ARCHITETTURA - di Franco Allegretti

Il Portale di S.Leonardo al Frigido

L’incredibile storia dell’asportazione del Portale

Il ritardo di pubblicazione di questo articolo è dovuto essenzialmente al tempo che ho dovuto dedicare alla ricerca di documenti relativi alle opere di Biduino. Un lavoro non facile anche perché sono dovuto andare alla ricerca di libri e ricerche di storici che hanno lavorato su questo tema e le loro testimonianze sono presenti solo in alcune biblioteche o archivi. Quindi, devo ringraziare alcune persone per la loro preziosa e gentile collaborazione: la dott.ssa M. Carboni dell’Archivio della Provincia di Massa Carrara, Marcello Palagi di Ecoapuna, Sara Tonarelli e Eliana M. Vecchi della Biblioteca Civica “U. Mazzini” di La Spezia, Eliana M. Vecchi, Maria Francesca Pozzi responsabile Biblioteca e Archivi della Fondazione Centro Studi Raggianti, Ufficio Prestito Franca Gallina della galleria Estensi di Modena, Laura Ricci della Segretaria Generale della Conservatoria Magistrale dei Cavalieri di Malta.

Nel primo articolo dedicato alle sculture di Biduino e della sua taglia (bottega) ho accennato al fatto che il Portale di San Leonardo al Frigido (provincia di Massa) è oggi visibile al Met Cloister di New York nella sezione dedicata all’arte medievale. Come sia finito lì è rimasto sempre un piccolo mistero.

Il Portale di San Leonardo al frigido al Cloisters di New York

La paternità dell’opera

Sulla paternità dell’opera (attività che piace molto agli storici dell’arte) sono sorti alcuni dubbi. L’opera non è firmata a differenza di quelle a San Cassiano a Cascina o del sarcofago nel Camposanto Monumentale a Pisa, o degli architravi a Lucca sulla facciata della Chiesa di San Salvatore. Questo particolare appare un po’ anomalo in quanto il nostro Biduino con l’apposizione della propria firma aveva evidenziato una sua spiccata personalità. Quindi, appare un po’ strano che si fosse astenuto dall’imprimere il suo sigillo nel Portale della Chiesa di San Leonardo. Da qui gli storici hanno virato sulla taglia di Biduino, e cioè la sua bottega composta da vari magister, apprendisti e giovani aiutanti che costituivano una vera e propria società in cui primeggiava la sua palese superiorità artistica.

Tramite l’analisi “stilistica” i critici d’arte hanno “attribuito” a Biduino l’opera di San Leonardo al Frigido in quanto emerge chiaramente la sua mano e il suo stile. Ma qualche dubbio è sorto nell’analisi stilistica, perché il portale è composto anche di due  pilastri laterali finemente lavorati. In particolare quello di destra, dove è rappresentato San Leonardo in una scala anomala o almeno diversa e non presente nell’area pisana lucchese. Alcuni autori hanno subito colto al balzo questo interrogativo per giustificare la presenza dei cd “magister comacini”. 

Magister comacini?

La riprova della presenza di maestranze lombarde sarebbe da individuare in alcuni tratti (molto limitati ) delle murature perimetrali laterali cheevidenzia la modalità costruttiva a “lisca di pesce”, tipica a parer loro dell’area comasca o lariana.

La Chiesa di S.Leonardo al Frigido senza il portale

La tesi appare abbastanza forzata in quanto la cd “lisca di pesce” era già presente presso gli etruschi, e poi nella lunga epoca romana in particolar modo per i pavimenti. Questa modalità di inclinare il materiale da costruzione, appunto a lisca di pesce, deriva essenzialmente dall’impiego di materiale irregolare che se poggiato orizzontalmente incontrerebbe enormi difficoltà di congiunzione rendendo l’intera struttura poco coesa. I romani la chiamavano opus spicatum. Il suo impiego è registrato per costruzioni vicine a fiumi e torrenti, o depositi di materiale irregolare, in quanto la trasversalità della giacitura permette di attenuare le irregolarità del materiale. L’opus spicatum successivamente, come derivazione dall’impiego in arcate, viene impiegato parzialmente anche in murature continue interrompendo i livelli orizzontali di mattoni essenzialmente per esigenze di natura costruttiva e per maggior coesione o per compensare forze di slittamento.

