Luigi Tuppini, Presidente dell'Accademia Filarmonica di Verona
VERONA - di Giovanni Villani

La Filarmonica di Verona, dal 1543 un gioiello italiano

di GIOVANNI VILLANI – La XXX edizione de “Il Settembre dell’Accademia” ideato dal direttore artistico Luigi Tuppini ritorna alla grande.

Il Settembre dell’Accademia, ormai alla sua XXX edizione, ritorna con una nuova edizione che ha tutte le caratteristiche di una rinascita, dopo la forzata sosta del 2020. Il suo ideatore e direttore artistico, Luigi Tuppini, ha scelto di riproporlo invitando in prevalenza orchestre e solisti che mai si erano esibiti sul palcoscenico veronese. A completare il cartellone anche qualche conferma – l’arco temporale è di un mese, 4 settembre – 3 ottobre – per testare ancor più la qualità del festival, evento di notevole significato culturale, già per il semplice dato anagrafico. Si tratta poi di uno dei rari festival che in virtù della particolare e felice configurazione patrimoniale dell’istituzione che lo organizza, non ha mai richiesto un minimo di sovvenzione pubblica. Ed è promosso da una delle più antiche e gloriose istituzioni culturali italiane, sorta nel 1543 e affermatasi immediatamente per la volontà e la capacità dei suoi componenti di circondarsi dei migliori protagonisti della musica, composta ed eseguita.

Il perseguimento di questa filosofia oggi ha un valore sociale, oltre che culturale, autenticamente pubblico. Così come pubblica è la funzione che la Filarmonica sostiene, non solo nell’organizzare il suo festival, ma nel gestire anche il suo teatro, che fece edificare nel 1732 – inaugurato da Vivaldi con la sua opera La fida ninfa – e ricostruire dopo la seconda guerra.

Un festival che da 30 anni a questa parte ha fornito un’appassionante quadro della vita musicale internazionale per mezzo di orchestre sinfoniche, di direttori e solisti dai nomi altisonanti. Oggi, e da tre decenni a questa parte, solo il Settembre offre in tutto il Veneto l’opportunità di ascoltare il repertorio sinfonico affidato alle grandi compagini. L’elenco dei concerti e dei diversi interpreti sarebbe lungo, a formare una geografia della musica addirittura “planetaria”, che va dal Nord Europa ai paesi mediterranei, dall’Australia a Cleveland, da Chicago a San Pietroburgo, dall’America Latina alla Cina, per arrivare ad attraversare il territorio veronese.

Accademia Filarmonica di Verona

Non si deve credere che l’Italia, in questo gigantesco atlante, sia stata trascurata e le ripetute presenze dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della Sinfonica Nazionale della Rai e della Filarmonica della Scala sono a testimoniare lo spazio ultra decennale a lei assegnato.

Grazie all’Accademia Filarmonica – in collaborazione col Comune di Verona, le Fondazioni Cariverona e Arena di Verona – ritorna poi nella città scaligera il cosiddetto “Ritratto veronese” del giovane Mozart, realizzato nei primi giorni del gennaio 1770, al suo primo soggiorno veronese, nella casa di Pietro Lugiati, che come ci racconta papà Leopold Mozart, “pregò i cavalieri di chiedermi che volessi permettere di far ritrarre Wolfgang”. Il dipinto rimase a Verona fino al 1856, dapprima nella dimora del committente e poi dal 1788 nelle sale dell’Accademia Filarmonica, da dove passò a Vienna nella collezione Sonnleithner-Kupelwieser e infine, nei primi decenni del secolo scorso, a Losanna dove fu acquistato dal celebre pianista Alfred Cortot.

Ricomparso sul mercato dell’arte nel 2019, il ritratto è stato battuto ad un’asta parigina di Christie’s, dove un anonimo collezionista asiatico se lo è aggiudicato per una cifra astronomica. Oggi, grazie ad uno speciale progetto tra Accademia Filarmonica, Fondazione Cariverona e Musei Civici, il Ritratto veronese di Mozart è tornato per un’esposizione temporanea ospitata al Museo di Castelvecchio nell’ambito del ciclo di mostre Ospiti fuori dal Comune, dove sarà possibile ammirarlo fino al prossimo settembre.