FOCUS, OPINIONI

La Giornata Mondiale sulla violenza. Le spose bambine

di ALDO LASAGNA – In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, una riflessione giuridica

‘Sono le donne umane’? Questo il dubbio che si poneva Catharine McKinnon, avvocato e nota attivista Statunitense, provando a descrivere le proprie sensazioni di fronte ad una pratica cosi riprovevole, le cui dimensioni ancor oggi colpiscono, per la loro ampiezza e varietà di propagazione. L’India detiene il triste primato, ma una capillare diffusione si riscontra purtroppo pure nei Paesi dell’Africa, sub-Sahariana e non, devastati da guerre, conflitti inter-Etnici e calamità varie.

Pure nel nostro Paese, si tratta di una pratica, purtroppo, piuttosto diffusa, in special modo tra le comunità Bengalesi e Pachistane. Alle radici del fenomeno, motivazioni economiche, conseguenza di stati di povertà e radicamento in determinati strati sociali, di sub.Culture, sopravvivendo pure una tradizione legate al compimento di pratiche ancestrali e dalla dimensione religiosa. Una letteratura specialistica, di origine francofona, ne ha tratto una spiegazione in chiave socio-Culturale, pure in base a quel ‘Conflict de loyalte’ ovvero una sorta di conflitto di fiducia, che indurrebbe le giovani vittime a cedere ed a soggiacere all’ignobile prassi, per il timore, ingenerato e diffuso in talune comunità, di non sentirsi corresponsabili di una lacerazione dei rapporti familiari, di non deludere le aspettative future del proprio nucleo parentale stretto. Notorio comunque, che le conseguenze di tale asservimento, spesso tradotto in forme coatte e brutali, cagiona una serie di conseguenze terribili, tra le quali giova menzionare, oltre ai traumi psichici subiti ed alle violenze fisiche impartite, parti prematuri od aborti indotti, talora dolorosissime mutilazioni degli organi più intimi, la dispersione scolastica, l’Abbandono delle future prospettive d’inserimento lavorativo, l’isolamento dalla comunità sociale, a volte l’annichilamento stesso della personalità umana. Per concludere questa parte iniziale, giova ricordare le parole di una conosciuta foto-reporter nord-Americana, che a seguito di talune inchieste e reportage sul tristissimo fenomeno, ebbe a dire sconsolatamente ‘Che niente vi è di più triste’ degli occhi delle Spose bambine…

La tutela offerta dal Diritto Internazionale per la repressione di questa piaga

Prima di affrontare questo tema, può essere utile, ai fini della comprensione e del suo studio, specificare come il dramma vissuto dalle ‘Spose-Bambine’ rientra, nell’ambito della casistica e della disciplina Internazionale, nel novero dei ‘Forced marriage’ ovvero dei matrimoni imposti o coatti, caratterizzati cioè dalla coercizione, ovvero dall’assoluta carenza di un’adesione volontaria della parte più giovane e si differenzia pertanto, operando al riguardo un’ulteriore distinzione, dal: 1) matrimonio cosiddetto combinato, ovvero frutto dell’Accordo tra soggetti estranei alla volontà dei nubendi, con funzioni per lo più di garanzia, o di sottoscrizione di accordi sottostanti o diversi, almeno apparentemente non illegale e che semmai può talora fungere da strumento per aggirare o eludere norme del nostro ordinamento, cosi ad es. nel caso delle celebrazioni nuziali tra nostri concittadini e cittadine straniere, per conseguire permessi facili o status particolari 2) il matrimonio cosiddetto precoce o anticipato, pienamente riconosciuto per la nostra legge, quale quello riconosciuto dall’Art. 84 del nostro C. C. che prevede, in certi ed eccezionali casi, la possibilità per il minore di anni 16 di contrarre matrimonio ‘Per gravi ragioni’ che come ben noto corrispondono nella gran parte, ad una gravidanza indesiderata o comunque inattesa, autorizzato dal Tribunale dei Minorenni e che costituisce un’anticipazione pure della cosiddetta capacità d’Agire del soggetto, perché come ben noto, conseguita altrimenti ed anzi in via ordinaria, con il compimento della maggiore età e risalente nel tempo alla classica ‘Emancipatio’ riconosciuta e prevista all’epoca, dai costumi e dai dettami del Diritto Romano.

