Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

La “fame di socialità”: la scoperta di uno studio

Nell’articolo precedente, abbiamo visto che la solitudine può rappresentare sia una sofferenza che una risorsa: dipende da quanto è prolungata e da come viene vissuta. Ritagliarsi momenti da trascorrere in tutta tranquillità con noi stessi può aiutarci a riflettere meglio e a distendere la mente. Il problema nasce quando la solitudine non è desiderata, ma causata da situazioni estranee alla propria volontà.

Lo dimostra un toccante fatto di cronaca avvenuto proprio questo Natale. Un anziano di 94 anni di Alto Reno, in provincia di Bologna, ha chiamato i Carabinieri la sera della vigilia, perché non sopportava più la solitudine. Non gli mancava niente, ha spiegato lucidamente, fuorché un po’ di compagnia: qualcuno con cui fare il tradizionale brindisi e scambiare quattro chiacchiere, anche solo “per dieci minuti, perché sono solo”. La sua richiesta è stata accolta dai militari che si sono recati a trovarlo, conversando con lui tra aneddoti e ricordi, brindando e aiutandolo a fare una videochiamata ai parenti lontani.

Uno studio americano recente ci dice che la solitudine può causare una vera e propria “fame di socialità”, in senso letterale: reazioni cerebrali simili a quelle scatenate dall’appetito. Un forte desiderio di qualcosa che viene a mancare.

40 volontari alle prese con l’isolamento

Foto di StockSnap da Pixabay

A 40 persone in salute, di età compresa tra 18 e 40 anni (27 donne e 13 uomini), è stato chiesto di trascorrere 10 ore d’isolamento (dalle 9:00 alle 19:00): ognuna si trovava sola in una stanza priva di finestre, lasciandola esclusivamente per recarsi al bagno senza incontrare mai nessuno. Nella stanza erano presenti una poltrona, una scrivania con sedia da ufficio, un frigo con cibo e bevande, materiale per scrivere e alcuni passatempi, come Sudoku, puzzle e videogame.

Ogni partecipante, prima di iniziare l’esperimento, consegnava ai ricercatori lo smartphone. Trovava a disposizione un laptop, che consentiva solo di comunicare con gli scienziati. Questi potevano essere contattati tramite messaggi scritti in poche situazioni, come la richiesta di assistenza per eventuali problemi. Durante tale esperienza, i partecipanti compilavano un questionario riportando sensazioni, impressioni, stati d’animo legati alla solitudine.

Al termine delle 10 ore, si sottoponevano alla risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Le stesse persone si sottoponevano anche a un’altra esperienza: 10 ore di digiuno, al termine delle quali potevano ordinare le loro pietanze preferite attraverso una piattaforma online. Anche dopo queste dieci ore, il loro funzionamento cerebrale era osservato tramite fMRI.

Un risultato che sorprende durante la fMRI

Durante le sessioni di risonanza magnetica funzionale, venivano mostrate immagini raffiguranti alimenti o scene di vita sociale piacevole (es. foto di persone che conversano sorridenti).

Vedere le immagini di vita sociale dopo le dieci ore di isolamento suscitava, a livello cerebrale, reazioni simili a quelle legate alla vista del cibo dopo il digiuno. In particolare, in entrambi i casi si attivavano particolarmente due strutture cerebrali, la substantia nigra e l’area tegmentale ventrale. Il desiderio di cibo e quello di compagnia attivavano aree specifiche, ma avevano come abbiamo visto anche reazioni comuni. In qualche modo, la solitudine generava una “fame di socialità” che assumeva i tratti di un’esigenza fisiologica.

I ricercatori hanno notato che tale reazione era più accentuata nelle persone abituate a una vita sociale molto attiva.

Si rivela quindi particolarmente importante, in questo periodo, supplire alle limitazioni di socialità ricorrendo a social, smartphone, videochiamate. La scienza ci dice che il desiderio di relazioni sociali è profondamente connaturato in noi. Non a caso, un’importante ricerca di cui ho parlato in precedenza ha messo in luce una possibile correlazione tra la vita sociale e il benessere psicofisico.

Questo articolo è un testo puramente informativo e non rappresenta in nessun modo prescrizioni o consigli medici.

Studio citato

Tomova, L., Wang, K.L., Thompson, T. et al. Acute social isolation evokes midbrain craving responses similar to hunger. Nat Neurosci 23, 1597–1605 (2020). https://doi.org/10.1038/s41593-020-00742-z