OPINIONI

La violenza americana su Cuba viola i diritti umani

di ANDREA VENTO – Il blocco commerciale contro Cuba imposto al mondo dagli Stati Uniti che impedisce cibo, medicinali, e materie prime.


di Andrea Vento
(docente di Geografia Economica all’IIS “Galilei – Pacinotti” di Pisa, studioso dell’America Latina)

L’interferenza degli Stati Uniti nella pluridecennale lotta di liberazione nazionale cubana di fine ‘800 contro la dominazione coloniale spagnola vanificò gli sforzi del movimento indipendentista promosso da Josè Martì. L’intervento militare in quella che i cubani definiscono la Guerra Ispano-cubano-americana determinò, ob torto collo, il passaggio di Cuba dal controllo coloniale spagnolo diretto a quello indiretto statunitense, sancito ufficialmente dall’inserimento, da parte di Washington, dell’Emendamento Platt nella Costituzione cubana (1901). L’articolo in questione riservava all’emergente potenza imperialistica il diritto di intervenire anche militarmente negli affari interni cubani. Cuba, invece di acquisire con l’indipendenza (1902) lo status di paese sovrano, divenne, pertanto, una sorta di Protettorato destinato a subire sia l’assoggettamento geopolitico che la penetrazione economica Usa.

Cuba divenne ben presto l’isola dei divertimenti e degli affari dei ricchi, delle imprese e della Mafia statunitensi, conquistandosi il poco edificante appellativo di “bordello dei Caraibi” con buona parte della popolazione relegata, soprattutto nelle aree rurali, nella miseria e nell’ignoranza. Sottomissione e marginalità sociale che inevitabilmente provocarono senso di frustrazione, risentimento sociale e perdita di dignità nazionale.

Ed è proprio in questo contesto geopolitico, economico e sociale che originò la lotta di liberazione nazionale e di emancipazione sociale guidata da Fidel Castro, la quale registrò il suo primo atto nel fallito assalto alla Caserma Moncada del 26 luglio 1953 e che riprese, dopo l’incarcerazione e il successivo esilio del suo lider maximo in Messico, nel 1955. Lo sbarco del Granma nel dicembre 1956 segnò l’inizio della seconda fase della lotta rivoluzionaria e dette avvio alla guerriglia nella Sierra Maestra, sino alla definitiva sconfitta dell’esercito governativo, alla fuga del dittatore Fulgencio Batista e all’ingresso vittorioso dei barbudos a l’Avana il 1 gennaio 1959.

Il trionfo della Rivoluzione Cubana

Il trionfo della rivoluzione cubana rappresenta un evento dall’alto valore simbolico, sia per l’intera nazione cubana che finalmente raggiungeva l’agognata effettiva indipendenza liberandosi dal giogo imperialistico, che per il messaggio di emancipazione nazionale e giustizia sociale lanciato al proletariato mondiale e ai popoli oppressi, in lotta contro lo sfruttamento capitalistico e il colonialismo, questi ultimi all’epoca ancora numerosi in Asia e, soprattutto, in Africa Sub-sahariana.

La revolucion ha, infatti, costituito e, costituisce tutt’ora, un faro per varie generazioni di giovani e per interi popoli impegnati in ogni angolo della Terra contro l’ingiustizia sociale, lo sfruttamento economico e l’oppressione coloniale e post-coloniale. Tuttavia, le vicende storiche che l’hanno interessata in concomitanza con l’ardua opera di realizzazione di una nuova società basata su “principi altri” hanno reso estremamente complesso e irto di ostacoli il suo cammino, la quale tuttavia, seppur non scevra di responsabilità proprie, è riuscita a consolidarsi, a svilupparsi, a resistere alle difficoltà e a giungere, aggiustando di tanto in tanto la rotta, sino ai giorni nostri. 

In particolare, la sessantennale storia della revolucion, che ci risulta impossibile da sintetizzare in poche righe, è stata resa terribilmente difficile dalla forte avversione dell’”ex protettore”, mai rassegnatosi alla perdita del controllo della Isla grande, operando, sin da subito dopo la vittoria dei guerriglieri della Sierra Maestra, per il suo rovesciamento, sia con azioni militari (Baia dei porci docet) e di destabilizzazione politica, sia di strangolamento economico.

La revolucion in oltre 60 anni di storia ha vissuto varie fasi, sia politiche che economiche, evidenziando capacità di resilienza di fronte alle difficoltà che le si sono poste innanzi, senza rinnegare i principi socialisti e internazionalisti, entrambi indelebilmente stampati nel suo Dna.

