La Casta della Cultura
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La Casta colpisce ancora e ANAC censura Franceschini

di MARGHERITA CORRADO – Il restauro del teatro ellenistico-romano di Elea-Velia, a Salerno, ANAC: “carenze, approssimazioni e irregolarità”.

Può un Ministro mentire al Parlamento per meno di 150.000 euro? Sì, evidentemente. È così che il 4 marzo scorso, durante il Question Time, davanti all’assemblea del Senato e alle migliaia di spettatori della diretta televisiva, rispondendo alla mia interrogazione l’on. Franceschini ha difeso a spada tratta la spiegazione circa i lavori di restauro del teatro ellenistico-romano di Elea-Velia (SA) fornita dal suo Direttore generale Musei, Massimo Osanna, che fin da febbraio aveva respinto sdegnosamente ogni addebito nei confronti di Gablriel Zuchtriegel, già direttore del Parco di Paestum e Velia (PAEVE), finito nell’occhio del ciclone per la progettazione e l’esecuzione di lavori da meno di 150.000 euro, appunto.

A quella data, il Ministro aveva già chiamato Zuchtriegel a Pompei, con qualche settimana di anticipo sui tempi previsti, proprio per sottrarlo allo scandalo che avrebbe potuto rendere palesemente inopportuno quell’avvicendamento alla guida del sito vesuviano (direzione di livello generale a differenza del PAEVE), mentre l’Osanna e la Galloni, titolari delle due direzioni generali interessate, Musei e ABAP, facevano a gara per dissimulare l’imbarazzo e offrire giustificazioni inconsistenti delle tante anomalie rilevate dal Codacons Cilento e da altri soggetti della società civile nell’intervento sul teatro velino.

Il pronunciamento dell’Agenzia Nazionale Anti Corruzione

L’esito dell’istruttoria svolta al riguardo dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, dopo l’invio di una mia relazione dettagliata – letto gli atti anche alla luce della mia esperienza di archeologa – smentisce punto per punto la risposta di Franceschini e dei vertici amministrativi del Ministero della Cultura.

Il 31 maggio l’ANAC ha infatti contestato alla Direzione generale Musei i “profili di carenze, approssimazioni e irregolarità” rilevati, destinandole una nota di fermo richiamo per il futuro, ma ha anche scritto alla Direzione generale ABAP, ‘restituendole’ i poteri e doveri nei confronti del PAEVE che quella aveva negato di avere.

Le contestazioni sono numerose e gravi: si va dalle “perplessità in ordine alla possibile qualificazione dei lavori in esame come opere di manutenzione straordinaria” (poiché nonostante Zuchtriegel, Osanna e Franceschini l’abbiano sempre negato, si è trattato di un intervento-restauro a tutti gli effetti) alla “applicazione del regime progettuale semplificato di cui all’art. 25 del D.M. del 22 Agosto 2017 n. 154”, non giustificata date le speciali tutele di cui gode il Parco di Elea-Velia, che è anche nella lista UNESCO dei “paesaggi culturali”.

È stata inoltre contestata, circa la progettazione, la “non piena coerenza tra i diversi elaborati facenti parte della stessa”, nonché “approssimazioni e carenze afferenti agli elaborati grafici prodotti”, risultando incompleti piani, sezioni e prospetti “peraltro non redatti in scala adeguata e carenti degli elementi essenziali di progetto”.

Inadeguata viene definita anche “l’analisi delle tipologie di lavorazioni di cui si compone l’intervento”, poiché la sola categoria in qualche modo indicata (e solo sul cartello di cantiere) è la OG2, mentre sarebbe stata necessaria anche la OS2-A. E ancora, specialmente importante, è stata rilevata la “mancata corretta attuazione del disposto normativo di cui all’art. 43 DPCM 2.12.2019 n. 169”, per cui la Direzione generale ABAP avrebbe mancato di esercitare i poteri di direzione, indirizzo coordinamento e controllo che invece le spettano anche nei confronti di parchi e aree archeologiche autonomi ma di livello dirigenziale non generale.

Anomale, infine, sono risultate le nomine del RUP, un amministrativo non tecnico e privo di esperienza specifica, così come del progettista e direttore dei lavori: un assistente tecnico-II area, invece che un funzionario tecnico.

Chi assicura, oggi, la tutela del patrimonio storico-artistico e del paesaggio della Repubblica?

Fa specie pensare che, per assicurare una difesa granitica alla gestione Zuchtriegel del PAEVE persino in relazione ad un intervento di portata finanziaria molto modesta, siano stati mobilitati e abbiano aderito senza riserve tutti i livelli dell’amministrazione dei beni culturali e lo stesso Ministro, e che non abbiano esitato ad arrampicarsi sugli specchi pur di non ammettere gli errori commessi da tutta la catena di comando, invece di riconoscerli e disporsi a rimediare.

Come si può sperare in una corretta gestione dei fondi pubblici se i direttori degli istituti autonomi, anche quando danno prova evidente di ignorare le norme vigenti, sono addirittura promossi ad incarichi di maggiore prestigio e responsabilità?

Chi assicura, oggi, la tutela del patrimonio storico-artistico e del paesaggio della Repubblica, se persino nei maggiori parchi statali le regole sono calpestate senza ritegno e Franceschini non si vergogna di avallare fino in Parlamento ambiguità e sotterfugi?


Il testo integrale della risposta dell’ANAC – Agenzia Nazionale Anti Corruzione del 17 giugno 2021