IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

Il vaccino anti-covid: pensare diversamente non è reato

di BEATRICE BARDELLI – Quando la scienza non è in grado di dare risposte, dubitare non solo è un diritto ma un contributo alla medicina

In Italia non si può parlare di vaccini in modo critico. Non si possono esprimere dubbi, non dico personali, il che sarebbe anche ammissibile in una società democratica dove la “critica” dovrebbe essere considerata il “sale” della vita, ma addirittura suscitati da una lettura attenta dei documenti ufficiali. Non si può. Non si può e basta. Perché chi lo fa viene accusato di essere un “negazionista” tout court, parola-chiave del nuovo Partito italiano, quello dei sostenitori “senza se e senza ma” della bontà dei nuovi vaccini, considerati la soluzione “miracolosa” per uscire definitivamente dalla tragedia della pandemia. A questo nuovo Partito si sono affiliati spontaneamente uomini e donne sia di destra che di sinistra uniti, per la prima volta nella storia della nostra Repubblica Costituzionale, sotto la stessa bandiera: “Vaccini a/per tutti”.

Chi la pensa diversamente è considerato un reietto, un irresponsabile, in poche parole un “negazionista” da condannare alla esclusione sociale ed alla espulsione dai luoghi di lavoro se rifiuta di farsi inoculare un vaccino che lascia molto perplessi se si leggono con attenzione sia il Modulo di Pfizer del Consenso informato sia il documento dell’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco. Sembra di vivere in un incubo, in una gigantesca bolla di paranoie e di follia che spinge la gente ad uniformarsi al “pensiero unico” manipolato e manovrato con grande abilità dai media main stream che sostengono la campagna vaccinale voluta e propagandata da questo governo. Bypassando a piè pari la vera sostanza del problema, ovvero se questi vaccini immessi recentemente sul mercato ed in particolare il vaccino della Pfizer-BioNTech, arrivato e già somministrato in Italia, sia realmente sicuro ed efficace per lo scopo che tutti sognano di raggiungere: liberarsi per sempre dalla pandemia da Covid-19 e dalla paura del contagio. Non è così.

Vaccinarsi contro il Covid-19 è una libera scelta

Ad oggi, non esiste in Italia una legge, approvata dal Parlamento italiano, che obblighi i cittadini a vaccinarsi contro il Covid-19. Vaccinarsi, quindi, è una libera scelta garantita dalla nostra Costituzione che, all’art. 32 stabilisce che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Dal momento che le vaccinazioni sono, a tutti gli effetti, trattamenti sanitari (con tutte le implicazioni che ne derivano), quell’articolo della Costituzione trova sostegno nell’altro articolo, il 13, che afferma l’inviolabilità della libertà personale (art. 13: “La libertà personale è inviolabile”). Da questi presupposti deriva la prassi, obbligatoria, di far firmare il Consenso informato a chi si sottopone ad una vaccinazione/trattamento sanitario. L’Italia, inoltre, con la legge n. 145 del 28 marzo 2001, ha ratificato la Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, firmata a Oviedo il 4 aprile 1997, che dedica e fornisce ulteriori elementi sul consenso informato e lo consolida come presidio della libertà di scelta di ogni individuo, che diventa inviolabile. A questo, si è aggiunta, nel dicembre 2009, una Direttiva Europea che rende il Consenso informato obbligatorio per tutti i tipi di vaccinazione e per tutti i cittadini. In pratica, il consenso informato assume dunque valore legale di liberatoria che solleva i medici e le case farmaceutiche dal risarcimento dei danni eventualmente provocati al paziente dal trattamento sanitario.