La riforma del 2011

Nel 2011 gli organi legislativi cubani hanno approvato “I lineamenti di riforma del socialismo cubano” che hanno introdotto significativi cambiamenti e indotto all’elaborazione di una nuovo Testo Costituzionale, approvato definitivamente nel 2019 dopo lungo percorso partecipativo popolare, e tramite il quale il quadro costituzionale è stato adeguato alla nuova realtà socio-economica fuoriuscita dai Lineamenti di riforma. Oltre alla reintroduzione della figura istituzionale del Primo Ministro, sono state introdotte importanti novità per quanto riguarda la proprietà privata, le cooperative e il lavoro autonomo. In particolare l’istituzionalizzazione della figura del cuentapropista, il lavoratore in proprio, ha innescato un processo di modifica della struttura sociale, a seguito della comparsa di una nuova classe sociale. Attualmente a Cuba oltre 600.000 persone, il 14,5% della popolazione, svolgono lavori in proprio e il loro armonico inquadramento all’interno del modello socio-economico socialista rappresenta una fondamentale sfida per il futuro della revolucion stessa.

Obama e Raul Castro

Dopo il riavvicinamento fra Obama e Raul Castro che aveva portato al riallacciamento nel 2015 delle relazioni politiche fra i due Paesi, ma non all’abolizione del bloqueo, l’avvento di Trump alla Casa Bianca ha comportato il ritorno in grande stile delle strategie di strangolamento economico finalizzate, secondo i piani dell’autore, ad indurre il popolo a sollevarsi contro il proprio governo. Le ulteriori 234 misure restrittive approvate dalla sua amministrazione, hanno determinato un contraccolpo molto pesante sull’economia e sulla vita della popolazione cubana, provocando mancanza di beni di prima necessità e alcuni farmaci non prodotti dell’industria farmaceutica cubana.

Su questo difficile contesto socio-economico, si è abbattuta nel 2020 la Pandemia da Covid-19 che, seppur ben contenuta dalle misure adottate dal governo, ha prodotto pesanti ricadute sull’economia spingendola in recessione (-11% nel 2020).

L’efficiente struttura sanitaria e farmaceutica pubblica ha consentito di far fronte alle necessità interne e, addirittura, di inviare anche Brigate Mediche in vari Paesi in difficoltà, fra cui l’Italia, e di sviluppare in proprio 5 vaccini anti Covid, 3 dei quali hanno già superato la fase di sperimentazione e attualmente sono in corso di somministrazione alla popolazione.

5 vaccini pubblici e mancano le siringhe

Tuttavia, la campagna vaccinale non procede spedita come potrebbe a causa della mancanza di siringhe. Si sta verificando un assurdo paradosso che vede un Paese in via sviluppo produrre in proprio 5 vaccini pubblici, dei quali regalerà i brevetti ai Paesi del sud del mondo, ma che a causa della crudeltà della prima potenza economica e militare mondiale, non riesce ad importare le siringhe a causa del bloqueo. Il Blocco unilaterale Usa contro Cuba, non solo è illegale rispetto al diritto internazionale ma, dal 1992, viene ogni anno condannato da una mozione dell’Assemblea Generale dell’Onu, con voto praticamente unanime, salvo Usa e Israele. E’ un atto di arroganza indegno di un Paese potente verso uno debole, per il solo motivo di rifiutarsi di tornare ad essere una sorta di sua colonia.

Cuba oggi è un paese in difficoltà anche perché è un’isola con poche risorse. È costretta a importare circa il 70% dei prodotti essenziali. Con l’inasprimento del blocco voluto da Trump e ancora non rimosso Biden, e la pandemia, che ha azzerato una delle principali fonti di reddito del paese, il turismo, la situazione interna si è aggravata. Ai cubani vengono inferte inutili e crudeli sofferenze, quando loro stessi hanno aiutato molti Paesi, anche sviluppati, in difficoltà. Lo dimostra la Brigata inviata in questo giorni in soccorso della popolazione haitiana colpita da un altro terremoto, dopo quello devastante del 2010 e delle epidemie che ne hanno fatto seguito .

Una delle persona più autorevoli in grado di descrivere l’attuale situazione di Cuba è senza dubbio il suo presidente, Diaz-Canel che spiega:


Il presidente Diaz-Canel

“È iniziata la persecuzione finanziaria, economica, commerciale ed energetica. Loro (la Casa Bianca) vogliono che vi sia un’esplosione sociale interna a Cuba per convocare ‘missioni umanitarie’ che si traducano in invasioni e interferenze”.

“Siamo stati onesti, siamo stati trasparenti, siamo stati chiari, e abbiamo sempre spiegato al popolo, in ogni momento, le difficoltà di questo periodo. Ricordo che più di un anno e mezzo fa, all’inizio del secondo semestre del 2019, abbiamo dovuto spiegare che ci trovavamo in un momento difficile. Gli Stati Uniti cominciavano a intensificare una serie di misure restrittive, l’inasprimento del blocco, le persecuzioni finanziarie contro il settore energetico, con l’intento di soffocare la nostra economia. Questo avrebbe provocato l’auspicata esplosione sociale di massa, che avrebbe portato a richiedere un intervento ‘umanitario’, che si concluderebbe con un intervento militare”.