Cosi nel contrasto alla terribile piaga ed ai costi umani e sociali da questa cagionata, la risposta può’ efficace, dopo il grido di dolore lanciato nel corso soprattutto degli ultimi anni, da ‘Save the children’ o l’Unicef e le campagne di sensibilizzazione promosse da svariate altre organizzazioni umanitarie, un primo e significativo atto d’impulso è pervenuto con la stipula della Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la repressione dei crimini commessi contro le donne e la violenza familiare, entrata in vigore il 27 giugno nel 2013 che ha approvato una serie di raccomandazioni agli Stati aderenti, sulla necessità di varare al più presto, una serie di atti interni e normative organiche per combattere l’infame prassi.

Da una serie di ricostruzioni in merito, si può rilevare come forse l’ordinamento più all’Avanguardia risulti quello del Regno Unito, con una legislazione che fornisce alle proprie forze dell’ordine strumenti innovativi, con l’impegno coordinato dei servizi sociali, per garantire un’efficace politica criminale in materia, oltre a misure per la sua applicazione pratica, come gli ‘Orders’ di protezione, che possono essere richiesti pure da soggetti terzi, che impongono una tutela particolare ed effettiva per le giovani vittime.

L’Italia, come vedremo tra poco, solo recentemente si e’ adeguata ai proponimenti ed agli enunciati delle norme internazionali pattizie ed ha approvato un’importante modifica al nostro Codice penale. Di rilievo pure il ruolo assunto dall’applicazione dell’Art. 7 della conferenza di Roma, istitutiva della Corte penale Internazionale, che vanta la giurisdizione sui piu’ gravi crimini di ‘Rilevanza internazionale’ e che ha incluso atti quali la schiavitu’ sessuale, lo stupro, l’Aborto coatto, la sterilizzazione forzata, tra i veri e propri ‘Crimini contro l’Umanita’ come tali ripugnanti alla moderna coscienza civile e perseguibili in base agli Statuti ed alle norme della stessa Corte penale Internazionale e dei vari Tribunali penali.

Il particolare disvalore di simili gesta ed il fondamento giuridico della gravità degli stessi, risiede essenzialmente in un comportamento, che a parere di un sociologo, e professore di diritto emerito, Ronald Dwarkin, avveniva, nel corso dei secoli e delle vicende umane, come se per distruggere un popolo intero si mirasse a ‘Distruggere le donne’, ovvero equivalente alla commissione di reati contro un determinato genere, per un reato-fine o reato-scopo.

In applicazione di ciò, vale menzionare ad es. l’episodio della cattura, del deferimento presso la suddetta Corte e la conseguente condanna, del capo dell’ Esercito di liberazione Congolese, per i gravissimi trattamenti inferti alle vittime della popolazione civile dalle truppe dallo stesso guidate, trattandosi cosi di un caso pure di indubbio interesse giuridico, in quanto la responsabilità dello stesso, risultava individuata e definita in una posizione di gerarchia militare e per una condotta di tipo omissivo.

Altresì di assoluto rilievo, il caso della richiesta accusatoria, mossa dal Procuratore presso la Corte stessa, nei confronti del capo delle milizie Ugandesi, per le condotte disumane dalle stesse serbate, durante uno dei tanti episodi bellici che avevano infiammato la sventurata terra Africana, nel caso di specie il rapimento e la coercizione in matrimonio di alcune bambine, nonostante tale condotta, non rientrasse specificamente nell’elenco dei crimini disciplinati nella legislazione Internazionale di cui sopra, fondandosi l’ipotesi accusatoria stavolta su una analogia penalistica e sul fatto che tale fattispecie criminosa, di rilievo internazionale, era stata invece riconosciuta, con il compimento di similiazioni, da un altro Tribunale speciale internazionale, quello contro i fatti criminosi commessi nella Sierra Leone

Il nuovo art.558 bis e la tutela penale prevista nell’Ordinamento Italiano

Come accennato durante la pregressa trattazione, solo in epoca recentissima il nostro legislatore si è adeguato alle raccomandazioni e agli atti d’impulso delle fonti sovra-Nazionali ed ha apprestato nuovi ed apparentemente efficaci strumenti di tutela per contrastare il deprecabile fenomeno.

