L’altra faccia dei giovani del Sabato Sera

QUINTAEFFE – Esiste anche un’altra realtà dei giovani e degli studenti che portano addosso le ferite del lockdown, di cui poco si parla.

A volte mi fermo a pensare e quasi non ricordo più che sensazione si provi a stare in gruppo, a divertirsi con gli amici senza aver paura di contrarre un virus che potrebbe uccidere qualcuno dei nostri cari.

A volte mi fermo e quasi non ricordo più cosa si provi a vedere una persona in difficoltà e sentirsi liberi di darle un abbraccio, di farle una carezza o di asciugarle una lacrima.

A volte mi fermo e non ricordo più come fosse la vita prima di quel 9 marzo 2019, prima che il premier Conte annunciasse il primo lockdown generale.

Dopo quel 9 marzo, l’Italia è diventata una “zona protetta” e la nostra vita ha preso una direzione ignota. Da un giorno all’altro tutto è irreparabilmente cambiato e non ne eravamo neppure consapevoli. Eravamo tutti convinti che si sarebbe trattato di un time out di sole due settimane e quasi ci sembrava una benedizione, una pausa dalla routine snervante in cui eravamo immersi: niente scuola, niente compiti, niente che potesse annoiarci. Quello che non sapevamo però, era che quelle sarebbero state solo le prime due settimane di un lungo ed interminabile calvario. Un calvario terribile che ci ha cambiati nel profondo, che ci ha lasciato un segno indelebile rendendoci persone diverse.

Da un anno a questa parte tutto è online: il lavoro, le uscite con gli amici che non possiamo vedere, i compiti e addirittura la scuola stessa da più di un anno si è trasferita sulla piattaforma digitale e così, giovani che prima erano pieni di vita ed entusiasmo, ora si ritrovano minimo 5/6 ore al giorno davanti ad uno schermo come degli automi.

Giovani che prima erano pieni di vita, non riescono a trovare uno scopo, non riescono a concentrarsi come facevano prima. Stanno ore davanti alla stessa pagina di quello stesso libro cercando di comprendere le parole che leggono ma è come se la loro mente si rifiutasse di collaborare. È come se la loro mente non fosse più in grado di recepire alcun tipo di stimolo, alcun tipo di informazione e li lasciasse lì, abbandonati a se stessi, assieme ad un senso di inettitudine perenne, di inadeguatezza e di angoscia, che non li abbandona mai.

Giovani che prima erano sicuri di sé, adesso non sono più in grado di prendere alcun tipo di decisione senza aver paura di sbagliare, sono sempre con l’acqua alla gola, sentono di non essere in grado di affrontare nulla. Durante il giorno, quando sono davanti agli altri, fanno finta che vada tutto bene ma quando poi arriva la sera e si trovano a dover fare i conti con loro stessi, si sentono soli e non sanno cosa fare.

Giovani che prima erano forti e grintosi, ora sono deboli e demotivati, non hanno le forze di portare avanti la loro vita, la guardano e si sentono come se non la stessero vivendo davvero, come se fossero solo degli spettatori. Si stanno perdendo tutto, gli scivola tutto tra le mani e non sono in grado di afferrarlo, sono diventati apatici, non si sentono capiti da nessuno perché per molti, tutti i loro problemi non sono altro che capricci adolescenziali.

Eppure, da un anno e mezzo a questa parte, moltissimi giovani non ce l’hanno fatta, moltissimi giovani non sono più riusciti a sopportare tanto stress decidendo di gettare la spugna e lasciarsi andare perché non hanno trovato alcun motivo valido per restare in vita. Allora forse, di fronte a tutto questo bisognerebbe fermarsi un istante e capire che forse non è così importante finire tutti i programmi a scuola, forse non è così importante avere 7 voti in ogni materia e forse, quelli dei giovani non sono capricci ma disperate richieste d’aiuto.