“La situazione è andata avanti, poi sono state imposte le 243 misure coercitive (di Trump, per inasprire il blocco) che tutti conosciamo, e infine si è deciso di includere Cuba nella lista nera dei paesi accusati di sponsorizzare il terrorismo. Tutte queste restrizioni hanno portato il paese a tagliare immediatamente diverse fonti di reddito, come il turismo, i viaggi dei cubano-americani nel nostro paese e le rimesse di denaro. È stato costruito un piano volto a screditare le brigate mediche cubane e le collaborazioni solidali di Cuba, che ha ricevuto un importante contributo per questa collaborazione”.

“Tutta questa situazione ha generato una situazione di carenza nel paese, principalmente di cibo, medicinali, e materie prime per poter sviluppare i nostri processi economici e produttivi che, al tempo stesso, contribuiscono alle esportazioni. Sono stati eliminati due elementi importanti: la possibilità di esportazione e la possibilità di investire risorse”.

“Abbiamo anche delle limitazioni sul carburante e pezzi di ricambio, e tutto questo ha provocato un livello di insoddisfazione, che si è andato a sommare ai problemi accumulati che siamo stati in grado di risolvere e che sono eredità del Período Especial (1990-1995, quando, con il crollo del blocco sovietico, l’economia cubana ha subito gravi ripercussioni). Oltre a una feroce campagna mediatica di discredito, come parte di una guerra non convenzionale, che cerca di creare una frattura tra il partito, lo stato e il popolo; e vorrebbe qualificare il governo come insufficiente e incapace di offrire benessere al popolo cubano”.

“L’esempio della Rivoluzione cubana disturba molto gli Stati Uniti da 60 anni. Hanno imposto un blocco ingiusto, criminale e crudele, intensificato oggi nella pandemia. Blocco e azioni restrittive mai imposti a nessun altro paese, nemmeno contro quei paesi considerati i loro principali nemici. È stata quindi una politica perversa contro una piccola isola che ambisce solo a difendere la propria indipendenza, la propria sovranità e a costruire la propria società con autodeterminazione, secondo principi sostenuti da più dell’86% della popolazione”.

“Nel bel mezzo di tutto questo, irrompe la pandemia, una pandemia che ha colpito non solo Cuba, ma il mondo intero, compresi gli Stati Uniti. Ha colpito paesi ricchi, e va detto che nei confronti di questa pandemia neanche gli Stati Uniti o gli altri paesi ricchi sono stati in grado di mitigare gli effetti. I poveri sono stati molto colpiti, perché non esistono politiche pubbliche rivolte al popolo, e vi sono dati, rispetto alla risposta nei confronti della pandemia, che indicano risultati in molti casi ben peggiori di quelli di Cuba. Il tasso di infezione e di mortalità per milione di abitanti è di gran lunga più alto negli Stati Uniti che a Cuba (gli Stati Uniti hanno registrato 1.724 decessi per milione di abitanti, mentre Cuba ne ha avuti 47). Mentre gli Stati Uniti si trinceravano nel nazionalismo vaccinale, la Brigata Henry Reeve di medici cubani ha continuato il proprio lavoro tra le popolazioni più povere del mondo (per il quale meriterebbe, è chiaro, il Nobel per la Pace)”.

“Senza la possibilità di invadere Cuba con successo, gli Stati Uniti mantengono un rigido blocco. Dopo la caduta dell’URSS, che aveva fornito all’isola strumenti per aggirare il blocco, gli Stati Uniti hanno cercato di aumentare il loro controllo sul paese caraibico. Già dal 1992, il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite contro il blocco è stato schiacciante. Il governo cubano ha riferito che Cuba avrebbe perso, tra aprile 2019 e marzo 2020, 5 miliardi di dollari di commercio potenziale per via del blocco; negli ultimi quasi sessant’anni, avrebbe perso l’equivalente di 144 miliardi di dollari. Ora, il governo degli Stati Uniti ha applicato un’ulteriore stretta alle sanzioni contro le società di navigazione che portano il petrolio sull’isola”.     


Indubbiamente, le difficoltà economiche e le carenze prestano il fianco alle manifestazioni di malcontento, fomentate dalla propaganda statunitense, dell’11 luglio scorso comparse in alcune città dell’isola. La resilienza del popolo cubano, alimentata da esempi come Martí, Che Guevara e Fidel, si è dimostrata sino ad oggi granitica. Ed è a lei che noi tutti impegnati per un mondo più giusto dobbiamo solidarietà.

(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/946165 )