Il nuovo Parlamento con i sondaggi di oggi

di ALDO BELLI – Occorre un salto di qualità delle forze politiche che sappia farsi riconoscere come partito nazionale e non di parte.

L’epilogo del “governo repubblicano” come Mario Draghi l’ha definito nel suo discorso al Senato, probabilmente nasconde un pensiero politico che va oltre lo sfarinamento dei Cinque Stelle e le variazioni sul tema del da farsi nei prossimi mesi di Lega e Forza Italia. Mario Draghi dopo Giuseppe Conte è l’ultimo esemplare di democrazia bloccata dell’epoca post-Repubblicana, il ricorso a presidenti del Consiglio fuori dal Parlamento, cioè non eletti dal popolo elettore, rappresenta il segno più eloquente di declino delle attuali formazioni politiche. Un declino che si è manifestato fino al più alto livello della vita democratica del paese con l’incapacità di eleggere il successore di Sergio Mattarella al Quirinale. L’Italia tradizionalmente è sempre stata divisa sul piano politico-elettorale, le sue stesse origini costituzionali lo insegnano: quando tutto avrebbe dovuto far pendere l’ago della bilancia verso la rottura con il passato e invece la Monarchia non prevalse al referendum solo per un pugno di voti. I sondaggi del professor Roberto Baldassari resi noti ieri sull’orientamento degli italiani “dopo Draghi” conferma la divisione del paese: lo specchio di un blocco, ma potrebbe anche essere interpretato come l’incapacità degli uni a prevalere sugli altri almeno per quei pochi italiani che ancora si recano alle urne, coerente del resto all’astensionismo che denota l’indifferenza di giudizio. Il problema, dunque, non si risolve con i marchingegni elettorali sorretti da bipolarismi o premi maggioritari, ma con un salto di qualità delle forze politiche in campo – e della politica – che sappia farsi riconoscere come riferimento per un numero più grande di elettori: questo significa la differenza tra essere il partito di una parte e un partito nazionale.

(Fonte: Lab2101 Prof. Roberto Baldassari)