Elena La Rocca, Venezia
Operazione Spartito

LA FENICE – Denaro pubblico impone trasparenza

di ELENA LA ROCCA – L’ex consigliere comunale di Venezia, 5Stelle, interviene sulla crisi delle fondazioni e la gestione del Teatro La Fenice

di ELENA LA ROCCA

All’indomani dell’avvio dell’indagine denominata Spartito su delle ipotesi di corruzione nella gestione e nell’assegnazione degli incarichi e delle scritturazioni del Teatro di Torino e dopo che anche a Verona era stato sollevato il tema di una concentrazione di contratti a favore di artisti che fanno riferimento ad alcune Agenzie –  sempre quelle – abbiamo fatto un controllo di quel che succedeva anche a Venezia, al Teatro La Fenice.

I dati emersi sono interessanti. Una sola Agenzia  – In Art – con sede a Milano, compare in maniera significativa (ed eccessiva, a mio parere), tra le società i cui artisti collaborano frequentemente, se non stabilmente, con la Fondazione Teatro La Fenice. In termini numerici, nella stagione 2018-2019, quest’agenzia ha ottenuto il triplo delle scritturazioni della seconda agenzia col maggior numero di contratti.  Nella stagione 2019-2020 ne ha ottenuti il doppio.

Insomma, c’è stata una bella concentrazione di contratti con riferimento ad una particolare Agenzia e questo non è un buon campanello quando si parla di denaro pubblico. Di 46 contratti stipulati a favore dell’Agenzia InArt, per la stagione 2018-2019, ben 23 erano riferiti a ruoli da protagonista e 9 per ruoli secondari. Per la stagione 2019-2020, invece, abbiamo trovato 32 contratti per protagonisti e 14 per quelli secondari. Per farla breve, non solo hanno ottenuto il maggior numero di ingaggi, ma anche quelli più cospicui in termini economici. 

Con un’interrogazione del primo luglio 2020, avevo chiesto una commissione consiliare su questo tema. Volevo verificare se i contratti fossero stati conclusi in ossequio ai principi di buon andamento, imparzialità, trasparenza e rotazione dell’attività pubblica amministrativa.

Pensate che l’abbiano convocata? Poiché abbiamo a che fare con enti che hanno la forma giuridica della fondazione, nonostante questi facciano uso di risorse pubbliche, non possiamo, come amministratori locali, (specie se di opposizione), controllarli al pari degli altri enti strumentali. Questo non fa bene al nostro paese e al buon utilizzo delle risorse pubbliche.

Ci sono però anche altre criticità con riferimento alle 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane. In generale, soffrono della progressiva riduzione di fondi da parte dello Stato, la quale genera due fenomeni. Da una parte c’è il rischio che la programmazione diventi più scadente. Sta già accadendo in Italia che, alla ricerca di maggiori entrate economiche, i teatri privilegino la quantità alla qualità, solo per vendere più biglietti.

Dall’altra c’è il tema della costante precarizzazione del personale che ci lavora. Per risparmiare, infatti, si procede alla riduzione del personale assunto a tempo indeterminato, esternalizzando interi comparti. Si rendono precari posti di lavoro che prima erano stabili e, anche grazie al Jobs Act, si utilizza il personale in modo difforme, con pseudo impegni di lavoro su lungo periodo, che di fatto sono solo chiamate a prestazione. Tutto questo va a scapito dei lavoratori, ma anche delle Fondazioni e della qualità dell’offerta e del servizio che forniscono.

Dobbiamo tornare, invece, a considerare le Fondazioni Lirico Sinfoniche come enti che hanno la responsabilità di un servizio culturale di importante valenza pubblica. Bisogna lavorare ad una riforma che riconduca questi enti nell’alveo corretto, rispondente al dettato dell’articolo 9 della Costituzione italiana, il quale statuisce che “La Repubblica promuove lo sviluppo e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Viviamo in un’epoca nella quale arte e cultura soffrono della generale indifferenza delle persone, ormai appiattite su un intrattenimento di veloce fruizione, banale e preconfezionato. Ma cos’è una società senza cultura? Poniamoci questa domanda affinché sia chiaro che il pubblico non deve sottovalutare, ma deve continuare ad adempiere al meglio al compito di tutore del patrimonio artistico e culturale del nostro paese.