FOCUS, QUINTAEFFE

La scuola riapre, senza capire cosa abbiamo vissuto

QUINTAEFFE – La nostra vita è cambiata, abbiamo toccato con mano il senso della precarietà, della monotonia e della frustrazione.

Dal lontano 5 marzo 2020 la scuola è totalmente mutata. Quando l’ex-presidente Giuseppe Conte ha decretato la chiusura di tutti i plessi scolastici per evitare la diffusione del virus COVID19, non ipotizzavo assolutamente che da quel momento la mia vita, come quella dei miei compagni, avrebbe toccato con mano il senso della precarietà, della monotonia e della frustrazione.

Nei primi mesi del lockdown mi ricordo che si è passati repentinamente dalla “classica” scuola frontale a quella virtuale, la cui trasmissione di informazioni e sentimenti era mediata costantemente da un dispositivo digitale come il computer e lo smartphone. Inizialmente, non nego che le nuove strategie utilizzate per ovviare al problema della chiusura scolastica mi incuriosivano, poiché sperimentavo delle nuove tipologie di scuola, assolutamente inedite, con cui non avrei mai immaginato di dovermi confrontare. Però, poco dopo sono iniziati a sorgere lentamente diversi problemi, come delle gocce d’acqua che cadono piano piano dentro un vaso finché questo non la travasi fuori: all’inizio, siccome la quantità di acqua era irrisoria, ho sottostimato o banalizzato queste difficoltà; ma, solo quando l’acqua aveva raggiunto l’orlo, con il rischio di uscire fuori da un momento all’altro, mi sono reso conto della situazione e ho tentato di risolvere i problemi nel miglior modo possibile. Quelle piccole difficoltà, con cui mi confrontavo nelle nuove lezioni virtuali, erano legate soprattutto alle sfere comunicativa e relazionale, fortemente compromesse dall’apporto del digitale, visto che tutto si instaurava attraverso un computer! Poi, dopo due mesi ho iniziato a sentire tutto ciò sulle mie spalle, come un grave che si estendeva senza tregua, inducendo a reinventarmi in altre attività, come la lettura, l’attività sportiva, le passeggiate intorno casa, per sfuggire a tale oppressione.

Oltre a mutare la modalità di svolgimento delle lezioni, il passaggio alla scuola virtuale mi ha permesso di toccare con mano il senso della monotonia, generato da quelle giornate uguali e identiche che trascorrevo sempre all’interno della mia stanza, eccetto quelle poche volte in cui uscivo dalla mia abitazione, al punto che la mia camera era diventata il luogo dove trascorrevo gran parte della mia vita; tutte la fasi della giornata, come la scuola, i compiti, gli incontri con gli amici, avvenivano nel medesimo luogo attraverso lo stesso computer, senza più riuscire a discriminare l’una dall’altra. Per fronteggiare questo stato, il tempo e l’organizzazione metodica della giornata, in cui mi riservato degli spazi per la lettura, l’attività sportiva e le videochiamate sono stati fondamentali e utili contro la noia provocata dallo stesso schermo piatto, con il quale svolgevo la maggior parte delle mie azioni, e dallo stesso scorcio di paesaggio che osservavo costantemente dalla finestra, ricavandone l’energia per non cedere alla situazione generale.

Appena è arrivato giugno, la stagione estiva ha dissolto il periodo buio del lockdown illudendomi che pandemia fosse, ormai, solo un brutto ricordo, malgrado i giornali continuassero a pubblicare degli articoli contenenti dei grafici che dimostravano quanto il pericolo del virus era ancora in vista; difatti, specialmente nella fine dell’estate, l’indice di contagio era cresciuto esponenzialmente e il COVID19 continuava a mietere un numero considerevole di vittime. Però, solo dopo essere tornato a scuola mi sono reso conto, effettivamente, che il mio pensiero di essere tornati alla normalità fosse un’illusione, giacché le nuove disposizioni per evitare la propagazione del virus, come l’obbligo della mascherina, il distanziamento fisico, il divieto di compiere anche uno di quei gesti più semplici, come un abbraccio o una carezza, erano dei chiari segnali del nuovo mutamento della scuola che non si era arrestato alla scorsa stagione estiva. Sebbene la scuola in presenza si sia dimostrata utile per risolvere i problemi legati alla DAD (didattica a distanza), percepivo che il clima generale era funestato dalla paura di un’immediata chiusura delle scuole superiori, come leggevo negli occhi delle persone (le uniche parti del volto rimaste scoperte dalla mascherina) o udivo dalle tristi voci che circolavano. Ciò ha rappresentato la causa della mia frustrazione, ossia quel mancato appagamento della fine di tutta la pandemia, favorita dalla successiva chiusura di novembre, dato che invece di migliorare sembrava che la scuola stesse retrocedendo al mese di marzo, trasmettendomi la sensazione che lo sforzo di quei tre mesi era stato completamente vano.

Io, insieme ai miei compagni, considero questo articolo una grande opportunità per informare e rendere note le difficoltà che la nuova scuola (DAD), ideata per contenere la diffusione del COVID19, ha influito sulla mia vita, auspicando non solo che tutto torni alla normalità, ossia le lezioni in presenza con la possibilità di coltivare meglio i legami affettivi e le proprie abilità intellettuali, ma che le nuove riforme scolastiche possano essere messe al centro di tutti i futuri programmi politici, affinché inizino dei programmi di rinnovamento che rendano la scuola migliore di come l’ho lasciata all’inizio del lockdown. Forse, ciò potrà essere il vero risvolto positivo di tutta la pandemia!

(foto: geralt – licenza pixabay https://pixabay.com/it/illustrations/donna-faccia-orologio-monotonia-1829501/ )