Jacopo Veneziani: “Simmetrie”, una lettera d’amore

di ESTER MARINAI – Leggendo Simmetrie, si ha l’impressione di osservare l’arte coi suoi occhi, gli occhi – per così dire – di un innamorato.

Questa non è altro che una lettera d’amore.

Amore per l’arte, nelle sue molteplici forme. Amore per la bellezza e per quella sensazione di soggezione mista a gioia e stupore che solo lei, nelle sue infinite e imprevedibili manifestazioni, riesce a infondere nell’animo.

Ed io mi rendo conto che mi mancano le parole per lodarne le meraviglie, al contrario di chi possiede una vera e propria vocazione per la bellezza. Solo una mente e un cuore intrisi di bellezza sono, infatti, in grado di celebrarla a parole. Chi si dedica anima e corpo ad essa e per essa, chi la ama veramente sa perfettamente che le parole non le renderanno giustizia forse mai completamente. Riconosce che probabilmente non basteranno mai per esprimere la potente attrazione per essa.

Eppure, capisce che le parole in fondo non sono che un mezzo, un potente strumento col fine di trasmettere il proprio entusiasmo e la propria passione ad altri. È esattamente come quando si ama profondamente una persona: qualsiasi parola sminuisce il sentimento che proviamo, ma è necessaria per farne percepire l’intensità.

Dunque, io non posso che limitarmi a esternare una profonda ammirazione per quei pochi che ne sono capaci.

Simmetrie non merita di essere ridotta a un semplice fine divulgativo, perché è molto di più: è un inno all’arte, una dichiarazione d’amore.

Con un linguaggio semplice e a tratti frizzante senza mai cadere nel banale e spiegazioni puntuali e chiare dei termini tecnici, il suo scritto è accessibile a chiunque – persino a chi si approccia all’arte per la prima volta – e ampiamente apprezzabile. Per non parlare del suo entusiasmo giovanile, altamente contagioso. D’altronde, la bellezza ha come scopo intrinseco e nobile quello di unire, e Veneziani, da bravo divulgatore artistico e culturale, lo ha di certo perseguito fino in fondo. Ma, tra un’opera e l’altra, si nasconde un lato assolutamente personale: la passione che Jacopo Veneziani nutre per l’arte e che trapela da ogni pagina.

Leggendo Simmetrie, si ha l’impressione di osservare l’arte coi suoi occhi, gli occhi – per così dire – di un innamorato. Ci induce a prestare attenzione a quei dettagli che, altrimenti, avremmo ignorato e che, invece, la rendono ancora più affascinante. Ci fa in questo modo appassionare sempre più all’arte, ci aiuta a vederla sotto una luce diversa, parla dritto al cuore, anche perché ci mostra l’artista e la dimensione artistica da un’angolatura umana ed emotiva. Le opere vengono analizzate sicuramente da un punto di vista tecnico e le particolarità di ciascun artista messe in risalto. L’autore ce li fa però percepire non come esseri sovrumani distaccati dai comuni mortali, bensì molto più vicini ai nostri stessi sentimenti, pensieri, paure e aspirazioni. Ecco che opere di artisti di varie epoche, appartenenti a correnti artistiche diverse e vissuti in contesti storici completamente differenti, trovano finalmente il loro punto di congiunzione. Accostandole, Veneziani supera le dimensioni spazio-temporali per presentarci l’arte da una prospettiva del tutto innovativa, sfidando il bastione della critica artistica e della tradizione.

Non esistono più, per l’appunto, né un’arte del passato né un’arte contemporanea, bensì l’arte di un eterno presente, in cui stile e gusto estetico mutano mentre il sentire umano rimane invariato nel tempo e nello spazio.

Jacopo Veneziani è il mediatore tra epoche, nonché tra opere e pubblico, senza il quale non riusciremmo a carpire l’essenza dell’opera artistica che sopravvive nei secoli. Perché a volte è tutta una questione di sguardi: adottare una visione diversa della realtà finisce per cambiarla totalmente. Allo stesso modo, Simmetrie ha il potenziale di avere un certo impatto sull’approccio all’arte delle nuove generazioni, con la speranza di infondere il più possibile in loro – il nostro futuro – l’amore per la cultura affinché riprendano in mano le redini di un patrimonio artistico vastissimo come quello italiano.