavori svolti, disegni, dipinti, bozzetti, manifesti, copie di contratti, fatture, libri, articoli, costumi, pupazzi, marionette, scenografie, locandine, fotografie di scena. Questo ricco insieme di beni ha suggerito di sperimentare un nuovo approccio per la valorizzazione dell’archivio Fo-Rame che ne consentisse l’accesso. “È importante che tutto ciò rimanga a lungo – aveva dichiarato Fo all’inaugurazione – e soprattutto che ne siano variati i contenuti. Bisogna inventare ogni mese cose sempre diverse, affinché il pubblico vi partecipi come fosse una festa ogni volta che viene qui. Per i giovani: che non ci sia solo la possibilità di sfogliare, ma trovare specialmente spazi in modo che possano lavorare vicino a noi. È un centro internazionale di studi su arte e spettacolo per promuovere idee, per immaginare, scambiare e sperimentare progetti”. L’archivio fu ideato e realizzato da Franca Rame che lo rese disponibile dal 1995, già destinato da Fo all’Accademia di Svezia. Fu riconosciuto quindi patrimonio culturale della storia italiana e dichiarato d’interesse storico da parte del Mibac.