beatricevenezi_La Casta dei Teatri contro Beatrice Venezi

La Casta dei Teatri contro Beatrice Venezi

Centinaia di messaggi di felicitazione a Beatrice, mentre la Casta dei Teatri salda i Baroni della lirica con i cecchini della Meloni.

E qualcuno pensava che tutto filasse liscio? A preoccuparsi non deve essere Beatrice Venezi, ma l’Italia civile. Anche per l’immagine dell’Italia nel mondo della lirica.

Il baraccone delle Fondazioni lirico-sinfoniche risale alla Riforma Melandri (PD), 1996. Una voragine di milioni di perdite di bilancio fatte sparire e della quale nessuno ha mai risposto personalmente. L’ex democristiano Dario Franceschini, sbarcato sulle rive del Partito Democratico, è stato ministro della Cultura a fasi alterne dal febbraio 2014 all’ottobre 2022: il sistema dei Teatri è ancora oggi a sua immagine e somiglianza, un baraccone autroreferenziale pari a circa 500 milioni di euro l’anno; che decide chi canta e chi suona e chi deve fare carriera. Una loggia massonica del Grande Oriente è più democratica e trasparente. Baroni della lirica che si scambiano le poltrone da un teatro all’altro, che neppure l’arrivo della destra al governo, pur avendo il vantaggio di essere incontaminata da quel sistema, ha minimamente scalfito.

Questo è il vero segno del putiferio mediatico esploso da La Fenice di Venezia: chi tocca la Casta muore, o deve morire. Ricordo l’esilio del mio amico Giancarlo Del Monaco, acclamato all’estero, per non avere mai voluto far parte dei salotti della Casta.

L’autodifesa della Casta si salda con i cecchini della Meloni: andate a rivedere gli archivi, sono sempre gli stessi con la bava alla bocca, mi fanno venire in mente il Servizio d’Ordine di Lotta Continua e Potere Operaio sempre pronti a scendere in piazza. E i modi sono ancora quelli della menzogna e del discredito. Anche a Mosca durante le purghe staliniane usava così. Mentre alla Venezi sono giunti e continuano ad arrivare centinata di messaggi di felicitazione dal popolo dei Teatri.

“Le maestranze del Teatro La Fenice chiedono l’immediata revoca della nomina a Direttore musicale del M° Beatrice Venezi, avvenuta con modalità e tempistiche che hanno calpestato ogni principio di confronto e trasparenza! … si riservano di intraprendere tutte le azioni di lotta sindacale necessarie – compresi scioperi, manifestazioni e sit-in – al fine di difendere la professionalità dei suoi artisti e il rispetto delle regole democratiche nella gestione della Fondazione. Falso: la nomina a direttore musicale de La Fenice è avvenuta all’unanimità del Consiglio d’Amministrazione e del Consiglio di Indirizzo su proposta del sovrintendente, come prevede il Dlgs. n.367/1996 (la legge sulle Fondazioni lirico-sinfoniche). Le “regole democratiche” – ricordo al sindacalista del quale risparmio il nome che ha steso il documento – le stabilisce la legge nella Repubblica Italiana (tali e quali come al tempo del Ministro Franceschini).

Beatrice Venezi sarebbe priva e del curriculum per assumere l’incarico di direttore musicale. Mi dispiace che anche una testata giornalistica come Open si sia prestata a questa menzogna, e anche il sempre attento e bravo Thomas Mackinson de Il Fatto Quotidiano.

Cito il maestro della Venezi, l’autorevole e ormai anziano Simone Fermani: “In questi giorni sto leggendo molti commenti, tutti denigratori, sulla nomina di Beatrice Venezi a nuova direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia.
Ho deciso di scrivere questo post non per difenderla, perché Beatrice non ha certo bisogno della mia difesa, sa benissimo farlo da sola coi fatti concreti, perchè, le ho insegnato, nel nostro mestiere sono solo quelli che contano, ma perchè mi dà molto fastidio il fatto che la gente parti a vanvera e per pura invidia seguendo il gregge belante, senza prima documentarsi e formarsi poi un opinione concreta. Beatrice è stata mia allieva di lettura della partitura per il corso di direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano, corso dove poi si è diplomata. Essere in grado di leggere e ridurre al pianoforte una partitura d’orchestra di qualsiasi autore ed epoca è fondamentale per poter svolgere la professione di direttore (o in questo caso direttrice) d’orchestra. All’esame finale del mio corso Beatrice ha eseguito il primo atto e la parte prima del secondo atto di Madama Butterfly di Puccini, e i Vier Letze Lieder di Strauss, suonando l’orchestra al pianoforte e cantando tutte le parti cosi come richiesto dal programma del corso, ottenendo la massima votazione finale, difficilissima da conseguire nel nostro corso, e i complimenti della Commissione. Chi scrive o parla male di lei immagino che sappia suonare e cantare al pianoforte con altrettanta perizia e bravura le partiture che Beatrice ha così brillantemente eseguito, altrimenti i loro commenti mi fanno come minimo sorridere, perchè a parlare e criticare son buoni tutti, non altrettanto a dimostrare, suonando, quello che si sostiene o si scrive. Brava Beatrice, complimenti e avanti tutta!”.

Beatrice Venezi ha avuto il riconoscimentio di direttore musicale al Teatro Colon di Buenos Aires: sarebbe sufficente questa citazione per dimostrare se abbia o meno un curriculum.

In questa Italia di mantenuti di Stato, la vergogna di Verona è l’ultimo esempio di un paese dove non esiste “largo ai giovani”. Lo dico anche per quei ruffiani che non perdono occasione per scrivere che bisogna valorizzare le donne. Aggiungo solo il rammarico, per avere conosciuto le sigle sindacali del Teatro La Fenice anni or sono durante la lunga inchiesta di TOSCANA TODAY contro la Casta dei Teatri, oggi chissà perché omologati ai Padroni del Vapore.