OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini

Il ragazzo di 10 anni dell'Unione Rugby Versilia al Twickenam Stadium

Una favola? No, semplice e banale realtà. La banalità in questo caso dei piccoli piaceri della vita. Se poi la vita è quella di un baby atleta, ancora meglio. La realtà dei piccoli fatti, dei sogni che si realizzano dolcemente come naturale evoluzione delle cose. Succede così che un bambino di otto anni, appassionato di rugby, si trovi per qualche giorno a calcare il prato di un impianto che sta al rugby come la Torre sta a Pisa, il Colosseo a Roma, il museo del Louvre a Parigi o piazza San Marco a Venezia. Un simbolo assoluto. Della serie: Pieve di Camaiore (dove abita in bambino) chiama Twickenhan (Londra), uno degli stadi che hanno fatto la storia di questa disciplina sportiva, non a caso impianto che viene utilizzato per le gare interne dalla Nazionale inglese. Insomma, il sogno di Joshua Longo – grazie ai suoi genitori, appassionati di Inghilterra e di sport – si è avverato e il piccolo atleta dell’Unione Rugby Versilia (la società di Pietrasanta) ha potuto svolgere una serie di allenamenti con i pari età inglesi, proprio su quel prato dove ogni filo d’erba, ogni centimetro quadrato, porta con sè una storia di passione, di entusiasmo, di generosità, tutti ingrendienti che in dosi massicce vengono prodotti nel corso di una partita, ma anche in un semplice allenamento di rugby.
Joshua è un bambino – non ha ancora 10 anni – che ha il rugby nel cuore e nella mente: gioca e si diverte con i compagni di squadre nelle formazioni minori dell’Union Versilia, una delle società presenti sul palcoscenico della Toscana, con un serbatoio di un centinaio di giovani e giovanissimi tesserati che preferiscono la palla ovale a quella rotonda. ‘La nostra filofosia è semplice: l’importante – spiega il dirigente Marco Morotti – è che prima di tutto i ragazzini si divertano: avere avuto la grande opportunità di allenarsi a Twickenham, come è stato per Joshua, è un’indimenticabile esperienza da raccontare’. Ma è chiaro che in situazioni del genere, da cosa nasce cosa. Così l’Unione Rugby Versilia vuole – a palla ovale ferma, ragionando serenamente e rendendosi conto che di fronte ha un colosso – aprire un canale preferenziale con il club inglese che ha come casa-madre lo stadio di Twickenam. Lo spiega ancora il portavoce della società, Marco Morotti: ‘A settembre avremo un altro colloquio: noi siamo una piccola società che ha voglia di crescere, i nostri ragazzi sono in ‘franchigia’ con Parma (in pratica, la società ducale ha un diritto di prelazione n.d.r) però allargare i confini dei contatti internazionali con gli Harlequin, il club di Twickenham sarebbe il massimo. Noi ci proviamo: siamo consapevoli di essere una realtà ancora in evoluzione, ma anche i piccoli devono crescere. E ci piace anche sognare’. E i sogni non muoiono all’alba come ha dimostrato Joshua che ce l’ha fatta ad arrivare a Twickenham, là dove il rugby è una religione, uno stile di vita e di sport da osservare seguendo sempre e comunque i sani principi della lealtà sportiva.

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