SPORT, SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

L’ ultima settimana di Damian Lillard

La settimana scorsa, nello scontro tra Los Angeles Clippers e Portland Trail Blazers, è successo qualcosa che non accadeva da tempo

Lo 0 di Portland sta facendo qualcosa di straordinario. Prima della ripresa nella bolla di Orlando Lillard dichiarò, a Chris Haynes di YahooSport, “se si tornerà a giocare e ci sarà la possibilità di competere per l’ultimo posto per i Playoff allora mi presenterò agli allenamenti e in campo e farò di tutto per esserci”.                                            

La settimana scorsa, nello scontro tra Los Angeles Clippers e Portland Trail Blazers, è successo qualcosa che non accadeva da tempo e, visto il tipo di giocatore, che pensavamo non potesse succedere: Damian – che viaggia con l’88% dalla lunetta – sbaglia i due tiri liberi decisivi per portare in parità la partita, che poi verrà persa e che metterà a rischio l’entrata ai playoff.

Per cercare di far capire anche voi di che tipo di giocatore stiamo parlando, vi porto come esempio una frase che Kobe Bryant disse dopo una partita – precisamente il 10 ottobre 2013 – , contro i Portland Trail Blazers: “Man that boy is serious”, rendendosi conto che lo 0 di Portland, nonostante fosse solo al secondo anno, fosse un giocatore estremamente pericoloso e contro il quale bisognasse alzare l’attenzione ai massimi livelli.

E quando Kobe Bryant spende queste parole – al miele – per un giocatore avversario, vuol dire che con quel giocatore tu non ci puoi scherzare, neanche lontanamente, perché ogni parola viene pesata, esaminata e rielaborata per diventare carburante con il quale alimentare il proprio fuoco e schiacciare ogni tipo di avversario.

Bene, esattamente – per fortuna nostra – quello che non hanno capito George e Beverly che, dopo i due tentativi sbagliati di Lillard e la vittoria di misura contro Portland, hanno deciso di deridere il numero 0 prima sul campo, mimando il gesto de ‘Lillard time’ – battendo cioè l’indice sulla parte del polso di solito coperta dal quadrante dell’orologio – e poi su Twitter, ribattendo alla risposta di Lillard che prendeva quel comportamento come paura e rispetto nei suoi confronti visto che l’anno prima aveva mandato a casa entrambi nei playoff.

Questo scambio di battute ha aiutato Lillard ha trovare la giusta concentrazione per le ultime partite da giocare con la schiena al muro, una situazione che esalta il Lillard che riesce ad alzare la propria asticella quando le condizioni si fanno più complicate.

Philadelphia è la prima vittima ad essere travolta dal senso di appartenenza e dalla voglia di riscatto di Lillard. La convinzione di dover costantemente provare qualcosa a tutto il mondo è la benzina che alimenta il motore del numero 0 di Portland, che viaggia a triple dal palleggio da otto – e più, tira con il 41% da 30 piedi, più di 9 metri, da inizio stagione. – metri, che da quando ha indossato la maglia nera a strisce rosse e bianche, prende ogni sfida che ha davanti a se come una questione personale, come se sapesse di portarsi sulle spalle un intera città.

Dame D.O.L.L.A. (il suo nickname da rapper. Perche sì, fa anche quello) ne mette 51 – ottavo giocatore nella storia NBA ad aver messo a referto più di 50 punti in almeno 5 partite di stagione -, aggiungendoci 7 assist, un tale controllo sulla partita e un ‘portate rispetto al mio cazzo di nome’ che non fa presagire niente di buono per le prossime squadre che se lo ritroveranno in campo. E infatti, per gli avversari, non succede nulla di buono. Dame è un uomo di parola!

Qualche giorno dopo, contro Dallas riscrive la storia di questo sport. Il tabellino segna 61 punti, 8 assit e 9 triple. Per la terza volta in questa stagione Lillard segna più di sessanta punti, solo Wilt Chamberlain – leggenda della pallacanestro – pareggia questa statistica.

La voglia di vincere la partita – da solo, per i problemi alla schiena di CJ McCollum – spinge il playmaker di Portland a giocare a livelli che per gli altri nove giocatori in campo non è neanche immaginabile. Lillard gioca un basket talmente irresistibile da diventare praticamente immarcabile sia per i giocatori che per gli allenatori, che ogni volta incontrandolo si trovano davanti a un trade off, che a parte portare a situazioni complicate e spiacevoli ai difensori altro non fa.

Lillard infatti ha la capacità e la sfrontatezza di prendersi dei tiri o fare delle giocate che non sono difendibili, o meglio, che se venissero contrastate farebbero poi collassare i successivi livelli difensivi, creando la possibilità di un assist o di un pick&roll con successivo mismatch. Questa sua capacità è possibile grazie all’enorme repertorio a sua disposizione, che spazia da triple dal palleggio o in transizione, passando per i mid range, fino agli esplosivi scatti che lo portano al ferro – a volte schiacciando in testa anche a centri venti centimetri più alti di lui -.

Quindi siamo a 112 punti in due partite, o in 80 minuti, vedete voi. E siamo solo all’inizio.

Contro Brooklyn arriva un’altra super prestazione con 42 punti, 12 assist 3 rimbalzi e due palloni recuperati, che dimostrano ancora di più quanto Lillard volesse questi playoff. Il traguardo viene raggiunto 2 giorni dopo con i Memphis Grizzlie. Stavolta ‘bastano’ 31 punti, conditi con 10 assist e altre 5 triple per arrivare ai tanto ambiti playoff.

La storia non finisce qui e il nostro protagonista swiccha da uomo di parola a uomo in missione, chiamato a giocate impossibili e di valore. E di valore ce n’è tanto qui. Ieri – 19 agosto – Portland ha affrontato, in Gara 1, i Lakers di LeBron e Davis e anche qui è arrivata una prestazione da fuori classe. 34 punti, 5 rimbalzi e 5 assit, contornati da 6 triple che hanno schiantato ogni tipo di difesa gli fosse posta davanti.

Con una media dal campo del 51,4%, un 42,3% da tre, un 65/67 ai tiri liberi, dopo quelli sbagliati contro i Clippers e dopo 219 punti messi a referto, in 5 partite, Damian Lillard è più carico che mai e con i rientro di Nurkic e Collins, Stotts ha finalmente una rotazione accettabile sotto canestro. Se in più aggiungiamo l’esplosione di Gary Trent Jr., che sta sostituendo i punti di McCollum, ne viene fuori – passaggio del turno permettendo -, una mina vagante che può far saltare per aria anche le mura erette dalle migliori difese della NBA.

Lebron & Co. sono avvisati, gara 1 ha accesso il campanello d’allarme. Se Lillard dovesse mai riuscire nel miracolo di portare Portland al secondo turno dei playoff, la colpa sarà tutta di George e Beverly.