VERONA - di Giovanni Villani

La nascita del Teatro La Scala di Milano

di GIOVANNI VILLANI – Il 7 settembre 1381, Regina ottenne di erigere la chiesa di Santa Maria della Scala in ricordo dell’omonima di Verona

Le origini e la denominazione del Teatro La Scala di Milano, il più famoso e grande teatro italiano, sono note, ma forse non del tutto, perlomeno al grande pubblico. Considerato tra i più prestigiosi teatri al mondo, il teatro ospita da 242 anni i principali artisti nel campo internazionale dell’opera e della musica classica. L’edificio, progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini e inaugurato nel 1778, sorse sulle ceneri di un precedente Teatro Ducale, distrutto da un incendio nel 1776. Deve il suo nome alla chiesa di Santa Maria alla Scala, demolita nel Settecento per fare spazio al nuovo edificio. Ma perché l’edificio religioso trecentesco assunse tale denominazione? Lo deve esclusivamente a Beatrice (detta Regina) della Scala (Verona, 1335 – Sant’Angelo Lodigiano, 18 giugno 1384), andata in sposa a Bernabò Visconti, di cui fu co-signora consorte di Milano, fino alla sua stessa morte.

Il 7 settembre 1381, Regina ottenne di erigere a Milano la chiesa di Santa Maria della Scala (in ricordo dell’omonima di Verona, edificio da sempre di proprietà degli Scaligeri) per una spesa di 15.000 fiorini in luogo di parte delle case rotte ovvero dei resti del Palazzo dei Torriani. La chiesa diede poi così il nome al Teatro alla Scala.Figlia di Mastino II della Scala, Regina sposò, come previsto nel 1345, Bernabò Visconti, allora collaboratore e successore designato, insieme a Matteo e Galeazzo (due vicari imperiali signori di Milano), di Giovanni Visconti (1290-1354).

Regina visse da allora a Milano nel palazzo di San Giovanni in Conca, mettendo al mondo ben quindici figli, cinque maschi e dieci femmine. Lo storico Bernardino Corio la definì una donna bellissima, ma superba, empia, audace e insaziabile di ricchezze. Ma per il vescovo e biografo Paolo Giovio fu ambiziosa e superba, coltivando questi tratti anche nei figli che sposarono tutti nomi altisonanti della nobiltà europea. Regina fu un’abile politica e trattò prestiti col marito, in cambio del possesso di numerosi feudi, soprattutto nel lodigiano, nella bergamasca e nel bresciano. Nel 1379 Bernabò Visconti le donò i feudi lodigiani di Somaglia, Castelnuovo Bocca d’Adda, Maiano, Monteoldrado, Sant’Angelo Lodigiano e Merlino, castello quest’ultimo a cui apportò importanti modifiche per una spesa di 100 mila fiorini (oggi 10 milioni di euro) facendolo diventare la sua dimora signorile.

A questi nel dicembre del 1380 si aggiunsero i feudi di Cassano, Stezzano, Chignolo, Villanterio, Roccafranca, Tabiano e PizzoBellasio. Nel 1383 Regina ottenne anche: Roncaglia, Sarzana, Valenza, Santo Stefano e Carrara in Toscana. Ebbe infine in feudo, Urago d’Oglio, Calcio, Fiorano, Pumenengo e Garegnano. Amministrò per un decennio Reggio Emilia su delega del marito. Nel dicembre del 1378, insieme al primogenito Marco Visconti, marciò con 700 uomini alla volta della città e li accusò di tradimento, ma non riuscì a catturare Verona rinunciando alle sue pretese in cambio dell’enorme cifra di 400.000 o 440.000 fiorini (60.000 il primo anno e 12.000 ogni anno successivo sino a estinzione del debito) oltre ad una pensione annua di 2.000 fiorini. Morì il 18 giugno 1384 e venne sepolta a Milano nella cripta di San Giovanni in Conca accanto al marito. Sulla sua tomba è presente il seguente epitaffio: “Italiae splendor Ligurum Regina Beatrix:

Hic animam Christo reddidit ossa suo.
Quae fuit in toto rerum pulcherrima mundo
Et decor; et sanctae forma pudicitiae
Laurea virtutum, flos morum pacis origo
Nobilibus requies civibus alma quies.
Quam patris ectollunt Mastini gesta potentis.
Verona nuptam magnificique Canis.
Bernabos armipotens Vicecomes gloria regum
Natura precium conspicuumque decus
Qui Mediolani franos, et lora superba
Temperat ausonia, quem timet omne latus.
Hac consorte Thori felia, consorte laborum,
Eregit longa prosperitate dies.
Hanc Deus elegit secum petiturus, et inde
Spiritus Echaerei regnat in arce poli.

Lo stesso giorno Bernabò Visconti ordinò a tutti i milanesi di vestire a lutto per un anno per ricordare la scomparsa della moglie. Nel 1892 le sue spoglie mortali furono trasferite nella chiesa di Sant’ Alessandro insieme a quelle del marito, dove una lapide ne segnala la sepoltura.