Home Cultura ed EventiLIFESTYLELifestyle MERAVIGLIE DELLA MENTE - di Ugo Cirilli La psiche e il Natale: dalla sindrome del Grinch al cervello… natalizio

La psiche e il Natale: dalla sindrome del Grinch al cervello… natalizio

by Ugo Cirilli

Il Natale si avvicina, le città si accendono di luci colorate e addobbi… è il periodo dell’anno in cui, in teoria, dovremmo sentirci tutti “più buoni”. La percezione del clima natalizio, però, è diversa da individuo a individuo: qualcuno si entusiasma e partecipa all’atmosfera, altri invece hanno reazioni opposte, perfino di fastidio.
Avrete sicuramente amici che corrono con entusiasmo ad acquistare regali, riempiono la casa di decorazioni, sfoggiano vistosi maglioni con renne e Babbi Natale e altri che, invece, non vedono l’ora che torni la routine abituale.
In alcuni casi, si scatena una vera e propria avversione ai festeggiamenti natalizi, detta “La sindrome del Grinch”. Prende il nome dal famoso personaggio del romanzo per ragazzi del Dr. Seuss e dell’omonimo film, una creatura verde e pelosa che vive in una caverna e detesta il Natale. Chi sono i Grinch della nostra società? Sono persone che, in genere, tendono a notare soprattutto gli aspetti meno piacevoli del periodo, come la corsa all’acquisto nei negozi sovraffollati, le decorazioni che possono rasentare il kitsch, le musiche più invadenti, magari l’obbligo del tipico pranzo con parenti che si eviterebbe volentieri di incontrare.
Il senso di fastidio, quindi, non nasce dall’idea del Natale in sé che, almeno per chi crede, dovrebbe essere soprattutto un’occasione di riflessione e crescita interiore. È piuttosto la deriva consumistica che la festività assume, con i suoi “rituali” laici e commerciali, a far sentire alcune persone proprio come il verde e collerico personaggio.
Cosa possiamo dire invece di chi apprezza il Natale?
Le diverse percezioni dell’atmosfera natalizia potrebbero essere dovute a vere e proprie differenze neurologiche tra le persone. Lo suggerisce uno studio dell’Università di Copenhagen, pubblicato sul British Medical Journal. Venti volontari, dopo aver compilato un questionario sulle loro abitudini nel periodo festivo, venivano suddivisi in due gruppi. Il primo era formato da persone che celebravano abitualmente il Natale, il secondo da individui che non lo festeggiavano. In seguito, ogni volontario era sottoposto a risonanza magnetica mentre osservava una serie di immagini, alcune delle quali a tema natalizio. Gli scienziati hanno così osservato che nei “fan del Natale”, di fronte alle raffigurazioni dedicate alla festività, si attivava uno specifico network di aree cerebrali. Tra queste i lobuli parietali, che sembrano coinvolti nella capacità di andare “oltre se stessi” con il pensiero per concepire l’idea di qualcosa di superiore: una caratteristica che predispone alla spiritualità. Un’altra area del cervello che si attivava era la corteccia premotoria frontale, coinvolta tra le varie funzioni anche nella condivisione delle emozioni che osserviamo negli altri.
Al di là del fenomeno dello shopping sfrenato, quindi, le persone che apprezzano il Natale a livello profondo sembrano essere mosse soprattutto da componenti spirituali ed empatiche. E proprio dall’empatia verso il prossimo e dalla condivisione potrebbero partire, per un cambiamento, i “Grinch” stanchi del malumore: rendere il periodo natalizio un’occasione per ritrovare la tranquillità, trascorrere del tempo con le persone care e scambiare doni davvero sentiti, lontano dal caos. In fondo, anche il protagonista del film e del romanzo riesce a cambiare la sua scontrosa personalità e ad apprezzare questa festività…

Studio citato:
Hougaard Anders, Lindberg Ulrich, Arngrim Nanna, Larsson Henrik B W, Olesen Jes, Amin Faisal Mohammad et al. Evidence of a Christmas spirit network in the brain: functional MRI study BMJ 2015; 351 :h6266

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