La Sinistra: essere o non essere? Questo è il problema

di NICLO VITELLI – Dov’è la sinistra in Italia? “Quell’uragano denso di voci flebili e sottili, milioni di dita…, milioni di spalle…”

Tutto è in movimento, tutto scorre: panta rhei! La direzione dell’evoluzione politica in Italia, però, è ancora incerta e si dibatte tra giochi e giochetti, tra tattiche, ammiccamenti vari conditi in salse di diverse cucine. Assente ingiustificato è il confronto tra progetti mentre nella società c’è un serbatoio di malessere che, sommando disagio sociale, astensionismo, teorie complottiste, rigetto della scienza, non è davvero poca cosa: anzi, è una miscela altamente infiammabile e pericolosissima che come una bomba potrebbe detonare in qualsiasi momento.

Non a caso diversi gruppi della destra estrema, ma anche della sinistra estrema, tentano di inserirsi e orientare questo blob. Siamo in una situazione di equilibrio tra le forze in campo, con la politica e i partiti ridotti all’angolo ma con ancora in corpo molte ambizioni ed un governo d’emergenza guidato da una prestigiosa personalità come Draghi. Quale segno prenderanno i percorsi futuri?

Numerose sono le questioni sulle quali si deciderà da che parte si orienterà il timone della navigazione.

Partiamo dalla vicenda prossima del Colle: una delle prime questioni su cui i percorsi futuri potrebbero essere alternativi e diversificati a seconda di come andrà a finire l’elezione del Presidente.

Le risorse europee

notevoli e tutte spendibili entro un tempo abbastanza limitato: ma non è così facile spenderle, come dimostrano altri fondi e finanziamenti europei che l’Italia ha avuto in passato e non ha saputo spendere e sfruttare adeguatamente a causa del farraginoso ed improduttivo sistema burocratico e per il peso paralizzante di lobbies, di poteri diffusi e di una politica debole. E, soprattutto, non è così facile spenderle bene: anche in questo l’Italia ha dimostrato nel corso dei decenni di non essere proprio virtuosa e meritevole.

Poi c’è la questione del lavoro e

dei giovani. Su quest’ultimi pesano eredità drammatiche: un’ambiente che sta reagendo con inusitata violenza alle angherie e ai peggiori scherzi che come guappi irresponsabili gli abbiamo inferto. Il lavoro, i lavori che vanno creati, che vanno qualificati e che vanno riempiti dei diritti fondamentali. Poi vengono le ferite brucianti dei modelli economici e sociali del turbocapitalismo finanziario che hanno allargato vecchie piaghe e ne hanno create di nuove, profonde e cancrenose: tessuti sociali distrutti, iniezioni di odio e di cattiveria, discriminazioni ed egoismi che come il covid stanno circolando in percentuali da più che un lockdown. Non si può girare la chiavetta e far ripartire l’automobile come se nulla fosse successo.

E’ necessaria una rivoluzione, una innovazione generale

che ci porti a mettere altre finalità ai motori economici: le comunità, i beni comuni, i territori, i soggetti più deboli, l’equità, la giustizia, l’eguaglianza, la lotta agli sprechi. Come per il clima siamo quasi fuori tempo massimo!

Nel 1848 un fantasma s’aggirava per l’Europa, così scrivevano Marx ed Engels ma oggi sono tantissimi i fantasmi che si aggirano nel mondo: le guerre, la fame, gli effetti drammatici dei cambiamenti di clima, il covid, un confronto senza orizzonti che non il capitalismo che si giocano le grandi superpotenze tra loro e poi il controllo dei dati, dell’archivio cibernetico. E tutto però si svolge in una turbolenza che non ha posa, in una frenetica rincorsa a finire la giornata, senza interrogarsi sul giorno dopo, sui mesi e sugli anni che verranno.

Quando la lotta tra vecchio e nuovo ristagna, non si avvia una trasformazione o una involuzione: può accadere che vi sia la comune rovina di tutte le classi in lotta.

Ecco perché è necessario che la sinistra oggi si unisca e definisca un progetto ed un programma di lotta e di cambiamento, di alleanze, e scateni una vigorosa ed ampia battaglia culturale per quella che Gramsci definiva egemonia: capacità di attrarre consenso e di imprimere una direzione.

E’ la sinistra nel mondo che manca

è la sinistra in Europa che manca, è la sinistra in Italia che manca. Ovvero c’è ma non pesa come dovrebbe e come sarebbe necessario. E’ per ora titolare della ‘stabilità’. Ma questa stabilità non è un valore in sé e, soprattutto, non è sufficiente a farci evolvere positivamente. E non abbiamo più molto tempo a nostra disposizione prima di ripiombare in uno di quei buchi neri che la storia, di tanto in tanto, ci mette sotto i piedi: e i buchi neri non sono sempre uguali anche se le caratteristiche principali sono comuni.

Mai come oggi una sinistra che sia tale dovrebbe lanciare l’appello antico: Proletari di tutto il mondo unitevi. E i proletari di oggi sono davvero tanti, masse sterminate di persone che come spettri si aggirano nel mondo: diseredati, poveri, malnutriti, lavoratori sfruttati, pagati e fatti lavorare come schiavi, giovani a cui è stato sottratto il futuro, donne, non solo quelle afghane ma anche quelle di altri paesi autoritari che vengono tenute in una perenne schiavitù, ma anche quelle dei paesi più avanzati che ancora non hanno un potere eguale a quello degli uomini e, come dice il Papa Francesco, per questo, sono schiave.

E se ciò è vero ci vuole una organizzazione che organizzi il riscatto e la rivoluzione. E’ quell’organizzazione che manca da tanto tempo, che è stata sostituita dalle correnti, dai gruppi cristallizzati, da interessi personali, da una politica ridotta a minestra stracotta. E’ quell’organizzazione che riprenda a parlare con la gente, a frequentare le strade, le piazze, le città a capire cosa c’è e cosa c’è che non va e a studiare collettivamente le risposte. E’ un’organizzazione che non ha paura del confronto, di avere tanti iscritti, di avere tanti militanti, di avere tante teste.

Anzi è o dovrebbe essere “quell’uragano denso di voci flebili e sottili, milioni di dita…, milioni di spalle…” a cui, purtroppo, oggi nessuna di quelle esistenti assomiglia nemmeno lontanamente! In questi casi però, se le cose stanno così, bisogna che qualcuno si assuma l’onere della prima mossa e poi sia determinato e coerente, oppure che in diversi decidano di avviare una strada di federazione. Essere o non essere? Questo è il vero problema della sinistra oggi!