Che partecipassero maestranze lombarde, toscane o dell’Italia Meridionale non è da escludere, anche perché questa Chiesa era la “cappella” dell’Ospedale al Frigido, sulla Via Francigena, e quindi meta di una moltidudine di persone, mercati pellegrini e perché no, costruttori. La presenza di piccole parti di opus spicatum non è assolutamente una prova inconfutabile dei “magister comacini”.

La Tavola Peutingeriana

Occorre fare una premessa. La chiesa era “collegata” o comunque connessa all’Ospedale che è rappresentato nella Tavola Peutingeriana. Si tratta di una copia datata tra il XII ed il XIII secolo di una più antica carta romana in cui sono rappresentate le principali città, le strade dell’impero, nonché monasteri-ospedali.

Particolare della Tavola Peutingeriana ( copia del XII-XIII di un’antica carta romana) è conservata presso la  Hofbibliotek di Vienna  e detta anche Codex Vindobonensis.

Nella rappresentazione sintetica della tavola, la città di “Luca” è rappresentata da due edifici ed una porta Lunis, da due case come Pisis, mentre la Taberna Frigida da una casa ma con un recinto e un accenno di merlature ed un edificio più grande. Questa differenza iconografica denota essenzialmente la sua importanza come stazione.

Questo complesso ha origini remote. La Tavola Peutingeriana testimonia come in epoca romana si trattasse di un’ importante stazione collegata a Luni (è assente il collegamento diretto con Pisa avvalorando l’ipotesi che la cd “francigena” medievale, da Lunis si dirigeva verso Lucca ignorando o saltando  Pisa). E’ una testimonianza dell’importanza di Luni come avamposto romano verso le terre e le popolazioni Liguri e Apuane, mentre per la Taberna Frigida apparirebbe il suo ruolo di supporto o anche di approdo per i tragitti navali.

La Taberna Frigida

Della “Taberna Frigida” abbiamo un interessante testimonianza dal resoconto del viaggio di ritorno dalla Terza Crociata (1189-1192) di Filippo Augusto, re di Francia, che ripercorre lo stesso tragitto, citando tra Lucca e Luni anche Mont Cheverol e Seint Leonard San Leonardo al Frigido. (STOPANI Renato La via Francigena. Storia di una strada medievale 1991, pp. 79-88; Ex gestis Heinrici II et Ricardi I, p. 131)

Gli storici continuano a discutere e confrontarsi sull’attendibilità di alcune fonti con l’intento di definire se Mont Cheverol si identifica (come solitamente) con il Salto della Cervia; A. Tenerini vi riconosce, invece, il colle di Capriglia, alle spalle di Pietrasanta .(TENERINI A. La via Francigena da porta Beltrame a Camaiore “ da “De stata francigena” V 1998, 2 pp. 12-21)

Al di là di queste dispute è plausibile che la strada “francigena” oltrepassasse S.Leonardo attraverso un ponte per dirigersi a sud, e superata Pietrasanta dirigesse verso Camaiore e poi Lucca. “Mont Cheverol “ può essere semplicemente Monte Cavallo che è prima di Camaiore .

Da qui l’importanza dell’insediamento di San Leonardo al Frigido che da stazione romana si era trasformata in luogo attrezzato di sosta e ricovero dei “viandanti medievali”, nonché in prossimità dell’attraversamento del Fiume Frigido.

Oltre alla citazione del viaggio di ritorno di Filippo Augusto, la Salvadori  (E.Salvatori, Presenze Ospedaliere in Luigiana. La data della sua prima attestazione (1191) segna, tuttavia un periodo di particolare prosperità ed importanza per San Leonardo come dimostrano la qualità delle sculture che ne ornavano il portale d’ingresso”) evidenzia la prima testimonianza del 1191. Per la Salvatori 

si tratta di altorilievi di notevole fattura, in cui è rappresentata l’entrata trionfante di Cristo a Gerusalemme, S.Leonardo e l’Annunciazione : tutte opere del maestro Biduino, un artista attivo in area pisana nella seconda metà del XII secolo”. (E.Salvatori Presenze Ospedaliere in Luigiana. pag. 196)

Ma la documentazione rispetto a questo sito e a questa struttura è alquanto contraddittoria, o mancante, generando ipotesi alternative. Quello che possiamo affermare è che la nuova funzione della “Taberna” è avvenuta per opera di un ordine di cavalieri (degli Ospitalieri, dei Templari, dei Teutonici, o dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro).