Il consenso informato

Come di prassi,  anche nel Modulo del Consenso informato della Pfizer per il suo vaccino sono previste due opzioni: Accetto/Rifiuto. Questo documento va letto con molta attenzione per evitare eventuali delusioni che non corrispondono alle proprie aspettative. Analizziamolo. Nella prima pagina c’è scritto che il medico deve informare la persona anche delle “alternative terapeutiche” (che già ci sono e sono già state applicate con successo su malati di Covid) anche se i media main stream non le citano mai: “Sono stato correttamente informato con parole a me chiare, ho compreso i benefici ed i rischi della vaccinazione, le modalità e le alternative terapeutiche, nonché le conseguenze di un eventuale rifiuto o di una rinuncia al completamento della vaccinazione con la seconda dose”. Al punto 6 (pag. 9) del documento, c’è scritto che “per sviluppare la protezione contro il Covid-19” è necessario praticamente un mese (2 dosi a distanza di 21 giorni, più altri 7), ed inoltre che “ll vaccino potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono. Infatti l’efficacia stimata dalle sperimentazioni cliniche (dopo due dosi di vaccino) è del 95% e potrebbe essere inferiore in persone con problemi immunitari“. Inoltre, in questo documento la stessa Pfizer ci invita a non illuderci di risolvere il problema socialsanitario Covid con la vaccinazione proposta perché: “Anche dopo somministrazione di entrambe le dosi del vaccino, si raccomanda  di continuare a seguire scrupolosamente le raccomandazioni delle autorità locali per la sanità pubblica, al fine di prevenire la diffusione del COVID-19“. Ma il punto che invito a leggere e rileggere più volte è il punto 10 dove c’è scritto: “Non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza”. Da persona ragionevole mi chiedo, quindi, a cosa serva vaccinarsi con questo vaccino se non mi libera dall’obbligatorietà della mascherina e dal mantenimento del distanziamento sociale e per di più non mi garantisce una sicurezza assoluta dal momento che la stessa Pfizer ammette di non conoscere gli eventuali “danni a lunga distanza”.

Capiamo perché

Perché la sperimentazione sul vaccino si è conclusa dopo soli due mesi e l’EMA  (Agenzia europea del farmaco) ha ridotto di dieci volte i tempi generali di istruttoria per esprimere un parere per cui ha dato una “autorizzazione condizionata” solo per un anno.Quindi, i vaccini Pfizer (ed altri) hanno avuto una autorizzazione al commercio in procedura d’emergenza ma l’EMA non lo/li ha ancora approvato/i. Il motivo? Semplice e banale. Perché i dati scientifici presentati sono ancora incompleti ed il/i produttore/i li forniranno solo in seguito. Intanto si sono impegnati ad una “farmaco vigilanza”. Su chi? Ma sulle persone a cui stanno già somministrando il vaccino perché questa è la IV fase della sperimentazione dell’industria farmaceutica (come ci ha ricordato il dottor Eugenio Serravalle: https://www.toscanatoday.it/il-vaccino-anti-covid-spiegato-dal-dott-eugenio-serravalle/). In pratica, quella in atto oggi che continua sulle persone in vivo.

Chi pagherà i danni?

Se non è possibile prevedere “danni a lunga distanza” chi pagherà questi eventuali danni alle persone vaccinate? Riporto la risposta del dottor Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica: “Per quanto mi risulta la legge sulle reazioni avverse comprende anche il caso in esame quindi, come “di prassi”, i danneggiati potranno rivalersi nei confronti dello Stato e non direttamente nei confronti dei produttori dei vaccini. A tale proposito va segnalato che, purtroppo, l’Unione Europea ha “scambiato” una accelerazione nella messa a disposizione dei vaccini anticovid con una clausola di esclusione di responsabilità da parte delle aziende produttrici, responsabilità che viene “caricata” sull’Unione e quindi sui singoli Stati membri”.

I vaccinati possono infettare

E’ per questo che, sia loro (“i vaccinati”, n.d.r.)che le persone che hanno contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti-Covid (mascherine, distanziamento sociale ecc.). Lo scrive chiaramente l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, nel documento “Vaccinazione anti Covid-19 con vaccino Pfizer (Comirnaty)”. Al punto n. 11 delle FAQ (domande, n.d.r.) si legge: Le persone vaccinate posso trasmettere comunque l’infezione ad altre persone? La risposta è:  “Gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) sulle forme clinicamente manifeste di COVID-19 ed è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone. Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19”.

Conclusioni

Non lasciamoci intimorire dalla meteora del “vaccino sì, a tutti i costi”. Usiamo la nostra razionalità e riflettiamo con calma. Se siamo convinti a vaccinarci, facciamolo responsabilmente, ma se non siamo convinti, non facciamoci “ricattare” né dal collega di turno, né tantomeno dal proprio datore di lavoro. Ricordiamoci che, in Italia, la vaccinazione contro il Covid-19 non è obbligatoria. Per legge.

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