SPORT, SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

La Mc Laren in difficoltà dopo la pandedemia

Dopo la Renault, un’altra grande realtà della F1, la Mclaren, sta passando un momento di crisi che non accenna a placarsi

Dopo la Renault, un’altra grande realtà della F1, la Mclaren, sta passando un momento di crisi che non accenna a placarsi e dopo l’annuncio di un mese fa nel quale preannunciava un taglio di 1200 dipendenti, 70 dei quali nel reparto Racing, sono uscite altre indiscrezioni, dopo il no dal Dipartimento per le imprese, l’energia e la strategia industriale del Governo inglese ad un prestito di 150 milioni – perché secondo l’ente governativo in Mclaren “non avrebbero esplorato a sufficienza altre fonti di finanziamento” –, riguardanti delle ipoteche che il secondo team più vincente in F1 avrebbe fatto come garanzie per attirare nuovi investitori. Oltre al parco auto infatti anche la sede operativa di Woking potrebbe essere ipotecata, due mosse che insieme frutterebbero all’incirca 300 milioni di dollari, vero e proprio ossigeno in questo momento per il team inglese, che verranno anche investiti nel progetto del 2022, anno in cui avverranno i cambiamenti regolamentari sui quali gli inglesi puntano molto.

A questa idea se ne aggiungerebbe un’altra, ovvero la ricerca di nuovi investitori, mettendo in vendita il 30% delle azioni di Mclaren Racing – e successivamente una ricapitalizzazione di 304 milioni euro -, che potranno aiutare la Mclaren a risanare i buchi finanziari, a sostenere le sfide del futuro in F1 senza gravare sul bilancio derivante dalla vendita delle vetture di serie e a ritornare nelle posizioni che contano. Altro punto cardine di tutti questi movimenti e che spiega, quindi, la forte presa di posizione di Zak Brown durante le trattative riguardanti l’abbassamento del budget cup fino a 100 milioni di euro.

Per farlo, però, è necessaria una ristrutturazione della società perché gli azionisti di Mclaren Racing sono gli stessi che finanziano la Casa stessa – Mclaren Group – : la holding bahrainita Mumtalakat, che controlla il 56% delle azioni, Mansour Ojjeh che ne controlla il 14%, il 10% è di proprietà di Michael Latifi, papà di Nicholas Latifi che correrà in Williams quest’anno, e il 20% restante è di proprietà di azionisti di minoranza.

Il destino ha voluto che Michael Latifi facesse la stessa cosa che stanno pensando di fare in Mclaren ma con la Williams, investendo 22 milioni di dollari nella scuderia di Frank Williams e  ricevendo come garanzia l’ipoteca sulla collezione di vetture storiche di Grove, oltre che alla sicurezza di un posto nel team per il figlio Nicholas. Questo potrebbe essere di aiuto per la Mclaren perché liberandosi il posto di  Michael Latifi, la possibilità di far entrare nuovi investitori pronti a finanziare la casa di Woking è molto più concreta e facilitata.

La crisi sta iniziando a mostrare i suoi effetti e i numeri parlano chiaro: nel periodo gennaio-marzo Mclaren ha prodotto solo 307 auto, contro le 953 dell’anno precedente, che hanno ridimensionato gli incassi da 323 milioni del 2019 ai 124 di quest’anno e chiudendo il primo trimestre dell’anno con un rosso di  148 milioni di euro. Lo slittamento dell’inizio del campionato di F1, poi, ha ulteriormente – e inevitabilmente – rinforzato il contraccolpo finanziario, causando perdite per circa 5 milioni di dollari, derivanti dal mancato incasso dei diritti TV e, vista la situazione, dal ritiro di alcuni sponsor.

Come se non bastassero i problemi strutturali, si sono abbattuti sulla Mclaren anche problemi tecnico-pratici. Mancano sempre meno giorni all’inizio del campionato di F1, e in queste settimane molti team hanno fatto scendere in pista vetture – di due anni più vecchie, come da regolamento – e piloti, sia per far ritrovare a quest’ultimi feeling e abitudini con team e macchine, sia per mettere in pratica i rigidi protocolli atti a bloccare la trasmissione di Sars-Cov 2.

Mentre tutte le scuderia che fin ora hanno effettuato i test, esclusa Racing Point che ha utilizzato la RP20 per dei filming day, hanno potuto girare sulle vetture del 2018, in Mclaren Carlos Sainz e Lando Norris si sono dovuti alternare alla guida di una Carlin di F3 perché in Renault – un po’ permalosi – non hanno voluto fornire una power unit extra ad una diretta concorrente che ha già siglato un accordo con un altro fornitore di motori – cioè Mercedes.

Difficile sapere come verrà risolta la situazione, la speranza per la Mclaren è che riesca a superare il momento di difficoltà senza dover perdere il suo patrimonio storico, che non ricorda solo la gloriosa vita – e identità – del team ma anche in parte quella della F1 stessa.

Attualmente il presente non è tra i migliori ma le azioni messe in atto dalla casa inglese, la ricerca di nuovi investitori, la fornitura delle power unit Mercedes e l’arrivo in squadra di Daniel Ricciardo potranno rappresentare delle solidissime basi per rilanciare la Mclaren, pronosticandole un futuro molto interessante.

(foto: Capri23auto – licenza pixabay https://pixabay.com/it/photos/mclaren-formel1-alain-prost-auto-2087241/ )

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