La “taberna” diventa ospedale con relativa “cappella-chiesa” e struttura di particolare  importanza. Una attestazione dell’apparenza all’Ordine dei Gerosolimitani come commenda è del 1420, e risulta subordinata al priorato del Santo Sepolcro di Pisa .

Il Portale al Cloisters di New York

Sulla decadenza della struttura le ricerche sono carenti, al di là di attestare che fu rapida a tal punto che nel 1590 la commenda appare sotto il titolo dei SS. Maria e Leonardo e alla fine del XVI secolo dell’antico ospedale esisteva solamente un portone, che venne poi demolito. 

Sappiamo solo con certezza che la Chiesa fu venduta (dalla curia o dagli ordini cavallereschi?) nel 1773 a Domenico Ricci di Sarzana, provvisioniere dei soldati modenesi (da Sforza Giovanni La stazione romana ‘ad taberna frigida’ e lo spedale di S. Leonardo al Frigido; manoscritto La Spezia, Biblioteca “U. Mazzini”: MS IV 27 (2) Nota: 1878).

Un’altra testimonianza ci indica che il nuovo proprietario era intervenuto sulla Chiesa e

ristorata l’anno 1778 dal Signor Domenico Ricci Sarzanese, serbati solo gli stipiti della porta, di cattiva scoltura, secondo que’ tempi, ove è scolto S.Leonardo , che libera uno schiavo , coerentemente a ciò che è scritto nella Vita di lui.” Farsetti Tommaso Giuseppe Ragionamento Storico intorno l’antica città di Luni e quella di massa di Lunigiana Venezia Savioni  Venezia 1779

Di particolare interesse è che un fervido intellettuale del periodo dei lumi come il Farsetti (membro dell’Accademia della Crusca) definisca il portale di Biduino di cattiva scultura.

Deve passare circa un secolo per conoscere il nuovo proprietario: è l’avvocato Eugenio Giannini, che però nel 1880 svende il portale a due antiquari di Firenze (da Palagi Marcello. Il portale di Biduino Una storia ignobile.13 Marzo 2014.)

Gli antiquari fiorentini in questione sono Barsi e Salvatori (da Mosti-Zonder Pier Luigi. San Leonardo e il portale di Biduino .Elementi artistici ed architettonici in La via Francigena Atti della giornata di studi ; La via Francigena dalla Toscana  a Sarzana attraverso il territorio di massa e ccarrrara; luoghi, figure e fatti, massa 5 maggio 1996 edit. Giordano Bertuzzi pp 139-147 Deputazione di Storia Patria per le Antiche provincie Modenesi, Biblioteca n. 147 Modena e Massa 1997)

Ma perché il portale di S.Leonardo al Frigido riveste questa grande importanza? Il Portale è composto essenzialmente dai rimanenti 8 pezzi, ed alcuni mortalmente modificati. Il primo riguarda la cornice in alto che doveva racchiudere una lunetta che è andata distrutta o dispersa.

Il Portale al Cloister del Met a New York.

Poi abbiamo l’architrave, i due capitelli , i due pilastri laterali e le due basi.

I diversi studiosi che si sono cimentati con questa opera hanno evidenziato essenzialmente lo stile dell’artista o degli artisti, anche per una palese disarmonia sia dei materiali che delle figure rappresentate. Si va da una prima scala dell’architrave ad una seconda dei capitelli rappresentanti delle scimmie; la terza scala è il pilastro di sinistra con la rappresentazione di due scene sovrapposte che riguardano l’Annunciazione e la Visitazione; la quarta scala, totalmente anomala è il pilastro di destra che rappresenta San Leonardo in proporzioni non comune, anzi un vero e proprio unicum della scultura cd “romanica”.