Prima di tali innovazioni, la giurisprudenza si era rivelata inefficace pure nel fornire una risposta sanzionatoria adeguata al riguardo, anche se merita almeno un accenno, una sentenza che potremmo definire una sorta di caso-guida. in assenza di una norma ad hoc in materia. La corte di Cassazione aveva infatti condannato ad un anno di reclusione per la violazione dell’art. 609 quater C.P. ovvero ritenuto integrato il reato di atti sessuali commessi con minorenni, nel caso di un ultra-ventenne che pretendeva di aver consumato un matrimonio secondo il rito dei rom, con una ragazzina di anni 15 all’epoca dei fatti. La nostra suprema Corte aveva rinvenuto tale ipotesi di reato assolutamente fondata, nel convincimento che stante siffatta disparità di età e sottostando un rapporto di soggezione tra le parti coinvolte, ogni giustificazione addotta su un presunto consenso o comunque accettazione di tale unione da parte della fanciulla, fosse infondata, tenuto conto pure del mancato riconoscimento nel nostro ordinamento interno, di una qualsivoglia forma o manifestazione di matrimonio consumato secondo i riti dei rom.

Nel frattempo il nostro Parlamento, dopo ripetuti sforzi ed un acceso dibattito Parlamentare, approvò la legge n.69 del 2019 ribattezzata pure la legge sul ‘Codice rosso’ ed entrata in vigore li 9/8/ di quell’anno e che tra alcune e varie novità salienti, introduceva finalmente il nuovo art. 558 bis del nostro Codice penale, che attualmente sanziona la condotta di chi  ‘Con violenza o minaccia’ costringe taluno a contrarre matrimonio o pure un’Unione civile, cosi come il comportamento di chi, approfittando dello stato di vulnerabilità o di inferiorità psichica e di necessità di un soggetto, abusando peraltro delle relazioni familiari, di lavoro o domestiche o della propria autorità esercitata sulla suddetta parte, per ragioni di ‘cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia’ agisce con induzione nel contrarre il matrimonio o l’unione stessa. Si tratta pertanto delle classiche ipotesi, ben conosciute agli studiosi del diritto penale, in cui si presume comunque violato il consenso, se tale atto viene consumato con la forza fisica o morale o praticando un convincimento nei confronti dell’altra parte, alla cui base vige l’inganno e la strumentalizzazione della vittima.

Un merito di innovazione va riconosciuto al nostro legislatore per aver previsto, nei commi successivo dell’art. di cui sopra, che le predette disposizioni si applicano pure se i fatti per cui si procede sono commessi all’estero da un nostro cittadino o da uno straniero da noi residente e pure se commessi nel nostro Paese, da chiunque sofferti o subiti .Si tratta di un’importante deroga del cosiddetto principio penalistico di territorialità e consente quindi di perseguire, per siffatte e gravissimi condotte, pure chi confiderebbe di sfuggire alle maglie delle nostre autorità Inquirenti, per il solo fatto di celebrare o consumare tali vincoli in una altro Paese ed in un altro ordinamento. 

Ad oltre un anno dall’entrata in vigore di tale normativa, risulta ancora evidente come questa orrenda piaga continui a svilupparsi, come sottolineato, in alcune realtà e come l’Attenzione pure dei media, l’operato degli assistenti sociali, del personale formativo e scolastico si renda assolutamente necessario per scorgere i sintomi perturbatori per le giovanissime vittime e per un’immediata ed efficace attività di segnalazione e denuncia.