Alessia Ricci, psicologa
LA PSICOLOGA - di Alessia Ricci, SALUTE E BENESSERE

La Fibromialgia, una sindrome che non si vuole accettare

di ALESSIA RICCI – Non riconoscere la Fibromialgia a livello sanitario nazionale significa non dare un volto ai pazienti.

A maggio si celebra la giornata mondiale della Fibromialgia.

È una ricorrenza importante perché ci ricorda che al mondo esiste una patologia dolorosa e molto invalidante che ancora rimane poco conosciuta. Non a caso con AISF Odv, Ass. Italiana Sindrome Fibromialgica, un’associazione nazionale con la quale collaboro da anni, abbiamo promosso la campagna “Fibro…che? diamo un volto alla Fibromialgia”, con l’obiettivo di far conoscere la patologia e promuovere la consapevolezza medico-scientifica presentando, attraverso una serie d’infografiche, l’aspetto emotivo e psicologico del vissuto dei pazienti, che spesso è mal interpretato e sminuito. Il loro vissuto, infatti, è alimentato non solo dal dover convivere con il dolore fisico, ma soprattutto dal confronto quotidiano con il mancato riconoscimento della patologia da parte del sistema sanitario nazionale e di conseguenza dal contesto sociale di riferimento.

Siamo la somma di tutto ciò che ci appartiene. La nostra identità che si plasma e si modifica nel tempo è data dall’insieme di tutte le nostre caratteristiche fisiche e psicologiche. Le nostre caratteristiche emotive, caratteriali e culturali si arricchiscono di tutte le esperienze e interazioni che ogni giorno viviamo: è l’identita che si forma e modifica il significato e il valore che attribuiamo a noi stessi.

Per sentirci importanti e accettare le nostre differenze in tutte le loro sfumature, anche quelle che consideriamo spiacevoli e dolorose, come essere affetti da una patologia cronica, dobbiamo prima percepire che queste siano state accettate dagli altri, dal nostro contesto sociale, dal mondo che ci circonda.

Riconoscere una persona, attribuirle un’identità, significa vederla nella sua interezza, considerarla in tutte le sue sfaccettature, pregi e difficoltà. Non riconoscere la Fibromialgia a livello sanitario nazionale significa, quindi, non dare un volto ai pazienti che ne soffrono, sminuire e non vedere gli ostacoli e le difficoltà che giornalmente devono affrontare.

Questo mancato riconoscimento può rimandare un’immagine sbagliata di sé ai pazienti, che possono sentirsi giudicati come non accettabili da parte della società; questo li rende non più unici e irripetibili, ma invisibili e senza valore. La loro sofferenza deriva dalla difficoltà di saper accettare la propria condizione esistenziale-patologica, e dall’incapacità quindi, di confrontarsi e agire su essa. Per conoscere, accogliere, imparare a gestire la Fibromialgia, il primo passo è l’accettazione della stessa. Attivare il processo dell’accettazione significa diventare consapevoli che quello che è ritenuto inesistente o peggio immaginario in realtà esiste. Un compito complesso!

È come essere sicuri e sereni della propria convinzione che il cielo è nero quando tutti sostengono che sia azzurro.
Il riconoscimento dovrebbe essere quindi un atto dovuto, che può consentire a questi pazienti di sentirsi accettati nella loro interezza, con la loro sofferenza e le loro fragilità. È solo così che potranno sentirsi accolti, parte della comunità e iniziare di nuovo a sperare e guardare avanti.