Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

Infodemia, un rischio per il benessere psicologico

Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.

Così il vocabolario online Treccani definisce l’infodemia, un problema che ha acquisito particolare attualità con l’emergenza Covid-19.

Da quando la nostra quotidianità è stata stravolta, tante persone cercano continuamente nuove informazioni, online e sui media tradizionali, per decifrare uno scenario incerto e capire cosa ci aspetta.

Purtroppo le previsioni, con tante variabili in gioco, non possono spingersi oltre un certo punto. Nonostante questo, sull’argomento Covid-19 vengono versati fiumi di inchiostro (anche digitale) e si dibatte per ore nei talk show, con esiti non sempre apprezzabili. Troppi media usano titoli ad effetto per post che non aggiungono granché di nuovo. O, peggio, presentano dati dubbi o considerazioni prive di solide fondamenta.

In alcuni casi l’utente non ha competenze sufficienti per approfondire o non se ne preoccupa, dando per scontato che media riconosciuti forniscano informazioni attendibili. Così si cade vittime dell’infodemia: ci si sovraccarica di dati, teorie, congetture inutili, finendo per innalzare i livelli di ansia e stress.

La ricerca sull’infodemia

Foto di Dr StClaire da Pixabay

Uno studio della Fondazione Bruno Kessler di Trento, relativo al primo periodo dell’emergenza Covid-19, ci aiuta a capire la natura del fenomeno. I ricercatori hanno analizzato oltre 112 milioni di post Twitter pubblicati da utenti di 127 nazioni, tra il 22 gennaio e il 10 marzo 2020. I tweet contenevano 20,7 milioni di link a siti web. Nelle fasi iniziali, quando le notizie relative al nuovo virus iniziavano a circolare, si è osservata una preoccupante condivisione di contenuti da fonti non attendibili/non verificabili. Metà dei contenuti condivisi, ad esempio, portava a pagine che erano state in seguito rimosse, avevano scarsa diffusione o non erano classificabili tra le fonti scientifiche e giornalistiche (ad esempio semplici video su YouTube).

Lo studio, però, ha acceso anche una speranza: quando il contagio iniziava a diffondersi sempre più, gli utenti diventavano maggiormente selettivi nella ricerca di informazioni. La paura probabilmente rinforzava il desiderio di dati certi. In Italia, ad esempio, gli internauti iniziavano a digitare spesso i nomi di noti virologi, per leggere le loro opinioni.

Così, una crescente consapevolezza può giocare un ruolo importante: si consultano solo fonti affidabili, come istituzioni, esperti e testate che possano dimostrare la provenienza dei dati forniti.

Il fenomeno infodemia ha però anche un’altra faccia, oltre alla possibile diffusione di fake news o informazioni non accurate: l’impatto sul benessere psicologico.

Uno studio pubblicato a novembre 2020 ha messo in luce un aumento delle sensazioni di minaccia e paura in cittadini USA che, a marzo, avevano consultato una gran quantità di news e post sul Covid ogni giorno. I ricercatori si sono focalizzati su notizie e riflessioni legate all’aspetto sanitario, ma nelle conclusioni formulano un’ulteriore riflessione: potrebbero impattare negativamente sulla salute mentale anche i contenuti che enfatizzano continuamente i pericoli per l’economia.

Possiamo tracciare una linea di demarcazione tra l’informazione utile e necessaria (se c’è un pericolo, sanitario e/o economico, è giusto e doveroso essere informati) e i contenuti inutili o fuorvianti, in cui magari si fa leva sulle paure e sulla rabbia per fare audience o attrarre lettori.

Evitare l’infodemia: consigli pratici

Vediamo quindi alcuni consigli per difenderci dall’infodemia:

  • Come abbiamo visto, selezionare sempre con cura le nostre fonti d’informazione. Sono media autorevoli? Gli articoli si basano su dati certi (report istituzionali, studi scientifici etc)?
  • Evitare, soprattutto se ci sentiamo stressati, di trascorrere troppo tempo leggendo articoli fortemente polemici o assistendo a dibattiti TV in cui il litigio prevale sul confronto costruttivo.
  • Cercare di darsi un limite giornaliero alla lettura o all’ascolto di news sul Covid, trovando parentesi in cui staccare la spina, ad esempio uscendo per una passeggiata o dedicandosi a un hobby rilassante.
  • Capire quali dei nostri contatti (amici, conoscenti, familiari) veicolano più facilmente informazioni inaffidabili, evitando di cliccare ogni link che condividono (e facendo loro notare l’origine dubbia di certe news).

Per approfondire

Gallotti, R., Valle, F., Castaldo, N. et al. Assessing the risks of ‘infodemics’ in response to COVID-19 epidemics. Nat Hum Behav 4, 1285–1293 (2020). https://doi.org/10.1038/s41562-020-00994-6

Stainback K, Hearne BN, Trieu MM. COVID-19 and the 24/7 News Cycle: Does COVID-19 News Exposure Affect Mental Health? Socius. January 2020. doi:10.1177/2378023120969339