Home ARCHITETTI MEDIEVALI - di Franco Allegretti La Ninfa

La Ninfa

by Franco M. Allegretti

Nel centro storico di Lucca c’è una piazza che viene chiamata piazza della Pupporona, ma anche piazza della Misericordia (perché vi ha sede l’omonima Assistenza), il suo vero nome però è piazza San Salvatore: faceva parte del sagrato della Chiesa di San Salvatore, da cui il suo nome originale.
Piazza della Pupporona è invece entrata nella toponomastica cittadina a causa della realizzazione di una “fonte” d’acqua del nuovo acquedotto realizzato dall’architetto Nottolini dal 1823 al 1851: un acquedotto moderno, ma che riprendeva il sistema costruttivo di quello Mediceo tra Agnano e Pisa. Quello del Nottolini parte da Guamo ai piedi dei monti pisani e porta l’acqua fin dentro le mura lucchesi. Un ramo dell’acquedotto arrivava in piazza S.Salvatore e fu coronato da una fonte con sopra una bella “dama” coperta da una tunica con il seno sinistro scoperto: per la pudica e riservatissima Lucca questo dovette rappresentare un piccolo scandalo, tuttavia tollerato se l’appellativo di ‘pupporona’ è sopravvissuto per così tanto tempo.
Il mio incontro con la dama dal seno scoperto inizia negli anni adolescenziali quando soggiornavo da mia nonna, la quale riteneva l’acqua della Pupporona quasi miracolosa: da qui la necessità di recarsi dalla Dama armato di due fiaschi per portare il nettare a casa, nulla poteva impedire il ristoro della vista della Dama. Bella, con quel seno perfetto e il volto lascivo da attrarre l’attenzione di qualsiasi visitatore, le forme perfette, il suo fulgore, la sua magnificenza specialmente per la Lucca un po’ bigotta e conformista, rappresentava ( e rappresenta) una dolce anomalia.
La dama è la Ninfa Naiade, figlia di Zeus dal dolce suono e dal semplice significato di “acqua corrente”. Questa rappresentazione del mito pagano fu voluta e disegnata dall’architetto Lorenzo Nottolini (non sappiamo se volutamente o involontariamente) nella piazza di San Salvatore. Ancora una volta simboli pagani e cristiani si fronteggiano.
La Ninfa (e l’uso della fontana) posta nel fulcro della piazza attirando su di se le maggiori ed inevitabili attenzioni, ha oscurato i due architravi pos:ti nella chiesa: il primo è nella facciata sopra la porta destra; il secondo sulla porta laterale è ancor più nascosto dal parcheggio delle ambulanze.

Sono architravi dello scultore Biduino (quello che operava tra il 1170 e il 1200 nell’area pisana presso la Pieve di San Cassiano (vedi articolo “Due Chiesi due torri” del 1 Ottobre 2019) e raccontano due avvenimenti della vita di S.Nicola.  Questo santo (270-343) fu vescovo di Myra (città attualmente in Turchia) ed ebbe una vastissima devozione e popolarità sia in Oriente che in Occidente, tanto che è ancora oggi riconosciuto santo dalle due chiese ortodossa e cattolica, e nonché da numerose confessioni cristiane.

Nell’architrave sulla porta laterale destra della chiesa vi è rappresentato il miracolo dell’adoloscente Adeodato.
La prima parte della scultura è la rappresentazione di una tavola imbandita con re e regine, e alla sua fine si vede l’adolescente che (curvo) deve servire: ma è preso per i capelli da San Nicola che con una rotazione di 180° lo riconsegna alla madre.
Alla staticità della materia scolpita, Biduino ancora una volta con maestria, tenendo come un perno la veste, riesce a comunicare il movimento mettendo agli estremi i personaggi seduti alle tavole. Più conosciamo Biduino e più comprendiamo la sua immensa capacità di trasmettere sensazioni che non si possono che definire come moderne, quasi cinematografiche.
Ma oltre alla bellezza artistica che rappresenta questo architrave, vi è anche il significato di questo episodio, che noi sottovalutiamo, ed in parte motiva la popolarità di S.Nicola: questo episodio non è altro l’affermazione del significato profondo della lotta contro la schiavitù che caratterizzò la chiesa ai tempi del vescovo di Myra. Possiamo anche ipotizzare che Nicola in ragione della vicinanza e della sua autorità, partecipò al Concilio di Nicea del 325
Prima di passare all’architrave laterale vi è da segnalare che nel Duomo di Barga, sul lato settentrionale, vi è un architrave che racconta la stessa storia, ma soprattutto è molto simile, ad eccezioni di particolari mancanti rispetto a quello di Lucca. Nessun studioso lo ha attribuito a Biduino, anche se la similitudine è impressionante. Ma poco importa. Anche qui il significato sovrasta l’attribuzione, e la bellezza artista ci ripaga della fallacità dei medievalisti.


Nell’architrave laterale abbiamo la rappresentazione – sempre di San Nicola – del miracolo detto dello “scifo d’oro” (che in realtà si dovrebbe riferire ad un altro Nicola vissuto tra il 500 e il 564): lo schifo d’oro non è altro che un grosso vaso (dal greco skifos, vaso con manici) anche se Biduino lo rappresenta con due anelli. Qui la rappresentazione del miracolo è l’immagine centrale. San Nicola nel vaso, forse per un lavaggio essendo nato da poco, si alza in piedi da solo e con le mani in alto inizia a pregare; le donne ai lati alzano le mani per la meraviglia dell’accaduto. L’unico movimento che si percepisce sono la preghiera e la meraviglia, in una scultura tutta tesa invece alla staticità.
Cosa sono le costruzioni ai lati? Difficile interpretazione. Nel fondo della lastra e sul vaso dove emerge San Nicola, Biduino firma la sua opera.

SNChOLAU
BIDVUINO ME
FEVIT hoc

Le stranezze sono diverse, la firma non è nell’architrave della facciata, ma su quella laterale. Le due rappresentazioni di edifici nell’architrave laterale lasciano aperte diverse ipotesi, tutte plausibili e tutte oggetto di facile smentita. Ma mettendo insieme tutti gli indizi di cui disponiamo, possiamo riassumere che la committenza e Biduino volevano rappresentare due avvenimenti di San Nicola in una chiesa dedicata a San Salvatore (Cristo) e quindi evidenziare la caratteristica del santo popolare dall’Estremo Oriente al Portogallo, dall’Italia del sud (Bari) a quella del nord (Venezia) fino ad arrivare alla Russia e ad i paesi scandinavi. Quella, appunto, della sua attenzione verso gli adolescenti e i bambini, tanto che S.Nicola-Santa Claus è oggi Babbo Natale, un santo precoce con pochi miracoli ma tanto apostolato, non a caso dunque patrono – tra gli altri – di marinai, pescatori, bambini, ragazze da marito, scolari, prostitute, nonché delle vittime di errori giudiziari. Un santo rappresentato tra due chiese: quella orientale con un toro ed un leone all’interno degli archi e due vecchi con il baston; e e quella occidentale,  con una lampada ed un solo personaggio. La posizione dell’architrave lateralmente non può che suggerire tale ipotesi.
I messaggi di Biduino sono ancora dei misteri che devono essere decifrati. La mia è solo una irriverente supposizione, facile da confutare.
Nell’attesa godiamoci la bellezza delle opere di Biduino e soprattutto Buona Santa Klaus !!!!


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