Io voto 5 SI perché sto fuori del coro

di ALDO BELLI – Contro il boicottaggio della Costituzione repubblicana, 5 SI per abrogare brutte leggi e dimostrare che la Democrazia resiste.

L’8 e il 9 giugno, oltre 51 milioni di italiani sono chiamati ad esprimersi su cinque quesiti referendari dichiarati ammissibili dalla Corte Costituzionale. Se il Referendum è la forma più alta di democrazia perché assegna ai cittadini il diritto di decidere direttamente sulla formazione delle leggi, allora l’assenza totale di informazione di Stato sui quesiti referendari insieme all’invito diffuso a non recarsi alle urne per impedire il quorum necessario, è un boicottaggio della Costituzione. Quindi vado a votare: perché la Costituzione non si boicotta.

A questo Referendum non si sarebbe neppure dovuti arrivare, per la ragionevolezza dei suoi contenuti: il Parlamento avrebbe potuto serenamente, e seriamente, risolvere le contraddizioni esposte nei quesiti referendari. Ma del resto, i primi a non porsi il problema sono stati il Pd e il centro-sinistra, per cui hanno poco da sbandierare.

Il principio cardine dell’astensionismo (corrispondente ormai al maggior partito politico presente in Italia) dice: “Tanto non cambia nulla”. Massima manifestazione di sfiducia dei cittadini nell’odierna forma concreta di democrazia in Italia. L’esercizio del diritto-dovere di voto o la decisione di non votare appartengono ugualmente alla sovranità popolare. Ma Il Referendum riguarda solo l’abrogazione o la permanenza in vigore di una norma di legge, che si esprime con un SI o con un NO sulla scheda. Non è una competizione elettorale tra destra e sinistra. In questo caso, la vera espressione di protesta contro il sistema sarebbe proprio andare a votare, se è questo che il Potere non vuole.

Quindi, voterò SI all’abrogazione sulle schede verde chiaro e arancione, perché è incivile, per non dire paradossale, che nonostante un Tribunale della Repubblica dichiari un licenziamento illegittimo il lavoratore non venga reintegrato nel posto di lavoro. Voterò SI sulla scheda grigia, fosse solo perché abrogando l’attuale normativa sul contratto di lavoro a termine, il Parlamento metta ordine ad un caos che produce solo lavoratori precari, uomini e donne senza futuro, ed un sistema che ha finito per privilegiare i furbi anziché i datori di lavoro meritevoli e lo sviluppo economico del paese. Voterò SI sulla scheda rosso rubino, perché l’impresa responsabile è il primo tassello della sicurezza sul lavoro: in tutti gli appalti di lavori deve essere applicata la responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice. Infine, voterò SI sulla scheda gialla per ridurre da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza: significa allineare l’Italia ai paesi occidentali aperti al mondo (incluso Stati Uniti d’America). L’immigrazione clandestina o la loro regolarizzazione sono un’altra cosa, non diciamo fesserie per nascondere la mancanza di volontà e l’incapacità di difendere le nostre frontiere, senza dimenticare che extracomunitari non sono solo gli africani; non c’è nessun automatismo, decorsi i 5 anni si acquista non già la cittadinanza, bensì il diritto di richiedere la cittadinanza, sottoposta come adesso alle verifiche e ai requisiti che la legge già prevede.

I sondaggi danno per scontato che il Referendum non raggiungerà il quorum del 51% di votanti e quindi non sarà valido. La gioia di molti non ci consola.