1892 nasce il Partito Socialista Italiano

La sinistra? Torniamo a Genova 1892 per un partito di tutti

di MORENO BUCCI – Alcuni riflessioni, a proposito del libro “Sinistra popolare” di Marco Montemagni, edito in queste settimane.


Avevo appena letto che Marco Montemagni aveva pubblicato un libro sulla “Sinistra popolare”, quando lo incontrai. Gli chiesi quando l’avrebbe presentato e lui mi rispose: “la tua copia è già pronta, te la porto a casa. dammi l’indirizzo”. L’indomani Marco suonò e mi consegnò il suo scritto.

Mi viene in mente che passarono più di trent’anni dal Congresso di Vienna ai moti del 1848. A Natale sono anche trent’anni che l’Unione Sovietica è scomparsa. Sono trent’anni che hanno visto il prevalere assoluto del capitalismo nel mondo. Un capitalismo aggiornato, dove prevale la finanza, dove tutti i mezzi tecnologici sono consustanziali al prevalere di uno sfruttamento feroce.

In casa nostra la débâcle a sinistra è terribile. Dopo la liquidazione dei partiti non c’è stato più posto per gli eredi della tradizione socialista e comunista. Ma neanche di quella cattolico-popolare. Il massimo del “possibile” fu il PD, che Veltroni fece nascere con “vocazione maggioritaria” e che abbandonò al 33%, quello che fu poi annichilito dalla furia devastatrice di Renzi. Della vecchia sinistra postcomunista sono in vita alcune esperienze, anche generosamente volonterose, che non riescono tuttavia ad uscire dalla “testimonianza”. In questi tempi, di Draghi e del PNRR, non c’è da farsi illusioni sul percorso che verrà compiuto: non danno certo spazio ad una politica di sinistra, anche moderata.

Lascio le mie riflessioni e torno a Montemagni: è bravo, usa concetti precisi, fa analisi giuste e, con speranza, guarda avanti. Sottolinea la logica aberrante del “massimo profitto comunque”, indica l’“inveramento della Costituzione repubblicana” come faro di un percorso virtuoso e imprescindibile, auspica una “vera riconversione ecologica e sociale dell’economia”, invoca “una netta linea di demarcazione tra il capitalismo che sfrutta e la grande massa degli sfruttati”. “Le forze di sinistra si presentano attualmente deboli e divise”, afferma. Un quadro molto preoccupante che lascia scoperti migliaia di militanti e milioni di elettori e trascura la solidarietà ed il riscatto dei più deboli (poveri, giovani, lavoratori manuali).

Mette a fuoco la situazione: “Siamo in presenza di diseguaglianze enormi,…. di ingiustizie inaccettabili….a fronte di ricchezze stratosferiche concentrate in poche mani…dinanzi ad una massa crescente di oppressi, affamati, impoveriti.” “In questo contesto le classi lavoratrici e subalterne sono prive di un referente politico” a causa della progressiva perdita di una visione alternativa al capitalismo e alla permeabilità verso le politiche neoliberiste.

Auspica la nascita di una “Sinistra popolare”, che unisca la sinistra e le forze autenticamente democratiche, uomini e donne, per una politica di governo “come mezzo potente per cambiare la società”. Richiama ad una rinnovata “forte e unitaria battaglia antifascista” per la quale l’ANPI è forte e autorevole riferimento. Invoca l’apertura della fase costituente di Sinistra Popolare “per cercare insieme, di dare nuove, inedite risposte alla potente, ineliminabile domanda di giustizia, solidarietà, democrazia, libertà che è fortemente presente nella società.”

A Marco, io, l’ho sintetizzata così: torniamo a Genova, come nel 1892, e fare come allora, quando ognuno si adoperò per far nascere il partito di tutti.