Il Processo di Norimberga
OPINIONI

Il Processo di Norimberga – terza parte

di ALDO LASAGNA – In occasione del 75° anniversario del Processo di Norimberga, pubblichiamo la terza e ultima puntata

La prima grande obiezione che venne mossa fu quella sulla legittimità del differente valore della giustizia in tempo di guerra e in tempo di pace. L’altra eccezione, in cui si distinse principalmente il legale di Goering, fu la presunta violazione del principio giuridico (conosciuto e codificato sin dai primordi del Diritto moderno e recepito rigorosamente anche nella nostra Carta Costituzionale) relativo al divieto di applicare retroattivamente la legge penale; per cui, non avrebbe dovuto instaurarsi un procedimento, peraltro unico nel suo genere, per fatti criminosi che non fossero previsti come reati da una legge precedente, con conseguente inammissibilità di qualsivoglia condanna. 

Il fatto che tali crimini, assolutamente inediti, fossero stati creati ad hoc per punire fatti cosi atroci, pur nel tragico agire del male nel corso di secoli, crimini senza precedenti anche nel Diritto, costituiva per i legali degli imputati un’eccezione particolarmente fondata: che avrebbe dovuto, quindi, invalidare l’intero procedimento.

Al riguardo, l’argomentazione dei rappresentanti della Pubblica accusa, che fu poi recepita dalla Corte Alleata e che permise la definizione del processo, fu che i crimini contestati e giudicati costituivano comunque un elemento inveterato e consolidato del Diritto Internazionale: almeno quello formatosi e disciplinato dopo la fine della prima guerra mondiale.

Nel corso della Guerra ’15-’18 con l’uso dei gas erano state commesse atrocità, così che il novero dei “crimini di guerra” era  stato già stato riconosciuto e considerato ripugnante alla coscienza civile. I precedenti, quindi, deponevano in tal senso: come taluni articoli contenuti nei principali trattati di pace e riparatori sottoscritti dopo il 1918 (Versailles), ma pure l’Accordo costitutivo della Società delle Nazioni, o la convenzione di Ginevra sul rispetto dei prigionieri di guerra (risalente a prima ancora, le norme cosiddette pattizie, pre-esistenti). Queste condizioni – secondo alcuni giuristi dell’epoca- avrebbero legittimato, dopo la conclusione della Grande Guerra, il deferimento dello stesso Imperatore Guglielmo ad una Corte internazionale. Potevano invocarsi, dunque, pure a fondamento delle ipotesi accusatorie e del procedimento istruito  a Norimberga.

Non poteva inficiare tale ragionamento, inoltre, a detta del rappresentante della Pubblica Accusa, l’americano, Jackson, la considerazione che tali norme e trattati non fossero stati siglati dalla Germania all’epoca: proprio perché quel ‘corpus di leggi’ era diventato nel frattempo parte integrante comunità giuridica internazionale.

E qui giova allora menzionare le parole con cui il grande accusatore, rivolgendosi agli uomini chiamati a giudicare quei crimini, definì questi fatti: sofisticati, malvagi e devastanti. Tali al punto che “La civiltà Umana non può tollerare che vengano ignorati, altrimenti essa non potrebbe sopravvivere”. Civiltà Umana che sempre Jackson descrisse come l’unica “parte lesa” in quel processo. In questa memorabile requisitoria si coglie l’origine del cosiddetto ‘Diritto delle genti’: ovvero, la consapevolezza che Norimberga trae il suo fondamento come luogo deputato a tutelare la ‘Moralità internazionale’; lì si scorgono i prodromi dello stesso Diritto Internazionale moderno, cioè in quelle norme violate che costituiscono i grandi principi del Diritto riconosciuti e garantiti dai popoli civili.

Cosa rimane oggi di Norimberga?

L’eredità più feconda di Norimberga, fu dunque l’idea di una rinnovata (o per meglio dire: neo-nata) Giustizia Internazionale, creata sulla scia di quella nozione di ‘Crimine Internazionale’ che ovunque e se di nuovo consumato, sarebbe stato perseguito e sanzionato.

Fu un mero tentativo, non coronato da successo, quello delle autorità etiopiche che nel 1949 richiesero al Governo Italiano, nel nome di quei principi, l’estradizione del maresciallo Graziani e dell’ex capo di governo, il maresciallo Pietro Badoglio, per i crimini commessi su loro ordine dalle truppe italiane e con l’intento di creare un tribunale internazionale. La richiesta non ebbe, infatti, alcun seguito: prevalsero gli interessi politici più grandi, di fronte al ruolo particolare che l’Italia aveva assunto nel Mediterraneo per lo scacchiere Atlantico.

Nei decenni successivi, di fronte alle numerose guerre tribali che insanguinarono il continente africano, ma anche ad eventi simili in altre parti del mondo, solo agli inizi degli anni ’90 si concretizzò sotto l’egida del Consiglio di Sicurezza dell’Onu la creazione di due nuovi diversi organismi di Giustizia Internazionale: il Tribunale Speciale per i crimini commessi nel conflitto interno nel Ruanda (con sede principale ad Arusha, in Tanzania), e quello chiamato a giudicare sugli orrori di guerra nell’Ex-Jugoslavia (all’Aja). Particolare significativo da menzionare, il fatto che gli statuti di questi nuovi organi di Giustizia Internazionale prevedessero una competenza ad agire, per procuratori e giudici, limitata a determinati crimini commessi in stato di guerra: quali quelli contro l’Umanità e il Genocidio. Mentre a Norimberga era stata contemplata pure la categoria dei crimini contro la Pace: dei quali, la guerra di aggressione costituiva un vero e proprio ‘Crimine supremo’ (come scritto nella sentenza conclusiva). Naturale fu che i due nuovi tribunali seguissero il criterio dei luoghi dove era stata violata la radice della giustizia internazionale, mentre il campo d’azione a Norimberga assumeva un valore universale per le dimensioni del conflitto mondiale.

In conclusione, per riassumere il significato e l’eredità vera di quel grandioso Processo dell’Umanità, valgono forse le parole con cui un ex-rappresentante del Senato degli Stati Uniti d’America, Chris Dodd, in occasione dell’anniversario rievocò le lettere scritte dal padre, Procuratore dell’Accusa a Norimberga e successivamente membro del Senato americano: Hai posto la domanda: perché ricordarlo alla gente? Non avrei mai creduto che gli uomini potessero essere cosi malvagi… Mai prima d’ora era stato scritto un record del genere… E gli uomini così lo leggeranno per cento anni con stupore e si chiederanno come mai sia successo”.

Le due precedenti puntate

75 anni fa il Processo di Norimberga (con video)

Il Processo di Norimberga – seconda parte