Stefano Sovrani, direttore d'orchestra
CAMPO DI MARTE - di Aldo Belli, COMMENTI, IN ITALIA, Operazione Spartito

Il Pucciniano infangato al Foro Italico, un diretto testimone

di ALDO BELLI – Intervista al Maestro Stefano Sovrani, direttore artistico dell’Orchestra che il Presidente Veronesi chiamò per la Bohéme

La pubblicità sulla stampa, sul web, e i manifesti sugli autobus della Capitale annunciano da settimane una “Bohème” eccezionale al Foro Italico per il 30 e 31 maggio 2016, il nome della collaborazione con la Fondazione Festival Pucciniano che approda a Roma è una garanzia dell’evento: c’è la regia di Ettore Scola (scomparso il 19 gennaio) e la produzione che ha debuttato al Gran Teatro del Festival Puccini di Torre del Lago nel 2014. C’è la coppia d’assi Gheorghiu-Alvarez. Il 27 maggio sono fissate le prove, giornata afosa, i 30 gradi sono stati solo leggermente attenuati dal ponentino romano, l’umidità ha toccato il 94%, gli orchestrali arrivano alla spicciolata. Iniziamo da qui con il Maestro Stefano Sovrani raggiunto a Roma dove abita.

Il Maestro Stefano Sovrani

Stefano Sovrani si presenta subito con una voce serena e gentile, non occorre molto per cogliere nelle sue parole l’amore per la musica che lo accompagna fin dagli anni giovanili: “Sono nato e cresciuto in una famiglia orientata alla musica” mi dice. Diplomato in Violoncello alla prestigiosa Accademia Filarmonica di Bologna – sotto la guida di Leonello Godoli – inizia le prime attività didattiche nelle scuole pubbliche statali, suona come strumentista al Teatro Comunale di Bologna, all’Ente Lirico di Cagliari, al Teatro dell’Opera di Roma, alla RAI. Intraprende lo studio della direzione d’orchestra prima come autodidatta e poi specializzandosi con il Maestro Nicola Samale. I tour, nel corso della sua attività quarantennale, toccano gli Stati Uniti, il Canada, Vietnam, Indonesia, Australia, Singapore, Pakistan, Bangladesh, Corea del Sud, Turchia, Thailandia, Cina, Ucraina, Germania, Serbia, Tunisia. E’ stato direttore ospite con la Bangkok Symphony Orchestra, con la State Philharmonic Orchestra di Kharkiv (Ucraina), con la Youth Philharmonic Orchestra di Belgrado (Serbia). Nel 1983 costituisce il suo primo gruppo musicale, oggi la Nova Amadeus Chamber Orchestra, della quale è direttore artistico e direttore musicale, con la quale prosegue la sua passione di formare e fare crescere i giovani musicisti.

E’ in questa veste di direttore artistico della Nova Amadeus Chamber Orchestra che lo incontriamo dopo avere letto la ricostruzione pubblicata da Toscana Today il 24 gennaio 2021, essendo stato un testimone diretto della “Bohéme” al Foro Italico del 2016.

L’incontro con il Presidente della Fondazione Festival Pucciniano Alberto Veronesi

Maestro, come è finito nella “Bohéme” al Foro Italico? Solo cinque giorni prima della recita, cioè il 25 maggio, era stata annunciata “l’orchestra sinfonica del Festival Pucciniano”.

Vengo contattato e diedi ad Alberto Veronesi la mia disponibilità. Precisai che avrei fatto da filo d’unione tra lui e i musicisti cercando l’organico orchestrale necessario; all’organizzazione di tutti gli aspetti formali, contributivi e fiscali però, precisai che non me ne sarei occupato o responsabilizzato. Veronesi mi rispose che non c’erano problemi, e che di queste incombenze si sarebbe occupata la sua società che organizzava l’evento. Quindi, io non firmai nessun contratto. I rapporti contrattuali con i singoli musicisti, come tutte le responsabilità, sarebbero state a carico degli organizzatori. Per quanto riguarda l’orchestra del Festival Puccini, Veronesi mi disse che non avrebbe potuto essere presente per l’Opera essendo impegnata in altro. Sono certo, invece, che fui chiamato e incaricato di formare un’orchestra per il Foro Italico una decina di giorni prima della prima recita di “Bohéme” fissata per il 30 maggio.

E non si meravigliò di tanta fretta?

