Il 23 aprile è una data importante per la cultura globale: la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, patrocinata dall’UNESCO. La vicinanza di questa ricorrenza ci offre un’ottima occasione per affrontare un argomento affascinante: il rapporto tra la lettura e la psiche.
A molti sarà capitato, magari durante un periodo di ribellioni adolescenziali, di sentirsi consigliare di leggere di più, per ampliare i propri orizzonti e il bagaglio culturale. Consigli veritieri, ma c’è qualcos’altro che occorre sapere, quando pensiamo ai benefici che la passione per i libri può regalare.
La lettura può renderci persone migliori.
Più libri, più empatia
Secondo il prof. Keith Oatley, psicologo della University of Toronto, romanzi e racconti migliorerebbero l’empatia, ossia la capacità di comprendere stati d’animo e pensieri del prossimo mettendosi “nei suoi panni”.
Autore di un’interessante rassegna sul tema, pubblicata dalla rivista“Trends in cognitive sciences”, Oatley ha indagato il legame tra lettura ed empatia attraverso studi sperimentali.
In una di queste ricerche, i lettori di narrativa hanno effettuato performance migliori in due test, il “Reading the mind in the eyes” e l’“Interpersonal reactivity index”, rispetto ai soggetti che non coltivavano la passione per la lettura.
Nel primo test vengono mostrate trentasei fotografie degli occhi di alcune persone. Attraverso tale particolare viene chiesto di indovinare le sensazioni provate, al momento dello scatto, dagli individui fotografati. Il secondo test, invece, è una valutazione del livello di empatia.

Il prof. Oatley ha ipotizzato una spiegazione affascinante per i risultati migliori dei lettori: l’impegno di immaginare pensieri e stati d’animo dei personaggi di fantasia, tipico della lettura, ci allenerebbe a comprendere il vissuto interiore delle persone reali.
I libri sarebbero quindi, è proprio il caso di dirlo, una palestra di vita. Come l’allenamento ginnico crea situazioni di sforzo in un ambiente controllato, per potenziare la muscolatura, così la lettura ci preparerebbe a capire il prossimo simulando nella nostra mente delle interazioni sociali.
Libri vs TV: a chi la medaglia d’oro del “training empatico”?
Se ciò che rende la lettura un valido allenamento dell’empatia è l’immedesimazione nei personaggi immaginari, qualcuno potrebbe sostenere che per tale “training” sia altrettanto efficace, se non di più, la TV.
Le cose non stanno così, come suggerisce un altro studio.

La ricercatrice Rose Turner, quando era una dottoranda della Kingston University di Londra, ha chiesto a 123 adulti di compilare un questionario sui passatempi preferiti.
Gli individui erano sottoposti anche a un test sulle abilità nelle relazioni interpersonali: dalla comprensione delle emozioni altrui, alla propensione ad aiutare il prossimo.
Coloro che dichiaravano di preferire la lettura alla televisione risultavano più empatici. Come si spiega tale tendenza?
Secondo la dottoressa Turner la TV, mostrando scene interpretate da attori, richiederebbe minori sforzi per “entrare nei panni” dei personaggi di una storia. Il libro, invece, stimolerebbe maggiormente l’empatia, chiedendoci di immaginare situazioni e personalità a partire da un testo, come ha spiegato la ricercatrice:
“Quando leggiamo, andiamo oltre ciò che è semplicemente scritto sulla pagina e dobbiamo colmare dei vuoti mentre procediamo, ottenendo la possibilità di sviluppare abilità empatiche mentre cerchiamo di capire cosa sta affrontando un personaggio. Invece, quando guardiamo qualcosa ci ritroviamo già molte informazioni.”
Questo non significa che un film o una fiction di qualità, con interpretazioni toccanti, non possano attivare il nostro lato empatico. È plausibile, però, che i libri rappresentino un “training” più efficace.
Sfatiamo quindi lo stereotipo del lettore “topo di biblioteca”, rinchiuso nel suo mondo e lontano dalle relazioni sociali. Chi legge molto potrebbe cavarsela decisamente bene, quando si tratta di comprendere le emozioni e i punti di vista del prossimo!
Fonti citate:
Keith Oatley, Fiction: simulation of a social worlds. Trends in cognitive sciences, volume 20, issue 8, pagine 618-628, agosto 2016
Kingston University, “Reading may make us kinder, student’s research into fiction habits and personality types reveals.” ScienceDaily, 23 maggio 2017
Ugo Cirilli è nato a Pietrasanta nel 1985, laureato in Psicologia Cognitiva Applicata all’Università di Bologna ha poi conseguito un master in Mental training, ha frequentato corsi di marketing e di gestione delle risorse umane, tecnico della progettazione e promozione turistica (Fondazione Campus, Lucca). Ha scritto su siti internet di cultura e attualità, tra questi scrivo.me portale del Gruppo Mondadori). Come scrittore ha esordito con il romanzo “Un accordo maggiore in sottofondo” (edizioni Toscana Today, 2019).
