di ALDO BELLI – Marialina Marcucci: “Non sono alla ricerca di gloria e tantomeno di ritorni economici, su Internet chiunque può leggere la mia storia personale. Credo nell’anima di Viareggio”.
Marialina, il suo nome è legato a Videomusic, la prima televisione musicale “non stop” in Europa, poi a Super Channel, prima emittente paneuropea via satellite e via cavo, membro del Cda della Robert F. Kennedy Foundation of Italy, organizzazione impegnata nella promozione dei diritti umani, fondatrice e vicepresidente onoraria di AIWA, l’associazione che promuove lo scambio tra imprenditrici italiane e arabe favorendo relazioni economiche e culturali nell’area mediterranea, è vicepresidente del Touring Club Italiano, membro dell’Aspen, ha contribuito alla nascita di Campus Studi del Mediterraneo con l’obiettivo di sviluppare percorsi innovativi nell’alta formazione in collaborazione con università italiane ed europee, ha collaborato con l’Istituto Britannico di Firenze ed ha insegnato politica economica alla LUISS. Mi faccia capire: chi gliel’ha fatto fare di candidarsi sindaco in una città complicata e decadente come Viareggio?
R – Sono affezionata a Viareggio, ho trascorso qui tutta la mia infanzia. Non è un atto di vanità, basta andare su Internet: di gloria – come si dice – ne ho già avuta abbastanza. Credo che il problema vero di Viareggio sia quello di essere interpretata tirando fuori la sua anima, un po’ borghese e un po’ popolare, e convincere i viareggini a riscoprire che possiedono tutte le energie per costruire un nuovo futuro, non tra cento anni ma da domani, una modernità radicata nelle sue tradizioni. Mi pare una bella sfida. Fare crescere e ampliare il benessere e sentirsi liberi di vivere la città senza l’ansia della sicurezza.
Non le pare che la sua biografia sia un po’ sopra le righe rispetto ad una realtà come Viareggio?
R – Ciascuno mette a disposizione quello che ha, io sto bene in mezzo alla gente, e comunque non dimentichi che tutt’ora Viareggio – pensi al suo valore aggiunto nella Nautica – rappresenta un marchio in Italia e nel mondo.
Giunge un momento nella vita in cui si deve restituire alla società parte di ciò che la vita ti ha dato: giving back, come si dice in America?
R- La vita mi ha dato tanto. E aggiungo che nonostante le mie origini avvantaggiate dalla famiglia, ho sempre lavorato fin da giovane. No: giving back non è il termine giusto. Perché sia io che la mia famiglia ci siamo sempre adoperati nel contribuire alle iniziative sociali e umanitarie, potrei farle molti esempi: il punto, forse, è che l’abbiamo fatto senza clamore, senza ricerca di pubblicità, convinti che il bene al prossimo si fa con il cuore e in silenzio.
Lei rappresenta, appunto, una grande famiglia, un potere economico, è legittimo il dubbio che la sua candidatura abbia qualcosa a che fare con gli interessi del suo gruppo su Viareggio: Darsena, stabilimenti balneari in gara, edilizia…
R- Non ho scheletri nell’armadio. Le anticipo, a riprova della serenità mia e della mia famiglia, che nominerò un Garante della Trasparenza indipendente sugli atti e gli appalti del Comune. Però, in un certo senso, comprendo che possa sorgere un dubbio sul possibile conflitto d’interessi.
Mi spieghi.
R- Purtroppo, la politica ha perso il suo significato di servizio e di passione. Ovviamente, non è un problema solo locale. “Viareggio mon amour”: sa che io ci credo veramente! Credo ancora che si possa amare una città, che un determinato luogo ti appartenga più di altri; e che esistano ancora persone oneste disponibili a fare qualcosa, in maniera disinteressata, per il posto in cui sono nati, o cresciuti, in cui vivono: per abitarci tutti meglio e per lasciarlo migliore a coloro che arriveranno dopo. Non le pare un sentimento meritevole per impegnarsi?
Come avrà notato, non le ho chiesto del suo programma. Ha avuto e avrà modo di farlo conoscere. A me interessa un particolare che sta ancora prima dei programmi: la persona a cui vengono date in mano le sorti degli anni a venire di una città. Il metodo vale quanto il merito. Può apparire incredibile, ma da dieci anni a Viareggio è stato cancellato tra i primi doveri del sindaco quello del cosiddetto Giorno di ricevimento dei cittadini. Mi pare un esempio molto eloquente. Lei che intenzioni ha?
R – Sicuramente è faticoso, ma non si può governare una città senza ascoltare e guardare in faccia i cittadini, perché ciascuno dei loro problemi è un problema che riguarda tutti. Il “Giorno di ricevimento” quindi, e qualcosa di più: non si tratta di una formalità, ma di una concezione della democrazia fondata sulla partecipazione dei cittadini, ovunque valida ma ancora di più a livello comunale.
Lei è stata vicepresidente della Regione Toscana. Troppo spesso Viareggio ha subìto una certa sudditanza e penalizzazione, quando ha reagito lo ha fatto in modo autolesionista. Le chiedo: considerando che i suoi buoni rapporti con Firenze non sono mai venuti meno, i viareggini potranno fidarsi della sua indipendenza?
R – Chi mi conosce sa che direi quello che penso, con il dovuto rispetto ovviamente, anche di fronte al Papa. Il problema dei rapporti con la Regione è che tra istituzioni si deve dialogare, fare valere le proprie idee, non litigare per simpatie o antipatie personali. Per cui non mi pongo il problema che lei ha detto. Un sindaco non rappresenta mai stesso, ma solo gli interessi dei suoi cittadini. Rappresenta l’autorevolezza della città.
La nostra conversazione è terminata. Non sono un fan di Marialina Marcucci, neppure voto a Viareggio. Non ho mai avuto relazioni di lavoro con lei o i Marcucci. Il nostro incontro è nato solo dalla mia curiosità: un peso massimo tra due scappate di casa (una scappata a destra dal Pd e l’altra del Pd senza arte né parte). In conclusione, la sensazione che ricavo è che per Viareggio Marialina Marcucci rappresenti, effettivamente, un treno che una volta passato chissà quando ripasserà, insomma un’opportunità da non perdere. Fosse solo perché le alternative non sono altro che un bluff, e questo probabilmente Viareggio non lo merita.

Aldo Belli giornalista.