Conoscendo la mia attività, sicuramente il Maestro Veronesi sapeva che ero l’unico su Roma che avrebbe potuto organizzare, con quei tempi a disposizione, un’orchestra adeguata per un evento del genere: sono un direttore d’orchestra, quindi sapevo bene di cosa ci sarebbe stato bisogno, perché mi occupo da anni di giovani musicisti. La considerai un’opportunità molto interessante per i giovani che avrebbero potuto esibirsi in un contesto importante come quello che mi veniva presentato: con un cast di fama internazionale, un’eccellente produzione firmata da Ettore Scola, sotto l’egida di un’organizzazione prestigiosa come quella della Fondazione Festival Pucciniano. Dovetti impegnarmi per organizzare un’orchestra composta da 56 musicisti, in così pochi giorni. Ricordo comunque perfettamente di essere andato a Milano prima del 25 maggio per un appuntamento e per prendere accordi precisi con il Maestro Veronesi.

Quindi, il presidente della Fondazione Festival Pucciniano Alberto Veronesi fu l’unico suo interlocutore degli organizzatori di “Bohéme” al Foro Italico?

Non ho incontrato nessun altro. Quanto meno, io riconobbi in lui l’unico interlocutore ed organizzatore dell’evento. Mi chiese di andare a Milano per prendere accordi, e mi ricevette nella sua sede elettorale di candidato alle elezioni comunali; come impegno mi dette un piccolo acconto in contanti per i musicisti, assicurandomi che avrebbero ricevuto un ulteriore acconto durante le prove ed il saldo prima dell’ultima recita prevista. Io lo assicurai che gli avrei fornito l’organico dell’orchestra con i dati anagrafici di ciascun musicista. Lui e la società avrebbero provveduto a tutti gli adempimenti necessari, non assumendomi io nessuna responsabilità per tutto quello che riguardava gli aspetti previdenziali e fiscali delle prestazioni. Veronesi mi rispose che era d’accordo e che andava bene così. Ed io iniziai con le chiamate dei musicisti

Il giorno delle prove

Si arriva al 27 maggio.

L’appuntamento per la prima prova dell’orchestra è stabilito per venerdì 27 maggio 2016 alle ore 17 al Foro Italico con i 56 musicisti da me chiamati. Mi presento al campo principale del Foro Italico, e vedo che non c’è praticamente nessun tipo di allestimento e non è presente nessun responsabile dell’organizzazione, a pochissime ore dall’inizio delle prove stabilite dal Maestro Veronesi. L’organizzazione, sapendo di dover fare le prove, avrebbe dovuto, quanto meno, allestire un luogo dove provare; è ovvio che essendo all’aperto, l’orchestra non poteva provare in mezzo al campo sotto il sole, con 35 gradi quanti ce n’erano quel giorno. Pensi che quando abbiamo tentato di iniziare la prova, non c’erano neppure le sedie per l’orchestra: solo dopo parecchie ricerche sono riuscito a trovare le sedie per poi iniziare la prova in ritardo. Insomma, arrivai lì e trovai che non c’era assolutamente nulla che potesse far pensare che di lì a poco ci sarebbe stato uno spettacolo di quella importanza. Inoltre, ricordo di essermi trovato insieme a colui che forniva le scenografie, che disperato mi disse: “Qui non si capisce niente, non credo che si possa allestire nulla. Figuriamoci se questa organizzazione può essere all’altezza di un evento di questa portata con la Gheorghiu e Alvarez…”.

Torniamo alla prova.

Il Maestro Veronesi non c’era, arrivò successivamente rispetto all’orario delle prove dell’orchestra che iniziammo con un suo collaboratore, il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, assistente musicale del Festival Puccini di Torre del Lago e quindi del Maestro Alberto Veronesi.

Mi perdoni Maestro. Le prove non si effettuano proprio per trovare il giusto equilibrio musicale tra direttore d’orchestra, orchestra, cantanti e coro? Per altro, trattandosi della “Bohéme” c’è anche il coro delle voci bianche. Non credo che le prove vengano fatte per vedere se gli strumenti musicali funzionano. Che senso ha fare le prove con un direttore d’orchestra diverso da quello che dirigerà, per di più trattandosi solo di due prove prima di andare in recita?

Così andarono i fatti, come le ho raccontato. Verso la fine della prova del pomeriggio, già stabilita con me dal Maestro Veronesi, apparve lui con la soprano Angela Gheorghiu. Ricordo di avere visto la Gheorghiu già particolarmente nervosa, e il Maestro Veronesi mi dette l’impressione di provare imbarazzo. A quell’ora non era stato ancora piantato un chiodo sul palcoscenico per montare le scene, non c’erano le torri delle luci di palcoscenico per lo spettacolo, non c’erano neppure i camerini, insomma non c’era nulla che potesse far pensare che da lì a poche ore si sarebbe dovuto fare uno spettacolo di quella importanza. E comunque non c’erano neppure le basi elementari per poter fare una prova d’orchestra sotto il palcoscenico, perché mancavano anche tutte le luci. Ricordo che la Gheorghiu ha provato con l’orchestra solo dieci minuti, per poi andarsene e abbandonare la prova. Quindi, la successiva prova serale non fu fatta in quanto l’orchestra fu avvertita che lo spettacolo si sarebbe rimandato a data da destinarsi per ragioni che noi non potevamo sapere, ma che intuivamo.

