Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

La sindrome dell’impostore: cos’è e quando colpisce

L’espressione “sindrome dell’impostore” indica una particolare condizione psicologica che porta a una visione distorta di sé

Sentirsi un po’ inadeguati, a disagio in una specifica situazione, è un’esperienza piuttosto comune. Tutto cambia se questa sensazione si radica e si esaspera divenendo quasi un tratto della personalità, facendoci sentire sempre fuori posto, privi di merito, in qualche modo “sbagliati”.

Una condizione che può portare alla cosiddetta impostor syndrome, la “sindrome dell’impostore”. Un’espressione che indica la sensazione di non meritare i successi ottenuti, di essere in fin dei conti degli “impostori”, persone sopravvalutate che non hanno le qualità che gli altri credono.

Ne parla in maniera molto diretta ed efficace la scienziata e blogger americana Berni Sewell in un articolo sul sito web tinybuddha.com. Sewell riconosce di aver sofferto della sindrome, raccontando il fortissimo disagio avvertito prima di partecipare a una conferenza. La convinzione che il suo intervento sarebbe stato criticato, che non avrebbe saputo rispondere alle domande dei presenti. In quell’occasione nessuno dei timori della scienziata si verificò; il pubblico si mostrò amichevole e interessato. Così, capì di soffrire a causa di un’ansietà irrazionale. Documentandosi sulla sua problematica, ne scoprì il nome: appunto la sindrome dell’impostore.

Leggendo libri sull’argomento, praticando la meditazione e partecipando a sedute di ipnoterapia Sewell è riuscita a sconfiggere il problema, risalendo alla sua radice: la convinzione di non meritarsi la propria esistenza.

Alle origini della sindrome

Le cause della sindrome devono ancora essere chiarite del tutto. Alcuni studi la mettono in relazione al senso di colpa per aver primeggiato in un settore, ad esempio per il raggiungimento di una posizione lavorativa molto più elevata di quella dei propri familiari. Altre ricerche ne ipotizzano le radici nella crescita in un ambiente familiare poco affettuoso e molto autoritario, che limita l’autostima e l’autonomia dei figli.

È interessante anche osservare che la sindrome può essere correlata all’effetto Dunning-Kruger, di cui ho già parlato in un precedente articolo. Si tratta di una distorsione cognitiva, che vede le persone ignoranti in un dato settore sopravvalutare le proprie competenze ed esporsi senza esitazioni; al contrario, gli individui competenti tacciono o si pronunciano in maniera molto cauta. Soppesano infatti attentamente ogni argomentazione. Allo stesso modo, chi soffre della sindrome dell’impostore potrebbe essere molto esperto e autocritico nel proprio lavoro, sempre in cerca del classico “pelo nell’uovo”. Arriva così a non essere mai soddisfatto e sicuro di sé, anche in presenza di meriti oggettivi.

Cosa fare per uscire dalla sindrome dell’impostore?

È importante cercare di riflettere lucidamente sulla propria vita e sugli eventi salienti che la riguardano. Davvero i nostri successi sono nati dal caso? Siamo stati solo “la persona giusta al momento giusto” o abbiamo fatto qualcosa di notevole?

Un altro aspetto da valutare attentamente sono le aspirazioni e gli obiettivi che ci diamo nel quotidiano. Sono forse esagerati? Li desideriamo davvero, o ce li imponiamo solo per un continuo, sterile desiderio di primeggiare?

Dobbiamo capire se tendiamo esageratamente ad attribuire il nostro valore al continuo superamento di nuovi traguardi. Se non sappiamo riconoscerci una dignità svincolata da elementi come il lavoro e la posizione sociale.

Infine, aggiungiamo che conoscere le proprie emozioni e imparare a gestirle, magari con l’aiuto dello psicologo, può rivelarsi determinante. Controllando l’emotività riusciremo sicuramente a valutare e affrontare più razionalmente le situazioni.

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