di SIMONE BELLI, Urologo – Ti alzi spesso di notte per urinare? Impieghi più tempo del solito a iniziare il flusso urinario? Leggi questo articolo.
Ti alzi spesso di notte per urinare? Hai la sensazione di non svuotare mai completamente la vescica? Impieghi più tempo del solito a iniziare il flusso urinario? Se sei intorno ai 50 anni, potresti essere tra i milioni di uomini affetti da iperplasia prostatica benigna, una condizione comune ma spesso sottovalutata.
Preme sottolineare come siano svariate le affezioni a carico del basso tratto urinario che possano portare ad uno svuotamento difficoltoso, ma tra queste nella fascia di età superiore ai 50 anni l’aumento del volume prostatico è senz’altro il principale responsabile.
L’iperplasia prostatica benigna (IPB) è un ingrossamento benigno della prostata, la ghiandola maschile che si trova appena sotto la vescica e circonda l’uretra. Con l’età, è fisiologico che la prostata cresca, ma in alcuni uomini questo aumento di volume può comprimere l’uretra e ostacolare il normale flusso urinario.
I sintomi più comuni includono: aumento della frequenza urinaria (soprattutto notturna, chiamata nicturia), flusso debole o intermittente, urgenza, difficoltà a iniziare la minzione con necessità di sforzarsi e sensazione di incompleto svuotamento.
Anche se non è una patologia maligna, l’IPB può incidere profondamente sulla qualità della vita, interferendo con il sonno, il lavoro e le attività sociali. Impedendo un corretto svuotamento vescicale in cronico, per questioni pressorie legate all’anatomia delle vie urinarie, a risentirne potrebbero essere alla lunga i reni, con ripercussioni chiaramente sistemiche.
Non rari sono i casi di “temporeggiamento” verso i controlli, con casi di uomini che arrivano alla famosa “ritenzione urinaria” prima di accedere ad una visita medica.
Le cause dell’IPB non sono del tutto chiare, ma si ritiene che siano legate a cambiamenti ormonali, in particolare un aumento del diidrotestosterone (DHT), un derivato del testosterone. La familiarità e lo stile di vita possono contribuire seppur anche in questo caso il loro ruolo sia molto dibattuto.
La diagnosi si basa su un colloquio medico, esami del sangue (incluso il PSA, per escludere patologie più gravi come il tumore prostatico), esplorazione rettale digitale ed esami ecografici per valutare le dimensioni ( attenzione, per esami ecografici per fortuna del paziente si intende sempre meno ecografia con sonda a livello rettale, sempre più abbandonata per la più comoda ecografia sovrapubica).
L’approccio terapeutico varia in base alla gravità dei sintomi: si può partire da semplici modifiche comportamentali (ridurre l’assunzione di liquidi prima di dormire) fino ad arrivare a terapie farmacologiche (alfa-bloccanti, inibitori della 5-alfa-reduttasi) che devono essere assunte in maniera continuativa.
Nei casi più avanzati, non responsivi alla terapia medica od in pazienti che mal sopportano la terapia medica si può ricorrere ad interventi chirurgici endoscopici ad oggi sempre meno invasivi e meno impattanti sulla sfera sessuale ( eiaculazione) e senza necessità di tagli sull’addome ( si abbandona in questo caso la legge “ grande taglio, grande chirurgo”). Si è passati dall’iniziale tecnica di resezione endoscopica fino alle più moderne tecniche laser di enucleazione dell’adenoma ( la parte di prostata ostruente) per arrivare a tecniche minimamente invasive tra cui un sistema robotico che utilizza un getto d’acqua ad alta pressione per rimuovere in modo selettivo il tessuto prostatico in eccesso ( riportato alto tasso di mantenimento di eiaculazione, non garantito da tutti gli interventi o dalle terapie mediche).
La buona notizia? L’IPB si può gestire efficacemente. Il segreto è non ignorare quei segnali tra cui quelli spiacevoli notturni e parlarne apertamente con il proprio medico. Prima si va a visita e si curano eventuali sintomi iniziali e minori sono i rischi di danni vescicali a lungo termine, poiché infatti la vescica nel corso del tempo, lottando contro una resistenza come la prostata ingrossata, può andare incontro a cambiamenti strutturali ed indebolirsi, rimanendo “pigra” anche a seguito di terapia medica o chirurgica.
Un controllo in più può pertanto fare la differenza tra notti insonni e sonni tranquilli
Medico libero professionista.