E’ curioso rilevare come nella storia dell’arte si è passati da giudizi  come “arte barbara” o “arte rozza” all’evidenziazione di particolari e uniche “opere d’arte” per la riscoperta dell’arte cd “romanica” e per nuovi strumenti di indagine e le diverse modalità d’interpretazione.

In particolare, la sola analisi stilistica è come degli occhiali che invece di far vedere meglio rendono gli oggetti sfuocati. Ad esempio, tutti gli storici si dilettano a cercare se Biduino è l’allievo di Guglielmo, o se possiede la maestria scultorea bravura grazie allo studio dei sarcofagi romani “raccolti ed esposti a Pisa” nel suo tempo. (Dalli Regoli Gigetta  Il tema dell’Entrata in Gerusalemme nell’interpretazioni di Biduino da Forme e Storia  Artemide, pag. 229).

“…Gli elementi fitomorfici e zoomorfi, l’andamento orizzontale e l’articolazione della Entrata, i capitelli, confermano pertanto l’identità di Biduino e un rapporto con la presenza dello scultore presso il cantiere aperto a Pisa; probabilmente una personalità emergente e ben individuata nell’orbita di Guglielmo, che si dedicava allo studio, alla imitazione e rilavorazione dei marmi antichi raccolti ed esposti in città”.

Questo modo di affrontare la sconcertante e sublime scultura di Biduino slega la tecnica dal contenuto. La tecnica diventa arte, solo perché è sopravvissuta da quasi mille anni a molte peripezie, facendola di per sé un’opera d’arte, oppure è solo testimonianza di un’arte che ai più appare indecifrabile, misteriosa, disarmonica, inquietante. Un po’ come quegli storici che tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, anche se le definivano sculture barbare o rozze, non potevano far altro che annotare nei loro quadri di viaggio tali opere.

L’ entrata a Gerusalemme Architrave del Portale di S.Leonardo al Frigido Met Cloister New York

Un pò come quegli storici tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 che anche se definivano sculture barbare o rozze, non potevano far altro che annotare nei loro quadri di viaggio tali opere.

 La stessa Dalli Regoli nell’illustrare la lastra dell’Entrata a Gerusalemme (lastra di NY!) ammette la difficoltà del riconoscimento di tutti gli apostoli in quanto “si alternano fra le mani degli apostoli libri, cartigli, lembi di panneggio, e forse, rami di palma” (da Dalli Regoli Gigetta  Il tema dell’Entrata in Gerusalemme nell’interpretazioni di Biduino da Forme e Storia  Artemide pag. 226). L’unico è

Pietro che procede accanto e al di là dell’asino, mostra le chiavi, ma per un evidente pleonasmo, anche il quinto apostolo (da sinistra) reca sospesa alla cintura una chiave; egli presenta però l’attributo del cofanetto, e ciò lo identifica come Giovanni.” (da Dalli Regoli Gigetta  Il tema dell’Entrata in Gerusalemme nell’interpretazioni di Biduino da Forme e Storia  Artemide pag. 226)

Il contenuto fa breccia anche nella più austera descrizione dell’architrave di S.Leonardo. Non vi è dubbio che le chiavi in mano all’apostolo lo fa distinguere come Pietro. Una simbologia che è rimasta fino ad i nostri giorni. Più difficili gli altri simboli.

Ma la scelta di mettere S.Leonardo di Noblac (Orléans 495 circa- Noblac 545-549) riconoscibile per una scala minore degli apostoli ed il bastone e la tonsura dei monaci in una scena svolta cinque secoli prima, può avere il significato dell’attualizzazione dell’apostolato del santo e di erigerlo alla valenza di apostolo. 

San Leonardo nel medioevo era uno dei santi venerati anche perché oltre a convertire il  re dei Merovingi Clodoveo, questi  gli concesse il privilegio di liberare prigionieri che avesse incontrato e ritenuto innocenti. E Leonardo liberò  un gran numero di persone ridotte in condizioni miserevoli e prive di libertà.

Continua……

(foto: fonte dell’Autore)