La Pietra d’Inciampo per Cesare Salvestroni

di BEATRICE BARDELLI –

Si chiamano Pietre d’Inciampo quei piccoli blocchi di pietra quadrati, ricoperti di ottone e della dimensione di 10 centimetri per lato, che vengono posati davanti all’ultima abitazione delle vittime del nazifascismo. Ideate negli anni ’90 dall’artista berlinese Gunter Deming, gli Stolpersteine hanno il duplice compito di ridare un nome e un volto a chi fu ridotto a un semplice numero nei campi di sterminio e di far ricordare ai passanti che proprio in quel luogo vennero prelevate le vittime del nazismo. Ne esistono oltre 79.000 in 26 paesi europei e di fatto costituiscono il più grande monumento diffuso in Europa. A Pisa, domenica 1° marzo, si è svolta una sentita e partecipata “cerimonia d’onore” per la posa della Pietra d’Inciampo in memoria di Cesare Salvestroni (1897-1944), in via Ferdinando Capponi n. 11, all’angolo con via San Tommaso ed a due passi da Piazza dei Miracoli, dove Salvestroni svolgeva la propria attività lavorativa.    

Cesare Salvestroni. Nato a Pisa il 1° maggio 1897 e deceduto nel campo di sterminio di Ebensee (Austria) il 2 marzo 1945, Salvestroni fu un ricercatore universitario, antifascista e responsabile militare del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di Pisa. Sottotenente nel Genio Guastatori durante il Primo conflitto mondiale, dopo la disfatta di Caporetto, fu fatto prigioniero degli austriaci e recluso a Mauthausen in Polonia dall’ottobre 1917 al novembre 1918. Decorato con la Croce al Merito di guerra, si laureò in medicina veterinaria nell’anno accademico 1920/21 e divenne assistente di ruolo della cattedra di Zootecnia all’Università di Pisa ma, dopo aver rifiutato di prendere la tessera del PNF (Partito Nazionale Fascista), fu costretto ad abbandonare l’insegnamento il 31 dicembre del 1927. Salvestroni fu anche un valido sportivo. Già canottiere e poi portiere nella squadra di calcio del Pisa S.C., Cesare era anche un abile tiratore e in questa veste, nel 1929, fece parte della Nazionale “azzurra” di tiro a segno a Stoccolma, dove gareggiò nella specialità “pistola libera”.

Simpatizzò fin da subito con il movimento di Giustizia e Libertà e contribuì alla nascita del Partito d’Azione pisano nel fronte antifascista clandestino organizzando, dopo l’8 settembre, la Resistenza armata nella sua città. Arrestato la prima volta nell’ottobre ’43 e rinchiuso nel carcere di San Matteo fu rilasciato dopo dieci giorni riprendendo l’attività cospirativa. Animatore dell’antifascismo clandestino e organizzatore della Resistenza armata a Pisa divenne responsabile della Giunta militare del CNL (Comitato di Liberazione Nazionale) provinciale dove rappresentava il Partito d’Azione.

L’11 marzo 1944 una pattuglia della Feldgendarmerie del comando tedesco di Firenze venne a Pisa per catturarlo. Salvestroni fu arrestato in via Capponi e condotto nel carcere fiorentino delle Murate dove sostenne numerosi interrogatori e torture, senza tuttavia mai rivelare notizie compromettenti per la Resistenza. Tradotto nel campo di concentramento di Fossoli, fu poi deportato nel lager di Mauthausen e da qui trasferito nel sottocampo di Ebensee, in Austria, dove spirò nella cella di tortura il 2 marzo 1945. Tra i numerosi riconoscimenti alla memoria, Cesare Salvestroni ha ottenuto due Croci al Merito per la Seconda guerra mondiale.

Nel 1946, il primo gennaio, la Giunta della Liberazione presieduta dal Sindaco Italo Bargagna gli conferì l’Attestato di Cittadino Benemerito con Medaglia d’oro e nel 1971 il Comune di Pisa gli intitolò una via cittadina. Nel 1984 l’Università di Pisa dove aveva prestato opera di ricercatore ha inciso il suo nome in una lapide commemorativa posta nell’Aula Magna, in onore dei docenti e degli studenti caduti. Nel 2020 l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Pisa gli ha dedicato la Giornata del 75° anniversario della Liberazione.

Una cerimonia d’onore per custodire la memoria. All’evento che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini pisani sono intervenuti il Sindaco di Pisa, Michele Conti, l’Assessore alla Scuola del Comune di Pisa, Riccardo Buscemi, il Presidente della Provincia di Pisa, Massimiliano Angori, Laura Geloni, Presidente ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti) di Pisa, Bruno Possenti, Presidente del Comitato Provinciale ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Pisa, Andrea Gottfried, Presidente della Comunità Ebraica di Pisa, ed Ester e Muzio Salvestroni, figli di Cesare Salvestroni. “Questa Pietra d’Inciampo è un segno tangibile per custodire la memoria e trasmettere alle giovani generazioni i valori della libertà e della democrazia – ha dichiarato l’assessore

Riccardo Buscemi -. Questo nostro concittadino, Cesare Salvestroni, ha saputo testimoniare, con il coraggio delle proprie scelte, il valore della libertà e della dignità umana. La posa della Pietra d’Inciampo nel luogo in cui svolgeva la sua attività lavorativa rappresenterà un momento di profonda riflessione per tutta la comunità pisana. Ricordare Salvestroni significa rinnovare l’impegno a custodire la memoria di chi si oppose al nazifascismo pagando con la vita la propria coerenza e il proprio impegno per la libertà. E’ questa un’occasione importante, soprattutto per le giovani generazioni, affinché comprendano quanto siano preziosi e mai scontati i valori della democrazia, della pace e della convivenza civile”.