LIFESTYLE, SPORT, SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

La fusione tra PSA e FCA, il 3° gruppo auto nel mondo

A che punto è la fusione che porterà alla nascita del terzo gruppo automobilistico più grande al mondo? Tutto era partito al Salone di Ginevra 2019

Tutto era partito al Salone di Ginevra 2019, quando l’ad di FCA, Michael Manley, e quello di PSA, Carlos Tavares, avevano entrambi aperto una porta a possibili partnership. L’ufficialità è arrivata dopo mesi di speculazioni, nei quali si era pronosticato anche uno stop alla trattativa in favore di un matrimonio con il gruppo Renault Nissan Mitshubishi e nonostante l’arrivo del coronavirus entrambe le parti interessate hanno fatto sapere che i lavori si sono protratti anche nel periodo di lockdown. La fusione, annunciata a dicembre 2019 e che secondo le previsioni dovrebbe concludersi non oltre il primo trimestre 2021, ha avuto feedback contrastanti. Se da un lato i due gruppi si sono dichiarati contenti e fiduciosi del nuovo processo, non si può dire la stessa cosa degli azionisti di PSA, che non credono ad una fusione 50/50 con un gruppo – FCA – economicamente meno benestante, e dell’Antitrust, che ha aperto un indagine, preoccupato dalla quota di mercato che il nuovo gruppo guadagnerebbe nella fascia dei VAN sotto le 3,5 tonnellate – segmento in cui tutte e due le case sono già leader -.

Il motivo della fusione è molto semplice ed è legato alla trasformazione industriale e tecnologica in atto che minimizza sempre di più i margini di guadagno e innalza, allo stesso, gli sforzi degli investimenti – basta guardare a Hyundai, che investirà circa 46 miliardi di dollari in 6 anni, o Volkswagen, che ne investirà addirittura più di 60 -.

Quindi l’obiettivo è risparmiare ma anziché farlo tagliando posti di lavoro lo si fa unendo le forze    – in gergo creando una sinergia -, mossa che secondo le previsione dovrebbe garantire un tesoretto da quasi 4 miliardi di euro. I vantaggi non si fermano qui e vedendo i punti forti dei due gruppi, oltre alla tecnologia, le nozze potrebbero far beneficiare al nuovo gruppo una grande copertura geografica e una cospicua quantità di brand, che si traduce in un enorme ampiezza di modelli da poter schierare.

PSA che ha investito sulla piattaforma EMP2 – Efficient Modular Platform 2 – e sulla piattaforma modulare CMP – Common Modular Platform -, dalla quale è uscita la nuova 208 e dalla quale potrebbero nascere le nuove compatte di Alfa Romeo, Lancia e Fiat, aiuterebbe il gruppo italiano nella transizione all’elettrificazione. FCA invece porterebbe giovamenti ai francesi nella realizzazione dei modelli a trazione integrale – grazie al know how di Jeep – e in quelli delle city car, oltre che velocizzare l’ingresso del costruttore transalpino nel mercato americano e sud americano – pronosticato nel 2026 – dove Fiat, nei segmenti A e quello dei pickup, sta andando molto bene.

I francesi ripagherebbero con la stesa moneta dall’altra parte dell’emisfero: Peugeot infatti, dopo la partnership con il costruttore di auto cinese Dongfeng Motor Group, sta avendo grandi volumi di vendita in Asia, e grazie alle mosse di Citroen che sbarcherà in India e agli obiettivi espansivi nel mercato dell’Africa del nord, dove nel 2019 sono iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo stabilimento da 200 mila unità l’anno, i tentacoli dell’impero italo-francese arriverebbe in ogni parte del globo. Ecco perché sono all’orizzonte altre partnership – vedi Ford – Volkswagen – ed ecco perché l’antitrust (la scorsa estate) ha aperto un indagine.

La preoccupazione principale che turba l’ente europeo, vista la posizione da leader di entrambi i gruppi, riguarda il segmento di mercato dei van, i furgoni sotto le 3,5 tonnellate, e quello delle citycar, soprattutto nella zona europea perché la fusione eliminerebbe un competitor importante al punto tale da intaccare i principi di libera competizione tra avversari, “comportando ripercussioni negative nel mercato”.

Basta pensare allo stabilimento di Atessa (Chieti) che nel 2019 ha sfornato 1.200 VAN ricoprendo il 36% delle vendite europee o allo share, che secondo le stime potrebbe essere addirittura del 65%, nel segmento delle citycar, lasciando a Volkswagen e Renault le briciole.

Sia FCA che PSA non si sono dette preoccupate e, anzi, hanno dichiarato che faranno di tutto per collaborare con l’antitrust in modo da eliminare ogni dubbio che possa frenare la trattativa.

Manca ancora qualche mese al giorno ufficiale del matrimonio che registrerà la nascita del nuovo gruppo, un gigante, il terzo al mondo, da circa 9 milioni di veicoli l’anno, ricavi per 170 miliardi di euro e un utile di 11 miliardi. Il governo del nuovo gruppo, però, è chiaro: Il consiglio di amministrazione sarà composto da 11 membri, cinque per produttore, presidente sarà John Elkann – al momento alla guida di FCA -, mentre il ruolo di amministratore delegato sarà ricoperto da Carlos Tavares, attualmente ad e presidente del consiglio di amministrazione di PSA. La sede sarà in Olanda e la società verrà quotata nelle borse di Milano, Parigi e New York.