La sindrome di Calimero: cos’è e come uscirne

La sindrome di Calimero, che cos’è e come superarla

La sindrome di Calimero prende il nome dal noto personaggio italiano dei cartoni animati, apparso per la prima volta in TV nel 1963. Tutti conoscono il piccolo pulcino nero, che si trova coinvolto suo malgrado in varie disavventure rocambolesche.

In termini psicologici, la sindrome indica una forte tendenza al vittimismo. Chi ne manifesta le caratteristiche si sente continuamente svantaggiato per colpa di circostanze sfortunate, come capitava appunto a Calimero. A differenza del famoso pulcino, però, il vittimista ha una percezione distorta, esagerata di ciò che gli accade. Può travisare le circostanze, i gesti e le intenzioni altrui, dando una lettura degli eventi che lo vede sempre nel ruolo del “perseguitato”.

Molti di noi si sono forse imbattuti in amici o conoscenti che manifestano tale atteggiamento. Si tratta in genere di individui che condividono il proprio malcontento con gli altri, esternando insofferenza, raccontando le presunte ingiustizie subite appena se ne presenta l’occasione. Chi soffre della sindrome di Calimero non si lamenta semplicemente per le piccole e grandi difficoltà del quotidiano. Nei suoi discorsi è sempre presente l’idea di un particolare accanimento della sorte o degli altri nei suoi confronti.

Naturalmente anche noi potremmo incorrere in questa problematica, quasi senza accorgercene. Per questo è opportuno domandarci se ne manifestiamo i “sintomi”. Ad esempio, ci confrontiamo spesso con gli altri in vari ambiti, dal lavoro alla vita sentimentale e sociale, vivendo come un’ingiustizia il maggior successo o benessere altrui? Pensiamo che la mancata realizzazione dei nostri obiettivi non dipenda da noi, ma da circostanze sfortunate? Magari da qualcosa che abbiamo subito nel passato?

La trappola della sindrome

La sindrome può radicarsi nella psiche in maniera subdola, perché la visione della vita che comporta ha perfino aspetti rassicuranti. Se non mi sento minimamente colpevole dei miei fallimenti, se mi vedo solo svantaggiato dalle circostanze, non mi metterò più di tanto in discussione. Inoltre, l’atteggiamento vittimista può portare ad ottenere attenzione e conforto dagli altri.

Si tratta però di una trappola psicologica. A volte gli insuccessi esistenziali dipendono almeno in parte da noi. Magari non abbiamo intrapreso le strade giuste per raggiungere i nostri obiettivi o, semplicemente, non ci siamo impegnati abbastanza. Se ci imponiamo però la lente distorta del vittimismo, non possiamo capire come migliorare. Ci ritroviamo confinati nei nostri limiti, nella ripetizione di schemi comportamentali e atteggiamenti inconcludenti.

Uscire dalla sindrome di Calimero

Come Calimero, nelle pubblicità di “Carosello”, alla fine lavava via la cappa di fuliggine che lo ricopriva, allo stesso modo dobbiamo ripulire la psiche dal vittimismo. Vediamo qualche consiglio per riuscirci!

  • Riflettere a fondo sulle vicende della nostra vita, se l’idea di essere vittime viene dal passato. Siamo stati davvero sfortunati? Qualcuno ci ha realmente “presi di mira”? Oppure potevamo agire per cambiare le cose, ma non lo abbiamo fatto?
  • Cercare piccole gratificazioni che non nascano dal confronto con gli altri. Troviamo uno o più hobby che diano brio alla nostra giornata, dalla lettura al bricolage, dall’arte alla pratica di uno strumento musicale. Adottiamo routine rilassanti, come la meditazione, un bagno con essenze profumate e una musica dolce in sottofondo. Imparare ad essere felici anche senza l’applauso di un “pubblico” e senza una competizione con il prossimo, migliorerà il quotidiano.
  • Diventare maggiormente padroni delle emozioni. Affiniamo la capacità di leggere i nostri stati d’animo, capendo quando lo stress sta aumentando troppo. Impariamo a staccare la spina anche solo chiudendo gli occhi un momento, respirando profondamente e ritrovando un po’ di pace. A volte la tendenza a sentirsi vittima nasce da una reazione emotivamente esagerata agli eventi stressanti.
  • Ragionare in maniera costruttiva sulla realizzazione dei propri obiettivi. Desideriamo ad esempio intraprendere un dato percorso professionale? Non riflettiamo ore su un colloquio di selezione andato male, sulle opportunità perdute. Valutiamo l’idea di intraprendere un corso di formazione accrescendo le nostre competenze, contattiamo potenziali datori di lavoro. Lavoriamo sulla nostra sicurezza e sul modo di presentarci agli altri. Ci sentiremo padroni della nostra esistenza e vedremo un orizzonte di possibilità, anziché pensare “Non ce la farò mai” e non fare nulla.

Il vittimismo può essere vinto con le armi della consapevolezza e di una diversa visione dell’esistenza. A volte le opportunità sono vicine e aspettano solo di essere colte; non le vediamo perché ci avvolgiamo in una foschia di preconcetti e pessimismo.

(Immagine di copertina a inizio articolo tratta da “Repubblica”: https://milano.repubblica.it/tempo-libero/arte-e-fotografia/evento/mostra_calimero_come_eravamo_da_pisacane_arte-136660.html)