di NICLO VITELLI – L’Occidente anziché procedere alla giornata troverà la forza e il coraggio di presentare un nuovo modello di democrazia?
La società di oggi potremmo chiamarla società del malessere e dell’incertezza permanente. Malessere e incertezza si alimentano uno con l’altra e forniscono il combustibile principale alla vita di tutti i giorni.
L’epoca che stiamo vivendo è segnata da cambiamenti travolgenti e da un ancora incerto ridisegnarsi dell’ordine mondiale. L’Occidente, così come lo avevamo conosciuto non esiste più: prima ce ne renderemo conto e ne prenderemo atto, prima potremo misurarci con la realtà vera. Crisi esistenziale, di assetti politici e istituzionali, di poteri, di cultura sono i giocattoli che ci accompagnano in quest’oggi.
A livello internazionale, invece, è sorto e si è sviluppato un protagonismo nuovo, tutt’ora in movimento. Nuovi blocchi economici e sociali hanno preso corpo e oggi rappresentano e integrano economie, finanze, assetti militari e strategici di pari forza se non superiori a quello che una volta avremmo chiamato l’occidente. E’ aperta una competizione tra grandi potenze, tra economie e loro sistemi per quella che si sarebbe chiamata egemonia o, in maniera meno consensuale, dominio.
La guerra che era stata archiviata come un terribile malaccio ha ripreso a muoversi: oggi è il terreno di molti conflitti che, al di là del loro apparente carattere locale, rischiano di infiammare platee mondiali ampie, con escalation incontrollabili e ad alto rischio di conflagrazione nucleare. Dentro a quello che rimane dell’Occidente è avviata una vera e propria Guerra di Secessione. Tutti i modelli, le scale di valori, gli stili di vita e di comportamento a cui milioni di persone si sono ispirate e hanno seguito per una lunga fase storica sono usurati, sviliti e in profonda crisi.
In questo Occidente a pezzi, terremotato potremmo dire, si sta facendo largo una nuova religione-stato: autocrati al comando, concentrazione del potere attorno ad élite di potenti tecnocrati, di miliardari senza scrupoli, di spregiudicati finanzieri, abolizione di tutti i meccanismi e degli organismi di controllo, deperimento forzato della partecipazione, ibernazione della vita politica come l’abbiamo conosciuta. Questa nuova religione ha il proprio vangelo: genere maschile bianco, famiglia iper-tradizionale, espulsione di ogni diversità, legge del più forte infarcita di populismo. Dominio e asservimento sono dunque le tendenze sudiste moderne.
L’Europa, d’altro canto, vive la sua crisi e non riesce a rilanciare un modello riformato di Occidente, rimodulando e innovando valori conosciuti e tradizionali come la divisione dei poteri, la partecipazione, la tutela dei diritti, ovvero ridefinendo i nuovi confini di uno Stato ne ateo né teista, né ateista, né antiteista. Servirebbe un nuovo progetto per una democrazia progressiva, invadente e pervadente: ma allo stato delle cose è come un ago da trovare in un pagliaio! In questo scenario la società, depurata di quelle ideologie che avevano segnato la fase del dopoguerra e che pure con le loro storture avevano costituito dei solidi punti di riferimento per quelle che allora si chiamavano le masse, vive questa competizione globale perdendo, giorno dopo giorno, la fiducia nel proprio domani.
Gli accordi storici per la fine della produzione di armi atomiche sono stati definitivamente derubricati: si è ripreso a progettare, costruire e fare esperimenti su missili di nuova era ed altre armi di distruzione. I cambiamenti sono così rapidi e veloci e così apodittici che sembra difficile avere una rotta, una direzione chiara e sicura da seguire.
