VERONA - di Giovanni Villani

L’Airc a Verona, lotta alla pancreatite

di GIOVANNI VILLANI – L’Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul cancro) è nata come ben sappiamo nel 1965, grazie all’iniziativa di alcuni ricercatori dell’Istituto dei tumori di Milano, fra cui i professori Umberto Veronesi e Giuseppe Della Porta e al sostegno di alcuni imprenditori milanesi. A Verona svolge una proficua attività nell’Ospedale di Borgo Roma, che è pure sede universitaria, grazie al lavoro prolifico di alcuni illustri ricercatori.

Da loro possiamo attingere molte notizie riguardanti lo stato della ricerca e nel caso specifico ci viene pure spiegato che se attualmente abbiamo la possibilità di effettuare i noti tamponi molecolari per individuare il Covid, dobbiamo ringraziare la ricerca oncologica. Ce lo conferma infatti il professor Claudio Bassi, ricercatore Airc e direttore dell’Istituto del Pancreas dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, uno dei più avanzati avamposti italiani per la cura della pancreatite. E l’illustre primario ce ne spiega chiaramente il perché.

“Vede, la diagnostica molecolare, che analizza pezzi del nostro Dna, è stata da noi “battezzata” per lo studio delle mutazioni genetiche nei tumori ancora 30 anni fa e a scoprire il primo vaccino contro il Covid furono due oncologi. Se non avessimo accantonato queste esperienze di ricerca, la tecnologia applicata ogni giorno su migliaia di soggetti, che ci permette di sapere cosa sta succedendo e come ci dovremmo comportare per uscirne fuori, non sarebbe oggi a nostra disposizione”.

Ma quali studi sono in corso all’Airc?

“Per quanto riguarda l’Airc di Verona, ci siamo focalizzati in particolare sul genoma pancreatico. Stiamo infatti utilizzando tutte le conoscenze acquisite per potere disegnare il percorso terapeutico del paziente sulla base di una mappatura genetica. Una via non praticabile per tutti i pazienti, ma che porterà di certo a traguardi importanti per molti”.  

Come chirurgo oncologo quale contributo vorrebbe dare alla ricerca?

“Più che la partecipazione a tanti studi clinici è aver raggiunto una consapevolezza ben precisa, che solo con l’integrazione multidisciplinare tra i diversi specialisti coinvolti nella diagnostica e nella terapeutica miglioreremo i risultati fin ad oggi acquisiti”.

Quindi la ricerca oncologica si rende più che mai necessaria.

“Lo penso fermamente. E direi che le patologie tumorali specie nelle donne stanno aumentando anche nel pancreas, colpendo molto fra le giovanissime. Sappiamo quanto il tumore al pancreas sia aggressivo e resistente alle cure attuali. Allo stesso tempo, che la causa prevalente sia appunto quella genetica. Un campo di studio che va dunque potenziato. È fondamentale poter effettuare diagnosi sempre più precoci e quindi ottenere terapie più efficaci e tollerate: sono i grandi passi compiuti dalla ricerca Airc. Grazie a tutto questo oggi tante donne possono ricevere una cura adeguata e contenere il pericolo di una recidiva”.

In tempo di pandemia Covid come procedono le vostre terapie?

“È una corsa a ostacoli, per accelerare i tempi. L’emergenza Covid ha purtroppo rallentato e acuito anche l’emergenza tumori. Tuttavia il lavoro degli scienziati non si è mai fermato. Il rallentamento degli screening di massa e il dirottamento di parte delle risorse nei comparti Covid, attingendo in parte anche dalle nostre unità, ha però contribuito del suo. Purtroppo una bella percentuale di cittadini chiamata allo screening, che è utile per esempio a scovare le patologie della mammella e dell’utero, non si è presentata nel timore di contagiarsi”.