Letizia Leviti
CULTURA E ARTE - di Giuseppe Rudisi

IV° Premio Giornalistico Under 35 Letizia Leviti

di GIUSEPPE RUDISI – Andrea Spinelli Barrile è il vincitore della IV° edizione, la Menzione Speciale va a Lavinia Nocelli

Andrea Spinelli Barrile è il vincitore della IV° edizione del Premio Giornalistico Under 35 Letizia Leviti con l’indagine “Liberia post Ebola” mentre la Menzione Speciale va a Lavinia Nocelli con il reportage “Romania, nella terra degli orfani bianchi.” La cerimonia di premiazione che nelle edizioni passate si è svolta nel Salone dei 500 di Palazzo Vecchio grazie al patrocinio del Comune di Firenze, quest’anno, si è svolta in diretta facebook lo scorso 19 dicembre.

Il premio, dedicato all’indimenticata giornalista toscana di SKY TG 24 Letizia Leviti, prematuramente scomparsa nel 2016, èrivoltoa giovani giornalisti che sanno far parlare la verità sulla base dei valori che la Leviti ha da sempre ricercato nell’esercizio della sua professione: onestà intellettuale, cura del linguaggio, profondità di contenuti e la volontà di essere dove accadono i fatti, sincerità e autentica libertà di giudizio, stupore di fronte al reale, oltre alla capacità di unire il lavoro di ricerca alla verifica delle fonti e delle informazioni.

La giuria, presieduta da Claudio Cordova, e composta da Cecilia Anesi, Giulia Presutti, Sara Manisera e Flavia Barsotti, ha decretato vincitore del “Premio Letizia Leviti Under 35”Andrea Spinelli Barrile per il reportage “Ebola, dal letame nascono i fiori” che prende forma da un suo viaggio nella Liberia post ebola nel giugno 2019 come embedded con la ONG Medici Senza Frontiere. Egli racconta e analizza le ferite di una società post-pandemica e come tale società complessa e traumatizzata da una pandemia mortale si riprende e quali strascichi ha lasciato la stessa pandemia. Il lavoro è stato pubblicato tra agosto ed ottobre 2019 su Slow News, corredato dalle foto dello stesso Barrile.

La Menzione Speciale è stata assegnata a Lavinia Nocelli per il suoRomania, nella terra degli orfani bianchi” uscito su Left nel Gennaio del 2020. Il lavoro ha occupato la giornalista per gran parte del 2019 e si è concluso a pochi mesi dallo scoppio della pandemia da Covid-19. L’indagine è rivolta agli aspetti psico-sociali dell’emigrazione romena in Italia, dell’abbandono fisico delle famiglie, dei figli e del silenzio cosciente che attraversa il Belpaese, il cui stigma verso la popolazione romena – le badanti, in particolare – non permette di cogliere quanto avviene nell’intimo di questi contesti.

I punti cardine dell’eredità professionale di Letizia Leviti alla base del Premio sono stati ripresi da Giovan Battista Varoli, presidente dell’”Associazione Letizia Leviti” che ha affermato: “Il nostro desiderio è quello di raccogliere intorno al premio e al messaggio di Letizia una comunità di giornalisti che sentano viva la loro vocazione e che siano consapevoli del fatto che, in un mondo in cui le news scorrono in superficie, il loro ruolo sia quello di andare a fondo delle notizie, con passione e con intelligenza, avendo cura dei dettagli e delle persone e aiutando i lettori e gli spettatori a fare altrettanto.”

Claudio Cordova, direttore de Il Dispaccio e anche vincitore del premio Letizia Leviti 2017, nella sua veste di Presidente di Giuria ha dichiarato: “Nonostante il difficile anno che abbiamo vissuto, abbiamo fortemente voluto portare avanti l’azione del Premio Letizia Leviti, con la consapevolezza che, soprattutto in periodi così drammatici e confusi, il giornalismo acquisisca una importanza ancora maggiore. Non ci siamo sbagliati. Il numero e la qualità dei lavori pervenuti ha dimostrato, ancora una volta, quanto ci sia bisogno di buon giornalismo. Un bene spesso sottovalutato, proprio come la salute. Poter verificare, inoltre, quanta passione giovanile ci sia dietro questa professione, anche in un anno come questo, ci dà fiducia. Vedere la partecipazione di giovani colleghi che lavorano su importanti testate significa che il nostro Premio sta crescendo sempre di più.”