Questo accade il 27 maggio sera, il primo giorno di prove. Giusto?

Esattamente.

Quindi, il 27 maggio viene data comunicazione all’orchestra dell’annullamento delle due recite del 30 e 31 maggio; mentre è il 30 maggio (cioè tre giorni dopo) che viene annunciato pubblicamente che la “Bohéme” prevista quella sera veniva rinviata per un’improvvisa indisposizione del soprano Angela Georghiu. La nota stampa pubblicata sui giornali: “Con grandissimo dispiacere la signora Gheorghiu deve purtroppo comunicare la necessità di rinviare la propria partecipazione nell’Opera Bohéme al Foro Italico”, la causa è “una forte afonia sopraggiunta in seguito all’umidità e ad un colpo d’aria presa durante le prove” (Repubblica, 30 maggio 2016).

Il compenso degli orchestrali

Furono fatti i contratti con i musicisti?

Non lo so, perché in realtà non vedemmo nessuno dell’organizzazione, tranne il Maestro Veronesi. Alberto Veronesi quella sera mi assicurò, comunque, che le recite si sarebbero spostate ma sarebbero state fatte, per cui garantiva il compenso a tutti i musicisti già impegnati. L’opera non ci fu mai, e i musicisti non sono mai stati più compensati per la loro mancata prestazione. Per fortuna, personalmente sono conosciuto nell’ambiente come persona onesta e professionale, quindi tutti i musicisti compresero la mia buona fede e intuirono che anche io ero stato ingannato. Comunque sia, tentai di convincere il Maestro Veronesi a pagare i musicisti che non avevano colpe per gli spettacoli annullati, e lui mi disse che avrebbe provveduto a consegnarmi un acconto se lo avessi incontrato successivamente a Milano.

A Milano nella sede del candidato alle elezioni del Consiglio Comunale

A Milano?

Qualche giorno dopo andai a Milano su invito telefonico del Maestro Veronesi da me interpellato, che mi diede appuntamento nello stesso luogo del primo incontro per le ore 13.00. Purtroppo lui non si fece né vedere né sentire e dopo averlo aspettato per oltre tre ore in mezzo alla strada, ed aver verificato che non c’era più nessuno nell’ufficio elettorale dove l’avrei dovuto incontrare, me ne tornai mestamente a Roma con un nulla di fatto.

Dopo, lei ha più rivisto o risentito il Maestro Alberto Veronesi?
No.

Nessun sassolino nelle scarpe, solo per i 56 musicisti e la mia onorabilità professionale

Mi scusi Maestro se le faccio questa domanda, ma è per consentire ai lettori di leggere in tutta trasparenza questa intervista: lei ha mai chiesto nessun incarico alla Fondazione Festival Pucciniano?

Se intende chiedermi se ho qualche sassolino personale nelle scarpe da togliermi, le rispondo che ho deciso di concederle questa intervista, dopo avere letto l’articolo pubblicato dal suo giornale, unicamente per rispetto dei 56 musicisti che sono stati umiliati e non pagati, e perché sempre più spesso accadono situazioni spiacevoli simili a quanto qui descritto. Ho tenuto a fare questa intervista per la mia onorabilità, essendomi sentito chiamato in causa in una vicenda che non mi responsabilizza in nessuna maniera, e che non mi ha visto connivente con chi organizzò l’evento del Foro Italico.


Ringrazio il Maestro Stefano Sovrani per averci concesso questa intervista, per la sua onestà intellettuale che dimostra anche in questa circostanza il suo amore per i giovani e per la musica. Sono convinto che in Italia siano in molti ad essere nelle condizioni di vita come la sua, che potrebbero parlare e raccontare, commentare, senza nessun timore di carriera: non per sé, ma per coloro che sono nel fiore della professione e per coloro che verranno. Mi auguro che seguano il suo esempio, probabilmente anche chi fino ad ora è costretto a subire in silenzio, potrebbe trovare coraggio e sentirsi meno solo dinanzi alle avversità del lavoro. Al Maestro Sovrani ho dato appuntamento per far conoscere meglio ai nostri lettori l’attività della sua Nova Amadeus Chamber Orchestra e dei suoi giovani musicisti.

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