Non rimane quindi che la chiusura dell’orizzonte nella scatola del presente. La crisi di futuro è una delle cause principali della disumanizzazione delle società. Il tutto è aggomitolato nel presente e senza contar più sulla speranza di un domani da costruire, di cambiamenti possibili. Le persone si rintanano nei loro gusci, nel brodo amniotico delle società del presente. Le cose che avevano lo spazio di obiettivi da raggiungere per andare poi avanti si sono tramutate in finalità: il comprare è il nuovo vangelo.
Nelle odierne società commercializzate l’acquisto è l’atto maggiormente rivoluzionario che possa essere esibito: una volta comprata la cosa perde però totalmente il suo valore ed allora, in maniera compulsiva, si mette da parte per ri-dedicarsi subito ad un nuovo acquisto, di un oggetto con maggiori caratteristiche, con migliori performance, pubblicizzato attraverso data base illimitati e pervasivi .
La vita di un giovane è diventata arida: non è più possibile la promozione sociale: l’ascensore è fermo, il lavoro è incerto, precario e malpagato, diverso rispetto agli studi effettuati e ben lontano dalle originarie aspettative. Proprio per questo tanti giovani cercano qualcosa di diverso fuori dal proprio paese. I cellulari oramai tengono banco occupando gran parte delle ore di una giornata delle persone. Quello che non si più immaginare nemmeno sotto forma di sogno, ovvero un diverso futuro, si pensa di trovarlo attraverso il cellulare, sui gruppi e nei social: conversazioni nelle quali ognuno si sente davvero importante, ed è soddisfatto quando tira fuori, spesso senza discernimento, le idee che gli girano nella testa, accontentandosi di risposte sibilline e diversificate o di qualche mi piace per sentirsi appagato ed anche importante. Un sistema di corti circuiti fanno invece venir meno il confronto, il dialogo, il tu per tu, aboliscono tutte le azioni collettive.
E in una società dove le città sono oramai omologate alle catene commerciali tutto sembra drammaticamente comunista come erano paesi e villaggi sovietici all’epoca di Stalin. I disagi, invece, aumentano a vista d’occhio, spesso procedono sottopelle, come una malattia invadente ma invisibile e asintomatica fino a quando non esplode come una bomba atomica. Basta avere sotto mano le statistiche dei femminicidi, o degli episodi di bullismo, o delle criminalità cittadine in sempre crescente progressione, che non risparmiano neppure i paesi di periferia. Malessere esistenziale, crisi nei rapporti interpersonali o familiari diventano vere e proprie esplosioni atomiche. Mediazione, compromesso, accettazione dell’altro: tutte materie che questa società ha bandito. Non resta che il farsi giustizia da sé, se giustizia si può chiamare la sordida violenza, in un mondo nemico, ostile devitalizzato.
Disperazione, solitudine, frustrazioni che si aggiungono a esistenze sempre più precarie: mancanza di casa, mancanza di lavoro, o improvviso licenziamento, stipendi che consentono a mala pena di tirare avanti con lo strettissimo necessario. Il famoso diagramma di Gini dimostra oggi che la ricchezza è sempre di più in poche mani ma sempre più grande e la povertà aumenta a vista d’occhio: quella che una volta era la classe intermedia rischia di sparire o assottigliarsi per sempre lasciando il passo ad una più netta e marcata distinzione tra i pochi che hanno e una sterminata massa di nullatenenti.
L’Occidente europeo anziché procedere alla giornata troverà la forza e il coraggio di presentare un nuovo modello di democrazia? Il tempo però scorre inesorabile alla velocità della luce … non attende i ritardatari. Dopo malessere e incertezza viene sicuramente a galla disperazione, rabbia e… ed ecco a voi: lo psicodramma è servito!
(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/1503701)
Niclo Vitelli (1954) è stato un dirigente del PCI, consigliere comunale e assessore, presidente del Festival Pucciniano negli anni Ottanta, ha poi svolto attività di manager nel settore della cantieristica navale, responsabile di Lega Pesca Toscana, ha ricoperto vari incarichi in Legacoop della quale è attualmente presidente del Comitato dei Garanti. Autore di libri di storia della Versilia.
