Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

La vita sociale e il mantenimento dell’efficienza cerebrale

In un articolo precedente di questa rubrica, avevo parlato di uno studio internazionale sul rapporto tra la vita sociale e il benessere psicofisico. Una ricerca recente mette in luce un altro aspetto importante della socialità: sembra che possa contribuire al mantenimento dell’efficienza cerebrale nel tempo. In pratica, a preservare il cervello da quel declino che può culminare nelle forme di demenza. Un rischio che aumenta con l’invecchiamento.

Lo studio dell’Università di Pittsburgh ha coinvolto 293 persone, età media 83 anni. L’obiettivo era individuare possibili correlazioni tra lo stile di vita e le condizioni cerebrali. Un questionario creato appositamente permetteva di raccogliere informazioni sulle abitudini quotidiane. Ogni partecipante era inoltre sottoposto alla risonanza magnetica di tipo “Diffusion Tensor Imaging MRI”, per valutare lo stato delle cellule cerebrali.

L’influenza della vita sociale

I ricercatori hanno riscontrato che gli individui dalla vita sociale attiva, abituati a interagire con almeno un parente o un amico, mostravano una maggiore integrità microstrutturale della materia grigia cerebrale. La socialità sembra avere quindi l’effetto di un “allenamento mentale”, che secondo i ricercatori avviene in più modi. La vita sociale stimola infatti varie aree del cervello, con funzioni diverse: dal riconoscimento dei volti alla regolazione delle emozioni, dalla sensazione di “ricompensa” (tipica dei momenti piacevoli) alla capacità di prendere decisioni.

“Use it or lose it”

Gli autori dello studio sostengono che quanto emerso sia un’ennesima dimostrazione del motto “use it or lose it”, “usalo o perdilo”, spesso citato in rifermento alle funzioni cerebrali. Allenare le facoltà mentali nella vita quotidiana si rivela importantissimo per allontanare il rischio di demenza, prevenendo la morte dei neuroni. Secondo i dati emersi, anche brevi interazioni, purché con una certa frequenza, possono giovare.

La possibilità di programmi ad hoc

“Servono ulteriori ricerche per approfondire i dettagli” ha spiegato la dott.ssa Cynthia Felix, coordinatrice dello studio “ma il bello di quanto emerso è che l’interazione sociale ha zero costi, e non ci dobbiamo preoccupare degli effetti collaterali. Non esiste una cura per la demenza, che comporta un costo enorme in termini di trattamento e assistenza. Di conseguenza, dobbiamo focalizzarci sulla prevenzione.”

Secondo la ricercatrice, accanto alle sessioni di attività fisica di gruppo per gli anziani, potrebbero essere ideati anche eventi e programmi per favorire le interazioni sociali.

Ricerche come questa aggiungono importanti dati a sostegno dei benefici della socialità. Se non amate i vari rompicapo e giochi presentati come “mental training”, quindi, non vi preoccupate: quattro chiacchiere con un buon amico potrebbero rappresentare comunque una palestra per la mente. Soprattutto se la conversazione toccherà argomenti stimolanti.

Studio citato:

University of Pittsburgh. “‘Use it or lose it’: Regular social engagement linked to healthier brain microstructure in older adults.” ScienceDaily. ScienceDaily, 19 October 2020. <www.sciencedaily.com/releases/2020/10/201019082854.htm>