Versilia rovente 1973, accoltellato mente vende l’Unità

di GIOVANNI LORENZINI – La strategia della tensione in Versilia culmina nell’accoltellamento da parte di militanti di Avanguardia Nazionale

Fu davvero un’estate rovente, non solo per il caldo, quella del 1973 per Viareggio e il resto della Versilia. La strategia della tensione che come una cappa oppressiva soffocava il Paese dal 1969 si materializzò per diverse settimane, con epicentro la Passeggiata a mare di Lido di Camaiore, dove l’allora bar Versilia – che oggi non esiste più – divenne il punto nevralgico di una dura battaglia politica che vedeva contrapposti ‘rossi’ e ‘neri’. L’episodio più grave si verificò domenica 26 agosto: il simpatizzante di sinistra Franco Poletti, viareggino di 18 anni, mentre stava diffondendo il giornale ‘L’Unità’ all’altezza del bar Versilia, venne gravemente ferito con tre coltellate all’addome da alcuni giovani simpatizzanti di Avanguardia Nazionale, che poi si diedero alla fuga in auto. I quattro aggressori – mentre Poletti e altri due suoi amici venivano trasportati all’ospedale ‘Tabarracci’ – vennero poi intercettati dalla polizia al casello Versilia di Forte dei Marmi della Sestri Levante-Livorno: tre degli aggressori avevano 19 anni, l’altro 20. Erano originari di Trieste ed erano arrivati a Lido di Camaiore – questa la ricostruzione degli inquirenti – per dare una mano all’allora titolare del bar Versilia, simpatizzante di destra, che voleva tenere il più lontano possibile i ‘rossi’ dalla Passeggiata.

LA STRATEGIA della tensione a Viareggio e in Versilia aveva già avuto negli anni precedenti diversi episodi (studenti picchiati dalla polizia nel ’67 con assedio al commissariato di via Battisti, i fatti della Bussola nel ’68, stando alle motivazioni della sentenza anche il rapimento Lavorini dell’anno dopo; il tumultuoso comizio di Armando Plebe, ex comunista diventato missino, nel ‘72) ma era cresciuta quando in primavera il bar Versilia in poco tempo era diventato il punto di riferimento dei simpatizzanti di estrema destra: prima del drammatico ferimento di Franco Poletti, c’erano stati già scaramucce in Passeggiata in aprile, quindi l’escalation a luglio, il 21 un attentato incendiario contro il bar-ristorante (danni per cinque milioni di lire che 35 anni fa erano soldi), quindi il 24 luglio memorabile zuffa serale nelle vicinanze del locale, innescata dalla distribuzione di volantini da parte di giovani attivisti di sinistra venuti poi a contatto con il servizio d’ordine del locale garantito da simpatizzanti di destra: lancio di sedie e tavolini, pugni e calci, incontri improvvisati di boxe, fuggi fuggi dei turisti in Passeggiata e aspiranti ‘garzoni di bottega’ (o meglio di redazione) a raccogliere testimonianze aspettando l’arrivo dei cronisti di punta dei quotidiani locali.

MA NON era ancora finita perché il giorno dopo il ferimento di Franco Poletti, il tam tam dei movimenti e dei partiti di sinistra fece confluire a Lido di Camaiore da tutta la Toscana un migliaio di simpatizzanti per una grande manifestazione di protesta contro la presenza dei ‘neri’: corteo e comizio in piazza della Chiesa, mentre polizia e carabinieri presidiavano il bar Versilia. La zona sud di Lido di Camaiore, dalla Fossa dell’Abate fino a piazza Matteotti (dove ora c’è il pontile) venne chiusa al traffico, diventando zona pedonale ma anche teatro di battaglia. Tutto attorno, turisti e residenti con gli occhi sgranati temendo il peggio, anche per gli effetti che quella situazione poteva avere sull’esito della ‘stagione’: ci scapparono incidenti, cariche, lancio di lacrimogeni, persino il tentativo di un’operatrice turistica (mamma di un noto politico dei giorni odierni) che si mise in mezzo alla strada fra polizia e dimostranti chiedendo di fermarsi per ‘salvare il turismo’. Gli scontri produssero una ventina di feriti e diversi danni a auto. Ma mentre i poliziotti (1 a 10 il confronto delle forze in campo) presidiavano il locale in Passeggiata, le ‘truppe anfibie’ dei dimostranti assaltarono il bar Versilia dalla spiaggia, camuffandosi fra i pochi bagnanti che continuavamo a godersi il sole, lanciando bottiglie molotov dentro il locale che venne incenerito dal fuoco.

NEL LUNGO periodo italiano della ‘strategia della tensione’ fra rossi e neri, e degli ‘anni di piombo’ c’è dunque anche questa vicenda, poco nota ma pur sempre significativa: un ragazzo di 18 anni aveva rischiato di morire ricevendo tre coltellate, colpevole solo di vendere un giornale ‘sgradito’ agli occhi degli avversari politici. Ricordare, anche se può essere provocare attacchi di nostalgia, è un esercizio mentale che non fa mai male alla memoria.