Motivazione del premio e biografia dei due giornalisti

Andrea Spinelli Barrile. Perché, quando ancora per noi la pandemia era qualcosa di sconosciuto, ha raccontato la strage causata dal virus Ebola e le macerie lasciate in Liberia. Perché, nel 2019, ci ha mostrato un mondo che ci sembrava sfocato e lontano e che, a distanza di pochi mesi, è diventato uno spettro che ha sconvolto e terrorizzato la nostra società. Perché, con parole e immagini, ha saputo metterci di fronte agli errori e agli orrori, come una drammatica profezia che solo chi sa frugare, con la sensibilità di un ricercatore e la cura di un testimone, può essere in grado di cogliere e di tramandare. Mostrare i volti, i paesaggi, le rovine, accompagna e integra un linguaggio diretto come un pugno nello stomaco, che descrive con dovizia di particolari e senza filtri l’atroce sofferenza causata dal virus. Perché fare giornalismo significa questo: avvicinare ciò che è lontano, scoprire ciò che è invisibile, accarezzare ciò che è intoccabile, raccontare quello che non si sa, porre l’attenzione su qualcosa che merita di essere rivelato.

Andrea Spinelli Barrile

Cenni biograficiAndrea Spinelli Barrile, 35 anni, giornalista freelance dal 2012, è tra i soci fondatori di Slow News, primo progetto di slow-journalism italiano. Appassionato di Africa e esteri, imposta il suo lavoro per rendere al continente più vasto del mondo una narrazione che sia più accurata, efficace, pulita da pregiudizi e visioni preconfezionate ed eurocentriche, raccontando le potenzialità, lo sviluppo e la grande varietà economica, sociale e politica del continente africano. Ama il rugby, che applica come modello alla vita quotidiana e al lavoro, è appassionato dello studio della storia e dei diritti umani, ha vinto il Premio Italia Diritti Umani 2017 di FLIP in nome di Antonio Russo, conferito da Amnesty International Italia.

Lavinia Nocelli. Menzione speciale: per aver schiuso lo sguardo su un tema sommerso, tratteggiando una drammatica realtà. Con profondità nel raccontare il trauma umano, la ferita fisica e psicologica che accompagna silenziosamente le badanti rumene che arrivano nel nostro Paese, con troppi sogni e aspettative, o dietro la promessa di una vita migliore. Donne che, con quotidiana dedizione, stanno o sono state accanto a quasi ogni famiglia italiana. Persone che spesso sono solo un nome, prive di storia, di un vissuto, lasciato dietro le spalle, oltre confine, senza qualcuno da poter abbracciare. Un paradosso svelato: talvolta “persone di famiglia”, anche se – una famiglia vera – ce l’hanno già, a migliaia di chilometri di distanza. Un lavoro che è un’indagine emotiva e accurata sui legami spezzati che subiscono le conseguenze della lontananza, rimanendo solo ombre di cui non si sa nulla. Un lavoro che entra in quei cuori, restituisce a ciascuno di noi storie di coraggio e di rinunce, intime e personali, raccontando in punta di piedi, con il linguaggio di una giornalista e la sensibilità di una donna.

Lavinia Nocelli

Cenni biograficiLavinia Nocelli è una fotogiornalista di Senigallia. La sua è una fotografia analogica, grezza, orientata nel documentare i movimenti e le storie che alimentano il quotidiano attraverso un linguaggio di vicinanza e rispetto. Si occupa di migrazioni e conflitti sociali, ha realizzato reportage nei campi profughi di Dunkerque e Calais, in Romania, Albania, Irlanda del Nord e a bordo della Sea Watch.Nel 2020 fonda l’agenzia di curatela fotografica Maatrice, di cui è Direttore.

Il tema del Premio 2020 (dal Bando pubblicato sul sito dell’Associazione)

La pandemia ha messo a nudo come anni di sprechi, corruzione, infiltrazioni delle mafie, inefficienza, mancanza di meritocrazia, mancanza di omogeneità nelle norme ed errori organizzativi abbiano causato una cattiva gestione diffusa, sia nel settore sanitario che in quello sociosanitario. Al tempo stesso lo stato di emergenza ha portato alla luce la forza, la passione, l’amore con cui la maggior parte dei medici, infermieri, dirigenti sanitari e volontari affrontano ogni giorno il loro impegno per la salute e la vita del prossimo.

L’obiettivo del premio è andare oltre la cronaca, affinché il dramma del Covid19 diventi occasione per riflettere sulla centralità della salute come il bene comune più importante ma anche come occasione di incontro, di abbraccio e di verità tra gli uomini. Il concorso si rivolge, quindi, non solo a reportage e inchieste “sulla pandemia” ma anche “oltre la pandemia”, come: elaborati sulla correlazione tra inquinamento ambientale e malattie, criticità nell’organizzazione e interazione della sanità pubblica con quella privata, problematiche specifiche e strutturali del settore sociosanitario, cause di cattiva gestione e di inefficienza del settore sanitario, esempi virtuosi, confronto tra modelli di organizzazione, analisi delle norme e delle competenze nazionali, regionali e locali, scenari e prospettive del settore sanitario e sociosanitario, i volontari della salute, etica e salute, la salute del prossimo, salute e verità.

video proclamazione del presidente della Giuria Claudio Cordova

video del vincitore

video Menzione speciale

messaggio del Sindaco Dario Nardella

video Giovan Battista Varoli – Presidente Associazione Letizia Leviti

www.associazioneletizialeviti.org