Home LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno La Democrazia della Contabilità (il referendum di marzo)

La Democrazia della Contabilità (il referendum di marzo)

by Giovanni Bruno

L’Italia sarà il paese con il minor numero di rappresentanti per abitanti dell’Unione Europea

Si è aperta in sordina la campagna per il referendum costituzionale confermativo per i tagli dei parlamentari (attualmente 630 e 315, se andrà in vigore la riforma 400 e 200), secondo la procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione. L’effetto del taglio porterà ad un ridimensionamento del rapporto tra deputati e senatori al di sotto della soglia dell’attuale 1 ogni 100mila (96.006) abitanti, raggiungendo lo 0,7: l’Italia diviene il paese con il minor numero di rappresentanti per abitanti dell’Unione Europea (vedi articolo di Andrea Carli su Il Sole 24 Ore.com del 9 ottobre 2019).

Il taglio dei parlamentari: circa lo 0,007% della spesa pubblica

L’argomento che sostiene questo taglio, voluto fortemente dal Movimento 5 Stelle, è di natura squisitamente demagogica: meno poltrone, meno a “mangiare” con i soldi dei cittadini, meno costi per la politica, risparmi che possono essere investiti in ospedali, scuole, servizi etc. In realtà, i risparmi sarebbero estremamente modesti rispetto alla totalità della spesa pubblica dello Stato, ma anche assumendo le cifre del movimento (500 milioni di euro a legislatura, un miliardo in 10 anni… circa lo 0,007 della spesa pubblica, lo 0,005% del debito pubblico). Per capire l’entità demagogica del ragionamento, confrontiamo la cifra di cui parliamo con i dati della spesa militare italiana: nonostante l’andamento negativo del 14% in dieci anni e la riduzione di 1,2 mld di dollari rispetto al 2017, l’Italia ha speso 27,8 mld di dollari nel 2018, cioè un cifra che corrisponde all’1,3% del PIL (Simone Micocci, 3 maggio 2019) [Fonte: https://www.money.it/spese-militari-classifica-Sipri-2019-Stati-spendono-di-piu].

Se guardiamo alla spesa per l’istruzione, nel 2019 è stato investito solo il 4,1% del PIL e l’8% della spesa pubblica (67,4mld di euro), a fronte del 4,5% (10,3% della spesa pubblica) in Germania, del 5,5/9,7% in Francia, 5,7/13,1% in Inghilterra, 4,2/9,5%in Spagna [Fonte: Il Sole 24 Ore]. Per la sanità, tra pubblico e privato siamo all’8,1% del PIL, in media con i Paesi OCSE, ma siamo sotto la media procapite di 564 dollari [dati OCSE].

La bufala del ‘risparmio’

Tutti questi numeri per ribadire che l’argomento del risparmio è del tutto inconsistente: quello su cui invece occorre riflettere è se si possano applicare alla rappresentanza democratica i criteri economicisti (liberisti) del pareggio di bilancio. Il “risparmio” sul numero dei parlamentari, invece, produrrebbe un danno per la nostra già piuttosto malconcia democrazia parlamentare, poiché una riduzione quantitativa non garantisce alcun miglioramento qualitativo (come già evidenziato da Giancarlo Altavilla in un articolo del 17 febbraio u.s.): in un paese complesso territorialmente, stratificato geograficamente e culturalmente, già diviso e frantumato politicamente la diminuzione della rappresentanza regionale (soprattutto delle regioni meridionali) e politica (milioni di persone che non avrebbero più alcuna speranza né possibilità di essere rappresentati) avrebbe l’effetto di un ulteriore distacco tra società civile e Stato.

Non ripeto le argomentazioni contro il taglio dei parlamentari: aggiungo solamente che populismo e demagogia in questi anni hanno triturato i fondamenti culturali, riducendo l’impianto dei principi e dei valori antifascisti della Costituzione – programmaticamente e progressivamente egualitaria – ad un esteriore rispetto letterale della Carta. Imputare la crisi alla mera e indistinta corruttela della politica e dei partiti (effetto, più che causa), senza minimamente mettere in discussione l’impianto neo e iper-liberista che imperversa da più di trent’anni a questa parte, ha distolto l’attenzione dalle cause reali, spogliandoci degli strumenti della consapevolezza sociale e facendo rifugiare molti disorientati nella forma di un movimento demagogico dai contorni ambigui come quello dei 5Stelle.

Tuttavia, la questione decisiva è individuare il fondamento culturale e filosofico (cioè la visione del mondo che sta a fondamento dell’elaborazione delle nostre idee, indotte o originali che siano) che presuppone il nostro approccio a gli ambiti della nostra vita (familiare, civile, sociale, politica).

Tutto è diventato merce da vendere: la salute, la sessualità, l’acqua… Anche la Costituzione?

Pensare la rappresentanza democratica in termini di mera contabilità (una spesa inutile, non un’opportunità di correggere il predominio a senso unico da governanti a governati – espressione del rapporto tra classi dominanti e dominate – con l’istituzione dei cosiddetti “corpi intermedi”, articolazioni e forme organizzate della “società civile”, come: associazioni, sindacati, partiti…) deriva dall’assunzione di principi meramente economicistici, mercantilistici, aziendalistici, che riportano ogni attività, elaborazione, espressione e creazione umana al valore di scambio, come Marx aveva definito il concetto basilare del sistema capitalistico. Ogni cosa è diventata merce di scambio: non solo gli oggetti, le cose in commercio, ma la salute, l’istruzione, l’abitazione, il lavoro, la sessualità, l’acqua e il territorio: tutto è in vendita o comunque appaltato per consentire l’estrazione del profitto a pochi privilegiati che approfittano dei benefici dei beni comuni sottratti alla collettività con le privatizzazioni, o della ricchezza prodotta dal lavoro sociale dei dannati sfruttati dal libero mercato dell’intero pianeta.

Anche la democrazia, la Costituzione, le istituzioni sono ormai annoverate secondo la mera contabilità: una concezione mortifera che umilia e deprime la politica e la società. Le sempre più larghe fasce di popolazione che scivolano verso la povertà non sono rappresentate, mentre i pochi che si arricchiscono sempre più trovano il sostegno incondizionato del mondo politico.

Votare NO il 29 marzo è un gesto di salute pubblica

Come insegna il prof. Maurizio A.Iacono, il mondo mercificato è stato sottoposto ad un immenso processo di spettacolarizzazione, e la politica non è sfuggita a questa tendenza diffusa.

Rovesciare il nostro modo di vedere il mondo, sottrarci alla mera contabilità e alla dittatura della mercificazione è un dovere a cui non dobbiamo sottrarci, a partire dal rifiutare la decurtazione del numero dei parlamentari al prossimo referendum del 29 marzo: votare NO, più che un atto di ribellione, sarà un gesto di salute pubblica.

You may also like

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accetto Continua a leggere

Privacy & Cookies Policy